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Madre
Maria
Maddalena
dell’Incarnazione
e
l’Ordine delle
Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento
Anno
dell’Eucaristia 2004/2005
©
Federazione delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
Anno dell’Eucaristia 2004-2005
PRESENTAZIONE
Durante il Concilio Vaticano Il dalla S. Sede
fu emanato un documento che richiedeva agli Istituti
Religiosi di rivedere e aggiornare le proprie Costituzioni e
indicava le regole e i metodi da seguire. I principi che
hanno orientato le Costituzioni nel loro aggiornamento sono
stati due:
un principio generale
– le
direttive della Chiesa -,
uno particolare
- la spiritualità dell’Ordine. Il principio
particolare riguardante la spiritualità dell’Ordine si rifà
al Carisma dell’Ordine, al Carisma della Fondatrice, ossia
un richiamo al ritorno alle fonti, un fare memoria della
storia dell’Ordine, con particolare attenzione alla fedeltà
con cui le Sorelle che ci hanno precedute hanno ritmato le
giornate in quell’amore di umile adorazione e fervente
offerta di cui la Madre Fondatrice fu esempio. Il lavoro di
ricerche e di approfondimento richiesto per la stesura delle
Costituzioni ha destato molto interessa4
mento da parte delle monache, facendo
emergere immense ricchezze e stimolando un continuo e
accurato approfondimento. Una lunga serie di studi sono
serviti ad illuminare sempre meglio il prezioso contenuto
delle fonti che da due secoli danno vita alle Adoratrici
Perpetue del SS. Sacramento evidenziando maggiormente tante
ricchezze del Patrimonio iniziale dell’Ordine. Scrutato il
passato, per conservare quello che abbiamo ereditato, ci
siamo sentite maggiormente impegnate a vivere i contenuti
teologici, spirituali e morali del nostro Patrimonio e
inoltre a guardare al futuro per trasmettere quello che
abbiamo ricevuto. Tale impegno ha portato i suoi frutti e
non ci siamo fermate, desiderose di leggere ancora più in
profondità la spiritualità lasciataci dalla Madre
Fondatrice. Recentemente è nata l'idea di proporre ai
monasteri l’elaborazione sui vari temi qui raccolti, per
affidare alle nuove generazioni l'impegno di un ulteriore
approfondimento del Patrimonio iniziale perché il Carisma
affidato da Dio alla Madre Fondatrice diventi «VITA
sempre più nuova nell’OGGI». Assegnato il lavoro,
l'impegno è stato ammirevole e motivo di confronto molto
interessante e ricchissimo tra le stesse Monache incaricate.
Anche se ogni ar5
gomento si presenta con un proprio stile di
espressione e di esposizione e, a volte si nota un ripetersi
dei medesimi aspetti nell’uno e nell’altro argomento, oggi
si è giunti con soddisfazione ad offrire un testo che
raccoglie le voci di tutte le Comunità mettendo in comune le
proprie ricchezze spirituali, raccolta preziosa di una
realtà che comporta esplorazioni continue. Il lavoro che ora
viene offerto ad ogni singola Monaca porta anche a
considerare come nel Patrimonio iniziale, ispirandosi al
pensiero agostiniano, primeggiano indicazioni che portano
alla ricerca di Dio e ci stimolano alla sete di Dio. Notiamo
ancora una caratteristica singolare dei primi scritti, essi
«dicono il primato dell’amore». È pur vero che non si
trovano frequenti citazioni bibliche, ma gli scritti
esprimono «la rivelazione di Dio» in un linguaggio
discorsivo o in forma di preghiera facile per iniziarci ad
un incontro d'amore con Dio e farci raggiungere una vera
comunione con Dio attraverso Gesù «il Dio con noi».
SR. MARIA
CASTAMABILIS FUGAZZA A.P.
PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE TRA I MONASTERI
DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL SS. SACRAMENTO IN ITALIA
Vigevano, 28 maggio 2005
Solennità del Corpus Domini
PIANO
DELL’OPERA
MADRE MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE E
L’OR D I N E DELLE ADORAT
R I C I
PERPETUE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO
1
QUADRO
STORICO RIASSUNTIVO DELL’ARCO D ITEMPO IN CUI VISSE M. M.
MADDALENA DELL’INCARNAZIONEFONDATRICE
DELL’ORDINE
DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO
2
EUCARISTIA
MISTERO DA CONOSCERE – CELEBRARE - ADORARE - VIVERE: CENTRO
DELLA SPIRITUALITÀ E ANIMA DEL CARISMA DI M. M. MADDALENA
DELL’ INCARNAZIONE FONDATRICE DELL’ORDINEDELLE
ADORATRICI PERPETUE DEL
SS.MO
SACRAMENTO
3
CARISMA
DELL’ORDINE DELLE ADORATRICI PERPETUEDEL
SS.MO
SACRAMENTO FONDATO DA MADRE MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
4
LA
SPIRITUALITÀ DELL’ORDINE DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL
SS.MO
SACRAMENTO FONDATO DA MADRE MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
5
LA
PREGHIERA IN M. MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE FONDATRICE
DELL’ORDINE DELLEADORATRICI
PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO
6
L’ADORAZIONE DI GESÙ EUCARISTIA IN MADRE MARIA MADDALENA
DELL’ INCARNAZIONE FONDATRICE DELL’ORDINE DELLE ADORATRICI
PERPETUE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO
7
LA VITA
TEOLOGALE IN M. MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE FONDATRICE
DELL’ORDINE DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL
SS.MO
SACRAMENTO
8
S.
