|
|
Carisma
dell’Ordine
delle
Adoratrici Perpetue del
SS.mo
Sacramento
fondato da Madre
Maria
Maddalena
dell’Incarnazione
3
Il
Carisma appartiene alla libera e imprevedibile
azione
dello Spirito.
«Lo
Spirito Santo santifica il Popolo di Dio
e lo
guida e adorna di virtù non
solo
per mezzo dei Sacramenti e dei ministeri,
ma
distribuendo a ciascuno i
propri
doni come piace a Lui».
(L.G.
12)
Il
Carisma.PDF
©
Federazione delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
Anno dell’Eucaristia 2004-2005
PREMESSA

La
parola «carisma» (dalla radice greca char)
indica l’oggetto e il risultato della grazia divina, un
regalo fatto da Dio a credenti di ogni ordine e grado. Il
«carisma»
appartiene
alla libera e imprevedibile azione dello Spirito, perciò
emerge nella storia in forme sempre nuove. Numerose testimonianze di carismi
sono contenute
nei Vangeli e negli Atti
degli Apostoli e, soprattutto, negli
scritti di San Paolo. Il nome è stato dato
talvolta anche a manifestazioni
spettacolari verificatesi nelle comunità dell’età
apostolica,quali glossolalie, miracoli, profezie,visioni.
L’enciclica Mystici Corporis
di Pio XII (1943)
ha ricordato che i
carismi sono di tutti i tempi: è compito dell’autorità
gerarchica della Chiesa stabilirne il valore. Questi doni
sono concessi non tanto a vantaggio della persona che li
riceve quanto a vantaggio degli altri e dell’intera comunità
ecclesiale, affinché si diffonda il Vangelo e si edifichi il
Corpo mistico di Cristo (cfr.
1 Cor 12, 7; 8, 12; Ef 4, 11; Rm 12, 6-8). Fondandosi sulla dottrina
del Nuovo Testamento e sull’esperienza della Chiesa, i Padri
del Concilio Vaticano II così hanno scritto al n. 12 della
Lumen Gentium: «Lo Spirito Santo
santifica il popolo di Dio e lo guida e adorna di virtù non
solo per mezzo dei Sacramenti e dei ministeri, ma,
‘distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a Lui’
(1 Cor 12, 11),
dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali,
con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie
opere ed uffici utili al rinnovamento e alla maggiore
espansione della Chiesa, secondo le parole:
‘A ciascuno la manifestazione
dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio’
(1
Cor 12, 7)». Dopo
il Concilio Vaticano II, i documenti Lumen Gentium,
Evangelica Testificatio ,Mutuae Relationes qualificano
come «carisma» anche la Vita Consacrata. Essa è un dono
divino speciale, «frutto dello Spirito Santo che sempre
agisce nella Chiesa»
(E.T.
11), dono che
la Chiesa deve saper accogliere, far fiorire, esaminare,
custodire e difendere. Esiste
pure il carisma di fondatori di Ordini Religiosi e il
carisma di fondazione. «Carisma di fondatori»
è il dono dello Spirito Santo offerto da Dio ad alcuni,
uomini o donne, per produrre in loro determinate capacità,
atte a far nascere nuove comunità di vita consacrata nella
Chiesa. «È un dono ‘personale’, in quanto trasforma
la persona del fondatore, preparandola a una particolare
vocazione e missione nella Chiesa; è un dono ‘collettivo
- comunitario’, perché coinvolge più persone a
realizzare storicamente il medesimo progetto divino; infine
è un dono ‘ecclesiale’ perché tramite il fondatore e
la sua comunità è offerto all’intera Chiesa, chiamata ad
accogliere i frutti di questo peculiare carisma. Lungo tutto
l’arco di vita del fondatore e nel periodo di nascita della
nuova comunità si configurano i lineamenti spirituali
fondamentali, il proprium della vita e della
missione della comunità medesima; un proprium
che dovrà mantenersi sempre in continuità dinamica con le
origini» (cfr.
Dizionario teologico della vita consacrata - Ed.
