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L’Adorazione di Gesù
Eucaristia
in Madre Maria
Maddalena dell’Incarnazione
Fondatrice
dell’Ordine
delle
Adoratrici Perpetue
del SS.mo
Sacramento
6
- L’Eucaristia, un Dono da
Adorare -.
L’adorazione è la risposta
spontanea e
cosciente della creatura alla
Presenza
amorosa del Dio con noi.
L' Adorazione.PDF
©
Federazione delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
Anno dell’Eucaristia 2004-2005
1)
ADORAZIONE: MODO DI ESSERE
Per
Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione l’Adorazione è il
modo di «essere» della creatura di fronte al Creatore di
tutte le cose. È il prendere coscienza del Tutto di Dio
che in ogni istante dona l’essere a tutte le cose e riversa
il suo amore su tutte le creature. Tutto è fatto da Lui e
sussiste in Lui, tutto dice Dio e tutto è destinato a Lui.
Infatti Madre Maria Maddalena indica chiaramente qual è
il fine di questo Santo Ordine ossia di amare e servire Dio
per supplire alla mancanza d’amore che il mondo non ha
per Lui; poi parlando di un fine così santo lo specifica
dicendo: «di
cercare cioè Iddio in tutte le cose»
(cfr. Direttorio del 1814,
pag. 5)1. Adorare è allora riceversi in ogni istante
come un «dono» dalle mani del Creatore e questo non può
non far sgorgare dal cuore la gratitudine e la lode più
pura. È allora un aprire gli occhi sul mondo, sul creato e
invitare l’intera creazione a partecipare con lei a questa
lode, stupore, benedizione, ringraziamento... adorazione!
Ecco perché Madre Maria Maddalena non tralascia nulla e
nessuno, ma chiama a coro gli angeli, i santi, il sole, la
luna, le stelle, gli animali e tutte le creature per unirsi
a questo rendimento di grazie nella lode e nella benedizione
(cfr. Dir. 1814, pag. 48)2.
2)
ADORAZIONE: SGUARDO DEL CUORE SU GESÙ NELL’OSTIA CONSACRATA
L’adorazione di Dio attraverso e con il creato trova poi un
momento tutto particolare nell’Adorazione Eucaristica.
L’incanto che lei prova e per il quale stenta a trovare le
parole umane per esprimere lo stupore della sua anima,
giunge infatti al suo culmine quando contempla, con gli
occhi del cuore e della fede, il nascondimento eucaristico
di un sì grande e onnipotente Creatore: Gesù vero Uomo e
vero Dio che ha «rinchiuso tutto
l’essere suo infinito in questa piccola Ostia»
(Dir. 1814, pag. 48). Un
nascondimento così abissale del Divino, per farsi dono
all’anima sua nella Comunione Eucaristica, fa percepire a
Madre Maria Maddalena la sublimità di tale dono, di fronte
al quale si trova impotente ad innalzare una lode adeguata
che la spinge, a maggior ragione, ad invitare tutte le
creature a ringraziare per lei del dono di «tutto
Dio» a lei. E ancora non basta, il grazie non è
completo; allora l’invito si estende al Creatore, che è il
suo stesso Salvatore, a «ringraziarsi», ossia ella ricorre
alla mediazione sacerdotale di Gesù che per noi ringrazia e
supplica (cfr. Dir. 1814, pag. 48)3. Se pensiamo
infatti alla S. Messa, dove si rende presente tutto il
Sacrificio Pasquale di Cristo, la Chiesa per ringraziare il
Padre di ogni bene e in modo particolare di averci salvati
per mezzo di Cristo nella potenza dello Spirito, concretizza
il «grazie» con l’offerta del Figlio al Padre. La
Persona di Cristo è l’unico regalo che può essere
all’altezza di Dio che è Padre. Così Madre Maria Maddalena
coglie pienamente che solo Gesù può essere ed esprimere «il
grazie» più completo della creatura al Padre. E lei stessa
continua questa offerta di Gesù al Padre anche al di fuori
della Celebrazione Eucaristica: «con
le mani del cuore prendo quel sacro Ostensorio, ove siete
rinchiuso, lo alzo con trasporto d’amore verso il cielo, e
ve lo offro in rendimento di grazie per un favore così
straordinario della vostra bontà; e possa pur io vedervi,
godervi, e benedirvi per tutta l’eternità in Paradiso, dopo
avervi qui in terra adorato, lodato, e ringraziato ogni
momento nel Santissimo, e divinissimo Sacramento»
( Dir. 1814 pag. 48). Nel silenzio
e in questo trasporto di «amore riconoscente e adorante»
tutto per lei diventa preludio del paradiso, anticipazione
della comunione di amore che sarà vissuta in pienezza nella
Gerusalemme Celeste, dove Dio sarà tutto in tutti.
3)
ADORAZIONE: SPOLIAZIONE DEL CUORE PER ACCOGLIERE DIO E LA
SUA GLORIA
Il
nascondimento eucaristico di Gesù diventa qui in terra, per
Madre Maria Maddalena, una scuola di vita, di grande umiltà
e un mirabile esempio di annientamento «per amore».