AGOSTINO - UNA VITA, UN IDEALE, UNA REGOLA- E L’ORDINE DELLE
ADORATRICI PERPETUE DELSANTISSIMO
SACRAMENTO FONDATO DA
MADREMARIA
MADDALENA DELL’INCARNAZIONE
9
I CONSIGLI
EVANGELICI CHE SI PROFESSANO NELL’ORD
I N E DELLE
ADORAT
R I C I
PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO FONDATO DA MADRE
MARIAMADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
10
LA
CLAUSURA NELL’ORDINE DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL
SS.MO
SACRAMENTO FONDATO DAMADRE
MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE
11
LA
MISSIONE NELLA CHIESA E NEL MONDO DELL’OR D I N E DELLE
ADORAT
R I C I
PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO FONDATO DA MADRE MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
12
LA
BELLEZZA DELLA LITURGIA IN M. MARIA MADDALENA DELL’
INCARNAZIONE FONDATRICE DELL’OR D I N E DELLE
ADORAT
R I C I
PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO
13
LA B. V.
M. ADDOLORATA PATRONA PRINCIPALEDELL’ORDINE
DELLE ADORATRICI PERPETUE DELSANTISSIMO
SACRAMENTO FONDATO DA
MADREMARIA
MADDALENA DELL’INCARNAZIONE
14
S.
GIUSEPPE SPOSO DELLA VERGINE MARIA NELLA VITA DI MADRE MARIA
MADDALENA DELL’INCARNAZIONE FONDATRICE DELL’ORDINE DELLE
ADORATRICI PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO
15
LA
DEVOZIONE A S. MICHELE ARCANGELO I N MADRE MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE FONDATRICE DELL’ORDINE DELLE
ADORAT
R I C I
PERPETUE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO
16
LAICI
ASSOCIATI ALL’ORDINE DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL SS.MO
SACRAMENTO FONDATO DA MADRE MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
Per ricerche e
approfondimenti hanno collaborato:
M. Maria Amore Plena
M. Anna Maria
Sr. Maria Annunziata
Sr. Maria Benedetta
M. Maria Castamabilis
M. Maria Delia
Sr. Maria Fernanda
Sr. Maria Letizia
Sr. Maria Loredana
M. Lux Maria
Sr. Maria Rosa
Breve Storia di Caterina
Sordini M. Maria Maddalena dell’Incarnazione Fondatrice
delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento
Una
storia può essere raccontata in molti modi: con la fedele
precisione dello storico, con la romanzata trama del
narratore oppure con lo sguardo penetrante della fede che
mira più a narrare il
Kairòs
che non il Kronos, l’agire
della grazia che non lo svolgersi preciso degli eventi. È
con questo sguardo di fede che si tenta una lettura della
storia dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo
Sacramento.Per la Chiesa, infatti, dentro la storia di un
Ordine o di un Istituto si nasconde la trama segreta del
carisma, del dono di Dio fatto a un fondatore o a una
fondatrice, per l’umanità intera. In ogni carisma Dio
prepara un rimedio contro una piaga dell’umanità.
LA
PREPARAZIONE REMOTA DEL DONO INFANZIA E ADOLESCENZA DI
CATERINA: I LUOGHI, LA FAMIGLIA, GLI EVENTI
Circostanze particolari hanno forgiato in
Caterina Sordini quelle doti umane e spirituali che la
resero poi idonea al compito che l’attendeva. Caterina
nacque a Porto Santo Stefano, nei Presidi di Toscana, il 16
aprile 1770, lunedì dell’Angelo, quartogenita dei coniugi
Lorenzo e Teresa. Il territorio dei Presidi ebbe una storia
particolare perché se dal punto di vista geografico
apparteneva alla Toscana, dal punto di vista politico era
annesso al Regno di Napoli. Ancor oggi i santostefanesi
ricordano con fierezza le loro origini partenopee. Porto
Santo Stefano si popolò di fatto grazie al continuo afflusso
di famiglie provenienti da Napoli e dall’Isola d’Elba. I
genitori di Caterina ne sono un esempio. Il padre Lorenzo
era nativo di Porto Longone, l’odierna Porto Azzurro,
nell’Isola d’Elba, mentre la madre, Teresa Movizzo, era
oriunda di Napoli. Caterina avrà in sé il temperamento
appassionato e intraprendente dei napoletani e lo spirito
contemplativo, innamorato del silenzio e della bellezza,
tipico degli isolani. Il padre fu uomo di grande pietà verso
Dio e verso gli uomini, alla sua morte sarà rimpianto come
il Padre dei poveri, fu lui a seminare nel cuore dei figli
il gusto per la preghiera adorante. Egli, infatti, quale
facoltoso commerciante di coralli s’addossava, specie nei
giorni di Carnevale, le spese necessarie per le candele da
consumare durante l’Esposizione prolungata del Santissimo
Sacramento. Diventerà famosa una frase pronunciata dalla
piccola Caterina che, in giorno di Carnevale, uscendo di
Chiesa dopo esservi rimasta in adorazione con il Padre ebbe
a dire: «Babbo mio, perché non è sempre giovedì grasso?».