Àncora - p. 178 ss.). L’espressione
«carisma di fondazione » indica il dono fatto al
fondatore e, insieme a lui, ai suoi discepoli per consentire
la nascita e lo sviluppo della nuova comunità con la sua
originale fisionomia. Carisma di fondatore e carisma di
fondazione uniti insieme costituiscono il carisma di ogni
Ordine religioso. Il «carisma» è dunque un’azione gratuita
di Dio, che non si può acquistare né trasmettere e si
distingue dallo «spirito» di una persona o di un Ordine.
«Spirito» indica l’azione di risposta dell’uomo
all’iniziativa divina dello Spirito Santo ed è quindi una
realtà che si può assimilare e trasmettere, perché implica e
dipende soprattutto dalla cooperazione umana. Con la parola
spirito ci si pone su un piano antropologico, mentre col
termine carisma ci si colloca esclusivamente sul piano
teologale (op.
cit. p. 179).
IL
CARISMA DELL’ORDINE
L’Ordine delle Adoratrici Perpetue, sorto per opera di Madre
Maria Maddalena dell’Incarnazione agli inizi del 1800,
«prende la propria fisionomia e il proprio spirito
caratteristico dall’Eucaristia... Consacrate al Mistero
Eucaristico, le Adoratrici hanno in esso dove vivere e donde
vivere» (Costituzioni
1985 art. 22).
Spiritualmente operanti nel cuore della Chiesa, attingendo
alla sorgente dell’Eucaristia, esse testimoniano a tutti la
presenza tra gli uomini di Dio Amore. Madre Maria Maddalena
è stata chiamata direttamente da Gesù a fondare un Ordine di
Adorazione Perpetua, quando già aveva abbracciato la vita
religiosa ed era novizia nel Monastero delle Terziarie
Francescane di Ischia di Castro. Narra nella «Breve
Istoria» Don Giovanni Antonio Baldeschi, suo confessore
e direttore spirituale e suo primo biografo, che, quando
ella era novizia, una mattina, (era il 19 febbraio 17891
), mentre scopava
il refettorio e sbocconcellava il pezzo di pane della
colazione,«fu all’istante investita da una luce divina,
che la rapì in Dio con deliquio d’amore, ed in quella intima
unione le si manifestò Gesù, che le fece conoscere la sua
santissima volontà, ch’era quella di fare una fondazione
di Perpetue Adoratrici che giorno e notte lo
adorassero...nel Divin Sacramento dell’altare,
prestandogli i loro umili ossequi, lodi e adorazioni; nel
giorno esposto a pubblica venerazione, e nella notte chiuso
nel Tabernacolo. Le fece altresì conoscere il tempo in cui
avrebbe potuto farla,ed i mezzi che gliene avrebbe dato, e
che questi giammai sarebbero mancati.
Ma che voleva però in questo Santo Istituto tutta la
corrispondenza, e quell’ assolamento con Lui, Dio del nostro
cuore, che rendesse ognuna di loro degna del suo amore e
meritevole di tutte le sue grazie, che avrebbero loro fatte
acquistare le loro mai interrotte adorazioni e lodi avanti
alla sua Sacramentale Presenza, colle quali sarebbero stati
compensati quei torti ed ingratitudini che gli facevano le
creature a tanti benefici fatti ad esse, offendendolo di
continuo senza mai corrispondere al sì grande suo amore».
Questo il
carisma, il dono fatto da Dio a Madre Maria Maddalena,
(fondazione dell’Ordine iniziata nel 1807), potrà essere
realizzato definitivamente solo nel 1814; tanti anni di
attesa e preghiera, di martirio segreto del cuore e di
riflessione, anni in cui la Madre tracciò le linee
fondamentali del carisma stesso: il compito specifico delle
Adoratrici e il loro specifico apostolato. Così, con le
prime Adoratrici, che vissero questi ideali, si andò
precisando il carisma dell’Ordine.