Dentro a un mondo stordito da un Carnevale goliardico, che
avrebbe perso presto le sue maschere ritrovandosi senza
identità, Caterina già avvertiva il suo ruolo: quello di
mantenersi ancorata a un centro, un punto fisso che non
muti, l’Eucaristia, Presenza viva e operante del Signore
Gesù. L’immagine è parabola del tempo di Caterina, ma non
solo, lo è forse anche del nostro. L’educazione alla pietà
dei coniugi Sordini fu soda ed equilibrata, senza eccessi e
senza bigottismi, tanto che i loro nove figli (tre dei quali
morirono giovanissimi) poterono esprimersi in un clima di
libertà e fiducia. Lo dimostrano alcuni episodi
dell’infanzia di Caterina che ci forniscono il ritratto di
una bimba ricca di candore e semplicità, ma anche
vivacissima e indipendente. A tre anni, ad esempio, nel
corso di una gita sull’Argentario si allontanò senza
imbarazzo, né 15 ripensamenti dai genitori intenti a
dialogare con un padre passionista, non la ritrovarono che
in tarda serata placidamente rifugiata dentro al bosco tutta
intenta a giocare con le cerase marine che aveva gelosamente
raccolto. O ancora in età scolare quando, ignorando il
divieto della madre, s’arrampicò fin sul bordo del caminetto
per prendere una grossa pigna da portare a scuola (da una
vicina di casa come allora si usava). Fuggendo per non
essere scoperta precipitò lungo le scale ferendosi l’occhio
gravemente con un ago della pigna. Immobilizzata nel letto
per evitare di toccarsi l’occhio ferito, lasciò sbigottito
il dottore quando riuscendo a liberare una mano si estrasse
dall’occhio un frammento legnoso che le si era conficcato
durante la caduta.Quel che più sorprese il buon medico fu
che nonostante la gravità dell’incidente la vista non fu per
nulla compromessa. Profezia di quello sguardo altro
che le sarà dato come dono, uno sguardo che fisso
sull’Eucaristia sarà capace di vedere il mondo nella luce di
Dio. Da adolescente Caterina si acquietò, divenne una
fanciulla assennata, spigliata e disponibile nei lavori di
casa, molto pia e capace di lunghe preghiere che non
mancavano di tocco mistico. Il padre si preoccupò di
trovarle un buon partito per accasarla e scelse un bravo
giovane di Sorrento, esperto commerciante marittimo. Sulle
prime Caterina oppose un rifiuto, poi però aderì di buon
grado al volere paterno. Un viaggio di Alfonso a
Costantinopoli ritardò le trattative di matrimonio ma, come
pegno di nozze prima di partire, il giovane diede a Caterina
un cofanetto di gioielli. Piacque tanto il dono alla giovane
che appena poté, senza dir nulla a quelli di casa, indossò
le perle e si recò in chiesa mettendosi in bella vista per
farsi ammirare. La vide anche il padre che la rimproverò
rimandandola a casa. Caterina, una volta raggiunta la sua
camera, indugiò ancora un poco allo specchio, ma accade
l’inaudito: nello specchio, invece della sua bella immagine,
vide riflessa l’immagine di Gesù Crocifisso col capo chino
che le disse: «Perché lasci me per una povera creatura?».
La visione è suggestiva: Caterina innamorata della bellezza
rimirava il suo volto, ma in quello specchio vide riflessa
la sua vera identità, il volto di quell’Altro che
ella stessa avrebbe un giorno rivelato al mondo. Per un
attimo Caterina rappresentò quell’umanità che correndo verso
la bellezza effimera avrebbe perso di vista la Bellezza vera
quella capace di salvare il mondo. Da quest’evento maturò in
Caterina la decisione di abbracciare la vita religiosa.
L’ANNUNCIO DEL DONO VITA
FRANCESCANA,
IL
LUME
Caterina entrò nel
Monastero delle Terziarie Francescane di Ischia di Castro
nello Stato Pontificio, il febbraio 1788. Vi entrò
letteralmente con un balzo, lasciando il padre, che l’aveva
accompagnata fin lassù con la segreta speranza che fosse
solo una visita di piacere, attonito e affranto. Sei mesi
dopo Caterina faceva la vestizione prendendo il nome di sr.
Maria Maddalena dell’Incarnazione. Iniziò così l’anno 1789,
anno che segnerà l’esplodere della rivoluzione francese: un
evento spartiacque per la storia di questi ultimi secoli. Il
seme della secolarizzazione e dell’ateismo era già stato
gettato nel rinascimento, ma solo con l’illuminismo e,
soprattutto, con la rivoluzione francese cominciò a
germogliare e a diffondersi nel mondo. Anche Dio, però,
aveva in serbo il suo seme e lo gettò nel cuore di questa
giovane ed umile novizia. Venne il giovedì grasso di quello
stesso 1789 e sr. Maria Maddalena attendeva al refettorio,
sua mansione in Monastero. Passò la superiora e le chiese se
avesse già fatto colazione; alla sua risposta negativa la
esortò a prendere del pane. Come Caterina portò il pane alla
bocca andò in estasi ed ecco, al posto della parete uno
squarcio d’azzurro la investì: figure misteriose in abito
bianco e rosso cantavano le lodi del Divin Sacramento e una
voce, quella di Gesù stesso, le fece intendere tutto ciò che
sarebbe accaduto. Caterina vide le sofferenze della Chiesa,
del Vicario di Cristo, vide il disperdersi delle coscienze e
vide che tutto questo avrebbe trovato un rimedio se l’uomo
si fosse mantenuto ancorato a un centro, alla radice stessa
della Fede Cristiana, l’Eucaristia: «Voglio sulla terra
un coro di angeli che mi lodino e che attirino molti al mio
divin cuore, che qui, nel Sacramento, batte d’amore per loro».
Il Padre di tutti i Lumi si degnò, come disse lei stessa più
tardi, di farle capire che doveva essere Madre di una nuova
Fondazione che, interamente dedita a Dio, avrebbe dato
frutti di salvezza in tutto il mondo. Se nella visione allo
specchio Caterina contemplò la sua vera identità, qui dentro
all’annullarsi di questa parete ella vide l’identità della
Chiesa. Una Chiesa che può essere missionaria solo quando
sta inginocchiata davanti al Mistero che le dà origine.
Anche i semi di Dio però hanno bisogno di marcire per
fiorire e dar frutto, quello consegnato a sr. Maria
Maddalena rimase sepolto per 19 anni nel Monastero di Ischia
irrorato e concimato dalle sofferenze patite, dalle
tentazioni, dalla penuria in cui versava il Monastero, dalla
continua visione interiore dell’Eucaristia, dall’attesa che
Dio rivelasse il tempo e il momento per realizzare il suo
progetto. Quando nel 1802, dopo sei scrutini andati a vuoto,
il capitolo elettivo la nominò inaspettatamente Badessa, sr.
Maria Maddalena era talmente impreparata che, in qualità di
sacrestana, si precipitò a suonare - secondo l’usanza - la
campana a distesa. Poco dopo la sua elezione avvennero fatti
prodigiosi che resero la Madre famosa fra il popolo. In
particolare il 16 giugno, giorno del Corpus Domini, non
c’era in tutto il paese di Ischia un sacco di farina. Al
forno del Monastero tutte le massaie andavano a cuocere il
pane, ma in quel giovedì di giugno le sorelle converse
addette alla cottura del pane avevano solo un pugno di
farina; Madre Maria Maddalena benedicendo la farina ordinò
loro di gettarla nella solita quantità d’acqua. Sotto i loro
occhi, mentre mescolavano incredule, la farina si rapprese,
ed esse poterono impastare il pane che durò miracolosamente
fino al 29 giugno festa dei Santi Pietro e Paolo. Una sorta
di miracolo Eucaristico (documentato da Atti di Curia e
intervento del Vescovo diocesano), che già indicava la
missione profetica di questa giovane Madre: dispensare alla
gente il pane del Cielo. Sotto l’Abbadessato della Madre il
Monastero fiorì. Grazie alla sua affabilità e alla sua
sapienza spirituale molti la cercavano per consigli e
preghiere, lasciando spesso abbondanti elemosine. Per
cercare fondi scrisse anche al Re Carlo Emanuele IV, il
quale dopo essersi recato a farle visita in Monastero le
elargì cospicua offerta divenendole amico e ammiratore
sincero. La persona che Dio però aveva destinato per
aiutare la Madre nella Fondazione dell’Opera fu un giovane
prete ischiano, don Giovanni Antonio Baldeschi, a lui la
Madre confidò il disegno di Dio e fu lui, attraverso il
fratello, don Mario Baldeschi minutante di Pio VII, a
reperire, nella persona del marchese Negrete ambasciatore di
Carlo IV di Spagna a Lisbona, un benefattore per la nuova
fondazione. Una volta raggiunta la cifra necessaria e avuta
l’approvazione di Pio VII per la santa Opera ecco che il 31
maggio 1807, Madre Maria Maddalena con sr. Maria Clotilde
(che la coadiuverà nella fondazione prendendo il nome di sr.
Maria Giuseppa dei Sacri Cuori), sr. Marianna delle Sante
Piaghe (che sarà una presenza discreta e fedele all’interno
dell’Opera), alcune ragazze e padre Baldeschi partirono alla
volta di Roma.
IL COMPIMENTO DEL DONO GLI INIZI DELLA
FONDAZIONE, LE PERSECUZIONI, LO STABILIMENTO DELL’ORDINE
Roma in quegli anni era in fermento: i
francesi l’avevano occupata nel 1798 deportando Pio VI, che
morirà in Francia un anno dopo, ma fu liberata nello stesso
1799 dai Napoletani. Il nuovo papa, Pio VII, si affretterà a
tornarvi firmando un concordato con Napoleone nel 1801.
Intanto però i Giacobini avevano conquistato molti al loro
ideale all’interno della città eterna, cosicché il 2
febbraio del 1808 senza alcuna fatica i francesi entrarono
in Roma occupandola di nuovo. Proprio in quello stesso 2
febbraio 1808, mentre tutti gli Ordini religiosi vivevano
una pagina difficile della loro storia che si concluse con
la soppressione, la piccola comunità di Adoratrici Perpetue
del Santissimo Sacramento riceveva l’approvazione
pontificia. Per un misterioso disegno del Cielo la vita
della Madre, s’intrecciò con quella di Napoleone. Basterebbe
considerare le date che hanno sigillato il corso della vita
di entrambe: Napoleone nasce nel 1769 e muore nel 1825;
Madre Maria Maddalena, nasce nel 1770 e muore nel 1824.
Accanto all’artefice di una rivoluzione che fu veramente
epocale, la prov22 videnza mise un
angelo che operò un’altra rivoluzione: quella che matura nel
segreto delle coscienze, guidate e sorrette dalla luce della
Eucaristia. La vicinanza della Madre con il temuto
Condottiero corso non fu ipotetica, sr. Maria Maddalena
mantenne una assidua e segreta corrispondenza (si scrivevano
lettere con latte d’asina affinché fossero illeggibili ad
altri) con Letizia Bonaparte, madre di Napoleone inoltre,
numerose furono le profezie sugli esiti della vita
dell’Imperatore. Sarà proprio a causa di tali profezie che
ella dovrà molto soffrire. La Madre era tenuta in grande
stima da Pio VII, le sue previsioni puntualmente si
avveravano: il Signore le rivelò il giorno e l’ora in cui i
francesi progettavano di rapire il Papa, tanto che Pio VII
accolse il giacobino, che forzava la finestra degli
appartamenti pontifici al Quirinale, con la valigia in mano.