Specifico compito delle Adoratrici
è adorare giorno e notte,
ininterrottamente, Gesù Eucaristia: tale adorazione non si
limita però al tempo trascorso da ciascuna in preghiera
davanti al SS. Sacramento esposto sull’altare e tanto meno è
«perpetua» solo perché ogni adoratrice, prostrata
davanti all’altare, adora a nome di tutte e perciò tutte con
lei rendono continuamente a Gesù Eucaristia lode, gloria,
onore e benedizione. È vero che esse si fanno così, tutte
insieme, voce di ogni creatura implorando il Padre in unione
con Gesù e offrendo la propria vita con Lui per le necessità
della Chiesa e del mondo, ma ciascuna, personalmente, rende
«perpetua» la propria adorazione solo se questa permea ogni
istante della sua vita: l’Adoratrice, ovunque sia, qualunque
sia la sua occupazione, in ogni momento, a chi le chiedesse
che cosa sta facendo, deve poter rispondere: «Sto adorando
Gesù Eucaristia». La Madre Fondatrice insiste molto su
questo aspetto della vita delle Adoratrici: tutto deve
essere vissuto per Gesù Eucaristia.
Alla totalità del dono di sé fatto da Gesù nell’Eucaristia
(«avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla
fine » - Gv
13, 1) si risponde
con la totalità del dono di se stesse. Ecco qualche esempio
dei suoi insegnamenti:
«La vostra devozione verso il SS. Sacramento
dell’Altare sia straordinaria e il vostro alimento,
mentre è la speciale vostra occupazione e quella che
forma il carattere particolare del vostro Ordine,
come perpetue sue adoratrici...»
(Direttorio
1814 p. 11).
Bisogna «amare la penitenza ... mortificarsi e patire...
privarsi delle comodità anche le più lecite... per amore
di Gesù Sacramentato»;... si deve
«sempre avere
per fine la gloria di Gesù Sacramentato»
(Avvertimenti
di Perfezione, passim);...
e si deve «servire e corteggiare Gesù Sacramentato»
(26
Avvertimenti VIII).
Lo specifico apostolato
delle Adoratrici è
duplice: innanzitutto quello che si esercita con la
preghiera e l’immolazione, che si vive nell’intimità,
nascosto in Dio, ma non per questo meno fecondo (v.
Costituzioni 1985 art. 24).
Su di esso Madre Maria Maddalena insiste ripetute volte
esortando le proprie figlie a una intercessione che abbracci
l’umanità intera (Direttorio
1814 pag. 5 - Cost. 1985 art. 24).
Ma
le Adoratrici esercitano anche una forma veramente tutta
particolare di apostolato: quello costituito dalla loro
presenza ai piedi dell’altare, una presenza che «parla» da
sè e attrae i fedeli laici, offre ad essi la possibilità di
sostare davanti all’altare in intimo colloquio con Gesù
Eucaristia; a questo scopo la Madre ha voluto espressamente
che i futuri monasteri sorgessero nel cuore delle città.
Ella desiderava ardentemente che Gesù Eucaristia fosse
adorato ininterrottamente non solo dalle monache, ma anche
dai fedeli laici. Da allora numerosi monasteri dell’Ordine,
sparsi in varie parti del mondo, hanno contribuito ad
alimentare nella Chiesa l’amore per l’Eucaristia celebrata,
adorata e vissuta, dando modo ai fedeli laici che lo
desideravano di approfondire il loro amore verso il Signore
presente e vivo nell’Eucaristia e di conoscere più da vicino
la spiritualità di Madre Maria Maddalena.
Questo avviene tuttora; anzi, negli ultimi tempi, si sono
sviluppate nuove forme di coinvolgimento: singole persone o
gruppi, adoratori laici che secondo le loro possibilità, la
loro formazione religiosa e culturale si affiancano ai
monasteri, vivono con le Comunità monastiche il loro cammino
e la loro preghiera, adorando Gesù Eucaristia, solennemente
esposto, liberamente o secondo un impegno preciso in turni
stabiliti. Che ci siano, ieri come oggi, uomini e donne di
ogni età che trovano in Gesù, presente nel SS. Sacramento,
l’amico più caro e fedele, la fonte della loro pace e della
loro speranza, è per ogni Adoratrice motivo di gioia e
rendimento di grazie, ma soprattutto dà gloria al Signore
che pone la sua delizia nell’abitare tra i figli degli
uomini.