Com’era da prevedersi la Madre fu ritenuta una spia e
deportata prima a Porto Santo Stefano - grazie
all’intervento di suo fratello Giovanni, sindaco di quella
città - poi a Firenze. I suoi scritti, saccheggiati, vennero
letti per scherno nelle bettole romane e la Madre fu
soprannominata «Flaminia», con ironico riferimento a
una famosa cortigiana locale. A Firenze però la provvidenza
le preparò un luogo dove poter raccogliersi e scrivere
indisturbata tutto quello che il suo animo le dettava circa
la Nuova Opera. Riuscì anche a mantenere un carteggio
continuo con il confessore Baldeschi che l’aiutava a mettere
a punto le sue intuizioni spirituali. Tale corrispondenza
non è ancora stata ritrovata, ma l’esito di questo scambio
continuo è oggi registrato in un Direttorio datato 1814 che
la Madre fece stampare non appena poté rientrare a Roma.Ed è
proprio questo rientro che fa riflettere. Roma nel 1814 era
tutt’altro che tranquilla, inoltre la Madre a Firenze si era
vista circondata da alcune giovani determinate a seguirla
fino in fondo, delle altre portate da Ischia - salvo le
fedelissime sr. Maria Giuseppa e sr. Marianna - non ne era
rimasta neppure una: perché rischiare e tornare nella
Capitale? Perché non incominciare l’opera lì a Firenze e
poi, eventualmente in un secondo tempo tornare a Roma? No,
l’imperativo era chiaro: tutto doveva ripartire dal centro
della Cristianità. Era Roma l’obiettivo di Dio, Roma cuore
della Chiesa, Roma città simbolo per i cristiani e per quel
mondo «laico» che Napoleone incarnava. A Roma doveva essere
innalzato il vessillo della Pace, a Roma doveva trionfare
quella Presenza di Cristo nell’Eucaristia che avrebbe
ricapitolato la storia delle coscienze e dei popoli. Così
tornò a Roma prima di Pio VII, stampò il Direttorio, rifece
le Costituzioni che dovevano regolare la vita monastica e
claustrale della comunità e progettò l’abito delle
adoratrici che volle disegnato con tale cura da incaricare
un rinomato sarto del luogo, certo Giovanni Passinati. Pio
VII stesso fu invitato al Monastero per valutare la bellezza
di quell’abito che non somigliava in nulla al frusto saio
francescano, ma era abito da sposa, degno della corte di un
Re. Non dovevano esserci risparmi per la lode al Signore,
non dovevano esserci scrupoli quando si trattava di
comparire alla Presenza di Dio. La Madre non seguì la regola
di San Francesco che pure aveva vissuta per 19 anni a Ischia
di Castro e scelse la regola di Sant’Agostino, ritenendola
più adatta per l’Ordine nascente. La comunità nascente si
rivelò fin dall’inizio un centro di attrazione. Il canto
delle monache attirava i passanti, i quali spesso,
all’udirlo e vedendo risplendere nel centro della chiesa
Gesù Sacramentato, mutavano vita e costumi. La Madre non si
contentò di organizzare i turni di adorazione, ma volle che
le monache leggessero dopo lunghi intervalli di silenzio, a
voce alta, degli Atti - che possediamo ancora oggi - perché
il popolo ne rimanesse edificato e si nutrisse alla sorgente
sempre viva della tradizione della Chiesa. Ma neppure questo
le bastò, anche quanti erano fuori, del tutto dimentichi di
Dio dovevano essere invitati, dovevano in qualche modo
essere richiamati a ciò che conta, ai valori eterni che solo
rendono preziosi quelli temporali. Così introdusse tre
tocchi di campana per segnalare il cambio del turno di
adorazione delle monache. Un suono, quello delle campane,
che infastidiva i più, poiché erano molti, tra i romani,
quelli che alla morte di Pio VI si erano associati ai
francesi gridando: «È morto il papa Pio VI e ultimo!». Alle
sue figlie insegnò ad essere tutte di Dio per amare i
fratelli nella libertà, insegnò a guardare la vita e le
situazioni dal punto di vista di quel Gesù assiso che
adoravano: loro stesse dovevano essere il segno vivo di
quella Presenza Eucaristica che così spesso gli uomini
faticano a riconoscere e a capire. Non è qui il luogo per
narrare gli episodi più significativi che ci permettono di
comprovare queste affermazioni. Ci bastino questi: in un
tempo in cui le ruote dei Monasteri erano guardate con
sospetto perché fonte di dissipazione per le monache
(basterebbe citare qualche sermone di San Leonardo da Porto
Maurizio per rendercene conto), tanta era l’ansia
missionaria della Madre che esortava le sorelle rotare a
fingere di acquistare utensili dagli ebrei di passaggio per
parlare loro di Cristo e della bellezza della fede
cristiana. Ancora: un giorno Giovanni Sordini, fratello
della Madre, venuto a Roma per partecipare a una solenne
liturgia fu colto al piede destro da risipola che gli
impediva di camminare, la sorella - saputolo - gli assicurò
la sua preghiera. Il fratello guarì immediatamente e
tornando dalla funzione si recò al Monastero per ringraziare
la sorella. Dopo aver suonato alla porta si sentì rispondere
dalla portinaia che la Madre non poteva accedere al
parlatorio perché immobilizzata a letto dalla risipola.
Madre Maria Maddalena comunicò alle sue Figlie e a quanti
beneficiavano dei suoi consigli un profondo senso
ecclesiale, ella seppe dire cose nuove con le parole eterne
della Chiesa. Il suo cuore davanti al Signore si dilatava
verso orizzonti infiniti pregando non solo per la Chiesa, il
Papa, i ministri di Dio e i peccatori, ma anche per i
politici, i cristiani di altre confessioni di fede, gli
ebrei, i mussulmani, gli atei e persino i maghi. Niente
doveva essere escluso alla presenza del Sacramento di unità
di tutto il genere umano. Non per nulla la Madre consacrò il
suo Ordine - fra l’altro l’ultimo approvato dalla Chiesa
come tale - all’Addolorata, la Vergine a cui Pio VII aveva
affidato le sorti della Chiesa sotto Napoleone, la Vergine
cui viene annunciata una nuova Maternità: quella dei figli
del Suo Figlio. Dando alle sue figlie, come Madre,
l’Addolorata, Madre Maria Maddalena le legava
indissolubilmente al mistero della Croce come mistero di un
dolore che è dolore di parto, promessa di vita e di
fecondità.
IL DONO FRUTTIFICA ALLA MORTE DELLA MADRE,
L’ESPANSIONE DELL’ORDINE, RIFLESSIONI CONCLUSIVE
La Madre morì il 29 novembre del 1824, morì
durante la recita del rosario e nella certezza dell’incontro
con lo Sposo. A piangerla non c’erano solo le monache di
Roma e le sue antiche sorelle d’Ischia ma c’erano anche i
molti sacerdoti ch’ella aveva aiutato, i molti laici, specie
della nobiltà, ch’ella aveva sorretto con il suo sostegno
spirituale. Un anno dopo la sua morte c’erano già regolari
iscrizioni di laici alla Pia Unione, associazione di fedeli
che s’impegnava con le monache a ruotare in turno davanti a
Gesù Eucaristia. Il sogno della Madre si era avverato. In
breve tempo, anche le altre due principali città d’Italia,
Napoli e Torino, vollero un Monastero di Adoratrici. Il
primo fu fondato nel 1828 da M. Maria Giuseppa dei Sacri
Cuori, l’inseparabile compagna della Madre. Grazie alla
generosità di una nobile proprio al centro di Napoli, vicino
al Duomo, nel Monastero di S. Giuseppe de Ruffi nacque una
nuova comunità di Adoratrici. Qui, tra gli anni 1835-36, la
Pia Unione conosce una pagina gloriosa: per la prima volta
riceve l’approvazione ufficiale 28 della Santa Sede, gli
adoratori assumono delle vesti particolari ed entrano in
possesso dei locali adiacenti alla Chiesa del Monastero
stesso. Il secondo, richiesto dal ministro degli esteri del
Re Carlo Alberto, conte Solaro della Margherita, fu fondato
nel 1839 ad opera di Madre Maria Cherubina, nipote della
Fondatrice. Nove anni più tardi anche qui, si sviluppò una
Pia Associazione di Adoratori del SS.mo Sacramento. Queste
prime fondazioni come le altre che via via si
moltiplicheranno fino a raggiungere il centinaio, avranno in
comune una storia travagliata di persecuzioni e di ostacoli.
Il destino dell’opera dell’Adorazione Perpetua del
Santissimo Sacramento, sembra segnato da una nota
ricorrente: essa si sviluppa in contesti politici e sociali
spesso difficili, dove maggiore è contrasto, dove il
relativismo favorisce l’annebbiarsi delle coscienze. Due
esempi per tutti, anche se la storia di ogni Monastero
meriterebbe di essere raccontata: le fondazioni di Monza e
del Messico, le quali conoscono analogie impressionanti con
la vita e l’opera di Madre Maria Maddalena. Nella laboriosa
cittadina posta nel cuore della Brianza, proprio nel 1808,
anno in cui Madre Maria Maddalena riceveva la prima
approvazione dell’Istituto, nasce Ancilla Ghezzi, fanciulla
che fin dalla più tenera età ebbe un contatto assiduo e
particolare col divino. Fu il Signore stesso ad indicare ad
Ancilla il desiderio di avere un coro di Angeli che lo
adorassero giorno e notte nel cuore della città, facendole
conoscere l’esistenza dell’Ordine della Sordini. E proprio
come quest’ultima, Ancilla fondò il suo Monastero mentre più
feroce era la soppressione degli Istituti a causa dei
disordini del Risorgimento. Con le prime compagne abitò
inizialmente presso il Carrobiolo poi, nel 1855 la comunità
ormai numerosa si trasferì nel Monastero di Santa Maddalena,
vicino al Duomo. Nel 1857 Ancilla si recò nel Monastero di
Roma con altre tre sorelle e trascorse un periodo di
formazione per ritornare poi a Monza con l’incarico di
Vicaria e Maestra delle Novizie. Nel 1859 la chiesa delle
Adoratrici venne finalmente aperta al pubblico. Nel 1863
Ancilla, ormai Madre Maria Serafina della Croce, assunse
l’incarico di Superiora che occupò fino alla morte, avvenuta
nel 1876. Fu una donna grandemente innamorata di Gesù e nel
contempo di senso pratico vivissimo. Attorno alla sua
persona e alla comunità stessa si creò un vero Movimento
spirituale che coinvolse sacerdoti, religiosi e laici. A
Monza la Pia Unione sorse fin dal 1862 e fu fiorente per
lungo tempo. Da qualche anno è partita una nuova esperienza
che rifacendosi all’eredità di Madre Maria Maddalena e Madre
Maria Serafina si propone di diffondere nel mondo le grazie
che, come da sorgente, sgorgano dall’Eucaristia, in
particolare il dono dell’unità e della Pace. Si tratta della
comunità degli Adoratori Missionari dell’Unità denominata
anche Rete di Luce. In Messico il Signore scelse una monaca
di Santa Brigida, Madre Loreto del Santissimo, per
diffondere l’Ordine, la quale ignara dell’esistenza della
Fondazione italiana cercò come realizzare il volere del
Cielo. Da Roma la Congregazione dei Vescovi e Religiosi
inviò le Costituzioni delle Adoratrici di Madre Maria
Maddalena che ella abbracciò con viva fede dando inizio nel
1879 a questo nuovo sviluppo dell’Ordine. Madre Loreto morì
Brigidina quasi lasciando a Madre Maria Maddalena l’intero
merito della Fondazione. In Messico i Monasteri, che oggi
sono più di settanta, conobbero il loro primo sviluppo
proprio negli anni in cui infuriava la persecuzione, gli
anni dei Cristeros messicani, in cui accanto al
sorgere di quello che sarà il primo Stato laico del Mondo la
fede si radicherà grazie al sangue dei martiri. Dalla
comunità di Torino si svilupparono i Monasteri di Vigevano
e di Bassano del Grappa. Le monache Adoratrici giunsero a
Vigevano nello stesso anno in cui a Monza moriva Madre
Serafina della Croce, il 1876, furono ivi chiamate dal
vescovo mons. Pietro de Gaudenzi. La comunità crebbe in tal
misura che, nel 1912, si rese necessario il trasferimento in
un secondo Monastero, quello attuale progettato con
l’annessa Chiesa da una suora della comunità: l’architetto
sr. Maria del Sacro Cuore Vittadini. Qui l’Ordine conosce un
risvolto del tutto particolare: da un gruppo di donne
impegnate assiduamente nella preghiera di adorazione
Eucaristica e seguite dall’allora Superiora Madre Maria
Eucaristica, nasce un Istituto di consacrazione laicale: le
Adoratrici Eucaristiche secolari. Il contatto assiduo con
l’Eucaristia le conduce a spendersi senza sosta nei servizi
resi alla parrocchia portando la comunione ai malati,
insegnando catechismo e offrendo sostegno laddove più
urgente è la necessità. L’Istituto secolare è attualmente
presente, oltre che a Vigevano e a Bassano del Grappa, in
Spagna, a Barcellona, e in Messico. Da Vigevano nacquero
anche altri due Cenacoli Eucaristici, il Monastero di
Mantenga di Varallo e quello di Feriolo di Baveno, sorsero
quasi come profezia del dilagare dell’abbandono che stava
subendo il tabernacolo. La loro esperienza pur essendosi
umanamente chiusa a causa delle mancate vocazioni rimane
aperta come domanda a tutti quanti non si danno pace finché
tutti non abbiamo sperimentato quanta luce porta nella vita
l’esperienza della Presenza costante del Signore in mezzo ai
suoi. Il Monastero di Vigevano conta, infine, diversi
Adoratori laici che attingendo alla fonte del carisma
diffondono nella loro diocesi l’amore e la venerazione alla
Presenza Reale del Signore Gesù nell’Eucaristia. Dalla
comunità di Monza sorsero i Monasteri di: Seregno, Genova e
Innsbruck. Da Napoli, Castellammare e da Castellammare,
Cagliari, quest’ultimo grazie a sr. Maria Modestina una
suora proveniente da Genova. Da Cagliari infine nacque
Oristano. Ultimo della lista italiana fu Ischia, dove le
sorelle francescane, avendo mantenuta viva la memoria di
Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione chiesero ed
ottennero, nel 1973, di entrare a far parte dell’Ordine.