Tutto questo costituisce il carisma dell’Ordine delle
Adoratrici Perpetue,
carisma che lo distingue
da tutti gli altri Ordini anche dediti all’adorazione
eucaristica: dice Madre Maria Maddalena che per altre
Religiose l’adorazione «non è che un accessorio al fine
principale del loro Istituto», così che, quando per
qualche giusto motivo, lasciano questa buona pratica, non
cessano però di essere quelle Religiose che sono.
«Viceversa, se voi - afferma la Madre -
...abbandonate tale esercizio, manchereste al vostro S.
Istituto, e rinunziereste a tutto quello che avete promesso
di fare in quest’Ordine del SS.mo Sacramento, ed al fine che
avete avuto di abbracciarlo»
(Direttorio1814
p. 21).
1
Era il
giovedì grasso, in quell’anno, giorno che, dopo d’allora, fu
detto il «giorno del lume», cioè della «luce divina
che investì» la Madre, come scrive il Baldeschi e viene
ricordato ogni anno nei Monasteri dell’Ordine, con
particolari preghiere e ringraziamenti.
PRINCIPALI
DOCUMENTI
Tra
i documenti risalenti alle origini di questo Ordine sembra
fondamentale sotto vari aspetti quello che è stato definito
«Esortazione» di Madre Maria Maddalena
dell’Incarnazione. Questo breve scritto, così come è stato
dato alle stampe nei primi tempi di vita dell’Istituto,
porta l’indicazione:
«Alle
Sue Figlie e Sorelle direttissime in Gesù Cristo, l’indegna
Sua serva Maria Maddalena dell’Incarnazione». La
Fondatrice aveva steso le Costituzioni, un documento
ufficiale che rispondeva a determinate richieste e normative
della Chiesa. Non è da meravigliarsi che abbia poi voluto
aprire con tutta semplicità il Suo animo alle Figlie, sia
per meglio spiegare l’origine e i fini della fondazione sia
per manifestarne lo spirito, ed esortarle ad essere quali il
nuovo Ordine richiedeva e nel modo che Essa, nel suo ruolo
di Fondatrice, aveva percepito per illuminazione divina, e
sentiva di dover trasmettere affinché le Religiose – di
tutti i tempi - potessero diventare «perpetue adoratrici»
secondo il disegno di Dio.
(commento all’Esortazione presentato da Madre Maria
Diletta Manera, adoratrice perpetua)
Nell’Esortazione dunque Madre Maria Maddalena scrive:
«Quando
Iddio, Padre di tutti i lumi si degnò farmi capire che
facessi questa fondazione sotto il titolo del Santissimo
Sacramento, con tenerlo esposto sul Sacro Altare in tutti i
giorni, e notti dell’anno, (ma che riguardo alla notte io
stessi al parere dei Superiori, i quali hanno creduto poi,
che in tempo di notte si adorasse chiuso nel S.
Tabernacolo), l’anima mia provò molto contento sul riflesso
del gran compiacimento, che avremmo noi a dare a Gesù con le
nostre continue, e non mai interrotte adorazioni, e con
quelle ancora che con tale mezzo avrebbero potuto fare
avanti di Lui le persone del secolo...»
(Esortazione
I).
Il
Direttorio del 1814 risale anch’esso a Madre
Maria Maddalena dell’Incarnazione; da Lei è stato fatto
stampare con il titolo «Direttorio per l’Adorazione
Perpetua a Gesù Sacramentato che si pratica in tutte le ore
del giorno e della notte dalle Religiose del SS. Sacramento
stabilite in Roma nell’anno 1808 – con l’aggiunta di alcune
cose maggiormente conformi e di vantaggio alla loro
vocazione - Roma 1814 - presso Francesco Bourliè».