In Europa l’Ordine si
sviluppò, oltre al già menzionato Innsbruck in Austria,
anche in Spagna.Il primo Monastero spagnolo fu quello di
Vich. Qui un giovane sacerdote ebbe l’ispirazione di
indirizzare un gruppo di giovani, desiderose di consacrarsi
a Dio, verso una vita monastica e contemplativa, dedita
all’Adorazione del Santissimo Sacramento. Quando domandò
l’approvazione in Vaticano si sentì rispondere che esisteva
già l’Istituto dell’Adorazione Perpetua. Due giovani allora
partirono da Vich alla volta di Roma per ricevere nel
Monastero delle Adoratrici un’adeguata formazione. Tornate a
Vich diedero inizio alla giovane comunità di Adoratrci che,
in un primo tempo per necessità economiche, dovette
accollarsi la gestione di un collegio. Poi però, spronate da
papa Leone XIII, le monache si dedicarono completamente
all’Adorazione perpetua, confidando nella Provvidenza. Anche
in Spagna fu dopo la guerra civile del 1937 (con la relativa
persecuzione che vide le sorelle di Vich riparare in Italia)
che l’Ordine si diffue. Nel giro di pochi anni sorsero,
infatti, i Monasteri di Berga (1940) e di Barcellona (1952).
Dal Messico si diffuse
negli Stati Uniti e in Alaska. Mentre in Cile la Fondazione
avvenne nel 1885 per desiderio del Vescovo di Santiago e una
Suora del Buon Pastore guidata a distanza dalle Madri di
Roma. Altro prezioso frutto lo si ebbe in Kenia, a Karjma,
dove la Fondazione nasce grazie all’infaticabile opera di
una sorella del Monastero di Vigevano sr. Maria Diletta
Manera, biografa della Madre Fondatrice, recentemente
scomparsa, coaudiuvata da altre sorelle provenienti da
Seregno, Monza e poi Bassano del Grappa. Anche a Karjma vi è
un notevole sviluppo dell’area laica dell’Ordine. Il
centinaio di Monasteri di Madre Maria Maddalena sono oggi un
fermento vivo nelle città e nel mondo. Con la loro vita
dimostrano l’intimo connubio tra contemplazione e missione.
La loro clausura papale dice al mondo efficientista quanto
povere siano le opere dell’Uomo senza Dio, quanto sia
limitato il cuore umano di fronte alle grandi domande
dell’esistenza, ma la loro presenza dentro il cuore delle
città, dentro al turbinio della vita quotidiana dice che
sopra ogni ferita umana Dio versa l’olio della speranza, che
dentro al buio del dolore e della perdita di senso della
vita, la luce di Cristo continua a risplendere. Le comunità
di Madre Maria Maddalena sono come città poste sul monte
pronte all’accoglienza e attente alle nuove povertà, quelle
dell’anima, mentre i laici che attingono alla loro
spiritualità sono mandati nel mondo come sacramento di
quella Presenza che è Farmaco d’immortalità per un uomo che,
creato per l’eternità, soffre la diuturna sperimentazione
del male e della morte.
BIOGRAFIE DI MADRE MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
-
RISTRETTO DELLA VITA DELLA SERVA DI DIO SR. MARIA MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
-
Manoscritto SR.
MARIA
TERESA
DEL
S. CUORE
DI
GESÙ
A.P.
1839 -
BREVE
ISTORIA - DELLA
FONDAZIONE
DELLE RELIGIOSE PERPETUE ADORATRICI D I
GESÙ
NEL
DIVIN
SACRAMENTO
DELL’ALTARE
DON
GIOVANNI
ANTONIO
BALDESCHI.
1844 -
VITA
DELLA SERVA DI DIO MADRE MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE
CONTE
SOLARO
DELLA
MARGARITA.
1929 -
ANIMA
EUCARISTICA
DON
GAETANO
RENZETTI.
1937 -
VENITE
ADOREMUS
A CURA
DI UNA MONACA
ADORATRICE
(in lingua italiana e spagnola)
1955 -
LA
SERVA DI DIO M. MARIA MADDALENA DELL’ INCARNAZIONE
-
Dattiloscritto
1961 -
AL
CALOR DE UNA HOSTIA
(in
lingua spagnola)
1968 -
UN
ROMANZO DELLA GRAZIA
PROF.
MATILDE
MEDA.
1976 -
LUX IN
TENEBRIS LUCET
-
ristampato nel 1981 col titolo -
QUANTO
PUÒ L'AMORE...
M. MARIA
LUX
DE
LUCE
A.P.
1987 -
LA
VOCAZIONE EUCARISTICA DI M. MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONEMONS.
ADRIANO
CERVIA.
1990 -
IL
CANTICO DI MADDALENA
SR.
MARIA
GLORIA
RIVA,
A.P.
-
Ristampa in lingua spagnola de
«BREVE
ISTORIA ...»
DI
DON
G. BALDESCHI.
1996 -
L’ORDINE DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL SS. SACRAMENTO
–
NOTIZIE STORICHE -
M. MARIA
DILETTA
MANERA
A.P.
2001 -
UNA
VITA PER L'EUCARISTIA
PROF.
PAOLO
RISSO.
2004 -
UNA
LUCE NELLA CHIESA
DOTT.
NICOLA
GORI
-
DI
PURO AMORE
PROF.
PIERO
DAMOSSO
- PROF.
FRANCESCA
GIORDANO
STUDI
SUL
CARISMA
(i
testi che non riportano l’Autore sono elaborati dalle
monache Adoratrici)
1901 -
GESÙ
NON È
AMATO
1910 -
IDEALE
DELLA
SACRAMENTINA
-
MESE
DEL
S. CUORE
DI
GESÙ
1914 -
MESE
DI
S. GIUSEPPE
1922 -
NOVENA
DEL
CORPUS
DOMINI
1924 -
OPERE
SPIRITUALI
1967 -
TESTIMONIARE
IL
DIO
NASCOSTO
1981 -
UN
DONO PREZIOSO
(dattiloscritto)
1984 -
VOGLIO
RESTARE ACCANTO A
TE
-
LETTERA
DALLA
CLAUSURA
-
ATTINGERE
ALLE
FONTI
(dattiloscritto)
1986 -
L’ADORATRICE
-
MONS.
ADRIANO
CERVIA
1987 -
L’ORDINE
DELLE
ADORATRICI
PERPETUE
DEL
SACRAMENTO
-
SUE ORIGINI
-
CARISMA
-
VITA SPIRITUALE
-
DAGLI SCRITTI DI
M. MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
FONDATRICE
-
n.1 -
Serie Oro
-
SULLA
ESORTAZIONE
DI
MADRE
MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
-
n. 2 -
S.O.
-
L’ORDINE
DELLE
ADORATRICI
PERPETUE
DEL
SS. SACRAMENTO
E SUE RELAZIONE CON LA REGOLA
E IL
MONACHESIMO
DI
AGOSTINO
ALL’ESAME
DEGLI SCRITTI DELLA
FONDATRICE
- n. 3
- S.O.
1988 -
DELLA
PREGHIERA
CHE SI RECITA ALL’INIZIO
DELLA
ADORAZIONE
- n. 4
- S.O.
1992 -
I
L
CARISMA
DELLE
ADORAT
R I C I
PERPETUE
DEL
SS.MO
SACRAMENTO
-
n. 5 -
S.O. (A. CERVIA)
-
EUCARISTIA
- SACRIFICIO
E
SACRAMENTO
-
n. 6 -
S.O. (A. CERVIA)
1993 -
L’ADDOLORATA
E L’EUCARISTIA
-
n. 7 -
S.O. (A. CERVIA)
1998 -
ASPIRAZIONI
AMOROSE
DELLA
MADRE
FONDATRICE
MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
- n. 8
- S.O.
-
AVVERTIMENTI
DI FORMAZIONE DELLA
MADRE
FONDATRICE
MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
- n. 9
- S.O.
-
26 AVVERTIMENTI
DELLA
MADRE
FONDATRICE
MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
- n. 10
- S.O.
1999 -
I
L
ROSARIO:
CON
MADRE
MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
-
PREGHIAMO
CON LA NOSTRA MADRE
FONDATRICE
- M.
MADD.
DELL’INCARNAZIONE
- n. 11 - S.O.
2002 -
PREGHIERE
M. MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
2003 -
INCONTENIBILE
FUOCO D'AMORE
DOTT.
NICOLA
GORI
-
LA
SPOSA
E L’AMORE
2004 -
NELL’ARTE
LO STUPORE DI UNA PRESENZA
-
UNO
SGUARDO NELL’INFINITO
-
DON
ALBERTO
GROSSO
2005 -
FRAMMENTI
DI BELLEZZA
-
M. MARIA
MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE
ALLA LUCE DELLA
SACRA
SCRITTURA
* * *
1992 -
LA
ADORACION
PERPETUA
EN LA VIDA DE
M. MAGDALENA
DE LA INCARNACION
(Tesi
Ma. Mercedes Robles R)
1994 -
EL
CARISMA
EUCARISTICO
DE LA ADORATRICES
PERPETUAS DEL
SS. SACRAMENTO
(Tesi
M. Cecilia - Rosa Odila Gutièrrez)
2004 -
TESI
DELLA
SIG.
MARTINA
SULLA
MADRE
FONDATRICE
MARIA
MADDALENA
DELL’
INCARNAZIONE
(in
tedesco)
PUBBLICAZIONI
VARIE
PIEGHEVOLI
PICCOLI
OPUSCOLI
RIVISTA
DELLA FEDERAZIONE
«NEL
CUORE DEL LUME»
ARTICOLI
PER
RIVISTE
DIOCESANE
E
PARROCCHIALI
- ADORATRICI:
UN CARISMA PER LA CITTÀ
DVD e Video cassetta
-
NELL’ARTE
LO STUPORE DI UNA
PRESENZA
(sull’Adorazione) DVD e Video cassetta
-
IL
CODICE DELL’AMORE
SUL
CENACOLO
DI
LEONARDO
DVD
-
L’AGNELLO
MISTICO DI
VAN
EYCK
(sulla
Preghiera) DVD
-
EUCARISTIA
E
BELLEZZA
power
point per la Camera dei Deputati
INDICE
Presentazione Pag. 3
Piano dell’Opera » 6
BREVE
STORIA
DI CATERINA
SORDINI
» 9
La
preparazione remota del Dono » 13
L’annuncio del Dono » 17
Il
compimento del Dono » 21
Il
Dono fruttifica » 27
Biografie di M. Maria Maddalena » 35
Studi sul Carisma » 37
Pubblicazioni varie » 39
FINITO
DI STAMPARE I L 26 GIUGNO
2005
-
GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE
DEL
DECRETO
D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE
A I
MONASTERI
SPAGNOLI
(1985) -
COI T I
P I DELLA TIPOLITOGRAFIA
NAZIONALE SAI DI
VIGEVANO
|