A
pag. 5 del suddetto Direttorio è scritto:
«Il fine
per cui sono stati istituiti gli Ordini Religiosi nella
Chiesa di Dio, e la cosa che distingue gli uni dagli altri,
è ciò che forma l’eccellenza particolare di questi Santi
Istituti, onde fa d’uopo... che voi, affinché ne concepiate
fin da principio la stima e l’amore che dovete aver sempre
per la vostra vocazione, consideriate questo stesso fine con
altrettanta maggiore vostra applicazione e zelo, quanto che
egli è più nobile e rilevante: mentre il fine di questo
Ordine che voi professate è quello di amare e servire Iddio
nella pratica di tutte le virtù per l’acquisto di una vera
perfezione,per supplire alla mancanza dell’amore che il
mondo non ha per Iddio e all’inosservanza dei suoi santi
Comandamenti. Il fine esteriore poi è di animare tutte le
creature alla fuga del peccato e alla pratica della vita
interiore necessaria per ben adempiere a tutti i doveri del
Cristiano. Ecco dunque da che nasce la vostra obbligazione,
ch’è appunto quella di soddisfare agli obblighi di un
Istituto che ha un fine così santo, di cercare cioè Iddio in
tutte le cose, e di impegnarvi a divenire vieppiù perfette;
come anche di procurare, per quanto è possibile dal canto
vostro,la salute delle anime, dirigendo a tale effetto tutte
le vostre preghiere, le vostre mortificazioni, tutti i pii
vostri esercizi, e molto più l’adorazione perpetua a Gesù
Sacramentato, che ha per oggetto particolare di pregare per
la conversione dei poveri peccatori,... ed universalmente
per tutti i vantaggi di S. Chiesa; ch’è quanto dire, per la
santità del Clero, per la perfezione degli Ordini Religiosi,
e per la pace... Or siccome il SS. Sacramento dell’Altare,
di cui Voi dovete essere nella Chiesa le Adoratrici
perpetue, per istituto particolare, è un Sacramento di
unità, conforme dicono i S. Padri, così è ben giusto che
quelle persone le quali si sono dedicate per istar di
continuo ai pie’ de’ Sacri Altari, siano uniformi al loro
Capo, ch’è il Superiore, e tra loro stesse nell’osservanza
di tutto ciò che prescrive la loro Regola; di modo che
l’uniformità esteriore del loro Capo, e delle loro
costumanze, rappresenti l’unità interiore di questo
ineffabile Mistero». «L’esperienza, in Gesù Cristo,
carissime, ha fatto sempre vedere che nonostante moltissimi
siano coloro che entrano nella Confraternita del SS.
Sacramento, col desiderio di attendere a fare un’ora di
adorazione a Gesù Sacramentato, pure pochi sono quelli che
persistono a questa buona volontà; e ciò accade sempre
perché non vi è una Comunità Religiosa che sia addetta a
tale Adorazione per mezzo di un Istituto che obblighi a non
mai abbandonarla... Epperò la divina Provvidenza ha fatto
stabilire in questo anno memorabile 1808, in Roma Capitale
di tutto il Cristianesimo, una Comunità di Religiose della
perpetua Adorazione del SS. mo Sacramento, che siete appunto
voi stesse, sotto la Regola di S. Agostino, e colle
Costituzioni sue particolari,le quali sono state esaminate
ed approvate coll’ Autorità Ordinaria sotto il dì 2 febbraio
1808 dall’em.mo sig. Cardinale della Somaglia Vicario di
Roma» (op.
cit. pag. 21).
Ecco come si esprimono le
COSTITUZIONI delle Adoratrici
Perpetue
(1985)
ART. 13
Le
presenti Costituzioni sono state così redatte per un
aggiornamento richiesto dalle mutate condizioni dei tempi.
Conservano tuttavia piena fedeltà alla mente della
Fondatrice, mentre sono in sintonia con l’attuale sviluppo
di dottrina e di leggi nella Chiesa.
ART. 18
Avendo tutti i monasteri del S. Ordine la stessa fisionomia
e finalità, sotto la luce dell’Eucaristia, segno di unità e
vincolo di carità, tutte le monache si sentano membri di uno
stesso corpo ed esprimano l’unità dello spirito
nell’osservanza delle stesse Costituzioni.
ART. 22 -
Un Carisma totalmente eucaristico Eucaristia fonte e
culmine del culto della Chiesa
Sull’Eucaristia «fonte e culmine di tutto il culto della
Chiesa e di tutta la vita cristiana» si fonda la missione
dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue, e da Essa prende la
propria fisionomia e lo spirito caratteristico. Consacrate
al Mistero Eucaristico, le Adoratrici hanno in esso «dove
vivere e donde vivere; ad esso perciò si accostino, credano,
si incorporino per essere vivificate; aderiscano al Corpo,
ne siano membra belle, idonee, sane, e vivano di Dio e per
Dio».
ART. 23 -
Principali aspetti del Carisma Testimonianza della
presenza reale
Le
monache sono chiamate a considerare e a vivere il Mistero
Eucaristico nella sua totalità e a testimoniare la
permanente particolare presenza del Signore sotto le Sacre
Specie.
La
Chiesa infatti professa il culto di adorazione al Sacramento
Eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della
sua celebrazione; conservando con la massima diligenza le
Ostie consacrate e presentandole alla solenne venerazione
dei fedeli, come pegno dell’immenso amore di Cristo e come
mezzo per estendere la grazia del sacrificio.
ART. 24 -
Dimensione apostolica
L’ansia apostolica - fondamentale esigenza anche nella vita
contemplativa – vivifica la preghiera e la immolazione delle
monache, le quali, lungi dal rinchiudersi grettamente in se
stesse tra le mura del monastero, mediante la loro unione
con Dio allargano il cuore e la mente secondo le dimensioni
del mondo e l’opera redentrice di Cristo che si prolunga
nella Chiesa. Le contemplative infatti sono nel cuore della
Chiesa e ne alzano il livello di vita spirituale,
vivificando tutto il Corpo Mistico col fervore della loro
carità che contribuisce a suscitare ogni genere di
iniziative apostoliche, le quali non sono nulla senza la
carità. Inoltre, pur nel rispetto delle esigenze della
clausura e delle norme che la regolano, offrono agli uomini
del loro tempo un aiuto opportuno per la preghiera e la vita
spirituale, dando occasione e possibilità di poter
partecipare convenientemente alle loro stesse azioni
liturgiche. Tale servizio reso ai fratelli, come pure ogni
altra attività cui le Adoratrici devono attendere, è come
una testimonianza resa al Signore della loro continua
comunione con Lui. Così le monache Adoratrici contribuiscono
alla estensione del regno di Dio con la testimonianza della
vita e una misteriosa fecondità apostolica.
ART. 26 - Come vivere il carisma
Con
l’aiuto divino le Adoratrici si lascino permeare dal senso
ecclesiale; e alimentino nella preghiera contemplativa lo
spirito proprio della loro vocazione, consapevoli sempre che
la missione cui Dio le ha chiamate con l’appartenenza al S.
Ordine, è quella di essere, nella solenne e continua
adorazione del SS. Sacramento, in aiuto della Chiesa. Con
Gesù che adora. Gesù è il primo e perfetto adoratore del
Padre...
ART. 31 - Testimonianza profetica
...con la professione dei consigli evangelici, esse
diventano come un segno, il quale può e deve attirare
efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con
slancio i doveri della vocazione cristiana. Con il loro
stato di vita esse meglio manifestano a tutti i credenti i
beni celesti già presenti in questo mondo, testimoniano la
vita nuova ed eterna ac21
qui stata dalla
redenzione di Cristo e preannunziano la futura risurrezione
e la gloria del regno celeste. In modo speciale manifestano
le esigenze supreme del Regno di Dio che si eleva sopra
tutte le cose terrestri; dimostrano pure a tutti gli uomini
la preminente grandezza della virtù di Cristo regnante,e la
infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante
nella Chiesa.
FINITO
DI STAMPARE I L 26 GIUGNO
2005
-
GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE
DEL
DECRETO
D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE
A I
MONASTERI
SPAGNOLI
(1985) -
COI T I
P I DELLA TIPOLITOGRAFIA
NAZIONALE SAI DI
VIGEVANO
|