Diviene l’invito a una radicale spoliazione del cuore
per offrirlo interamente a Dio affinché lo renda sua dimora,
è un invito a morire a se stessi e alla propria volontà, per
fare e amare la volontà del Padre che vuole la salvezza di
ogni uomo. La gloria di Dio è infatti la salvezza
dell’umanità! Una gloria che si realizza nell’amore di Dio,
che dona senza riserve il Figlio al mondo, e nella risposta
di amore del Figlio che, a sua volta, si dona senza misura a
questa umanità ferita dal peccato. Il Figlio assume così
tutta la realtà di sofferenza e di peccato presente nel
mondo, diventando Lui stesso «peccato», pur senza aver
commesso alcuna colpa. Una gloria dunque che Gesù realizza
attraverso la croce dove, consegnandosi volontariamente
alla morte, nell’amore misericordioso crocifigge in Sè,
nella propria carne, il peccato del mondo. Una gloria che ha
per trono la croce e come prezzo il sangue di Cristo versato
per noi.
•
ADORAZIONE: attingere in ogni tempo i frutti della
redenzione
L’adorazione
che Madre Maria Maddalena vive e propone allora, intende
esprimere l’adorazione dell’intera umanità per ringraziare
Dio di aver amato così tanto il mondo fino a donare il Suo
Figlio Unigenito come vittima di espiazione per i peccati
del mondo. L’amore di Dio è eterno; perciò Egli continua
nel tempo della storia, attraverso il Sacrificio
Eucaristico, a perpetuare questo incalcolabile dono di
amore, che si fa misericordia e redenzione, per raggiungere
l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo. Vivere la Celebrazione
Eucaristica e adorare Gesù nel Santissimo Sacramento diviene
così un’esigenza continua per attingere da questa sorgente
perenne di salvezza la grazia della redenzione e poterne
fruire nel tempo; è il modo di amare pienamente, anzi il
più grande servizio di amore di cui l’uomo ha profondamente
bisogno. Stare di fronte a Gesù Eucaristia è il modo di
fare piena verità su se stessi perché è un ritrovarsi
davanti a Colui che continuamente ci crea, ci ama; perciò
non ci abbandona e continuamente ci salva, ci ricrea e
rinnova. Adorare diventa allora: riconoscere il proprio
nulla e il TUTTO di Dio, di Dio Amore.
•
ADORAZIONE: riparazione dei peccati
Pregare e
adorare Gesù nel Santissimo Sacramento per la conversione
dei peccatori e in riparazione dei peccati dell’umanità è un
aspetto molto vivo in Madre Maria Maddalena. Si tratta di
un’intercessione e riparazione vissuta in comunione con la
grande intercessione e riparazione di Cristo e che diverrà
parte essenziale della spiritualità eucaristica delle sue
Figlie: le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento
(cfr. Costituzioni, art.26, 2-3)10. Fin dalla sua
prima formazione religiosa in famiglia la piccola Caterina
Sordini - così il suo nome al secolo – aveva attinto questa
sensibilità spirituale dalla fede paterna. Il papà Lorenzo,
infatti, chiedeva spesso ai sacerdoti della Parrocchia di
Porto Santo Stefano, provincia di Grosseto, di esporre
solennemente il Santissimo Sacramento per l’adorazione. In
occasione del carnevale, la richiesta era poi di prolungare
l’adorazione, con lo scopo di ri10 parare i peccati degli
uomini e di intercedere per la salvezza eterna anche per
coloro che erano più bisognosi di misericordia. In quegli
anni si era diffusa, proprio in quelle zone, la predicazione
di San Paolo della Croce con i suoi primi Passionisti che
chiamavano tutti alla conversione, annunciando Gesù
Crocifisso ed Eucaristico, fonte di salvezza. Tutto questo
ha inciso profondamente nella formazione religiosa di
Caterina e continuerà a riemergere in modo vivo e
consapevole man mano che ella realizzerà la sua vocazione di
adoratrice. L’Eucaristia, che ripresenta sacramentalmente
tutta la realtà del Calvario e la Risurrezione, diventa il
«luogo» per implorare pietà, perdono e misericordia per sé e
per il mondo intero, l’occasione per accogliere l’amore di
Dio, rifiutato da molti, e la possibilità di amare in
riparazione anche per coloro che si sono allontanati
dall’Amore. Una riparazione che Madre Maria Maddalena vive
per arginare non soltanto le mancanze d’amore, ma anche
tutti gli oltraggi, i sacrilegi e le irriverenze che nel suo
tempo si verificavano e che, a onor del vero, non sono mai
mancati nel corso della storia della Chiesa.
•
ADORAZIONE: essere una cosa sola con l’offerta di Cristo
L’amore
spinge Madre Maria Maddalena a desiderare ed essere una cosa
sola con l’Amato che dona interamente Se stesso a lei,
perciò come risposta di amore ella vive pienamente
l’offerta al Signore di tutta la sua persona: corpo,
anima, cuore, potenzialità e doni ricevuti da Lui e tutte le
azioni che, con l’aiuto della grazia, può compiere per la
gloria di Dio. Ella desidera seguire Gesù anche là dove Egli
dimostra la profondità del Suo amore; un amore senza misure
che lo porta al dono totale di Sè nella Passione, Morte e
Risurrezione. L’adorazione conduce Madre Maria Maddalena al
dono di tutta se stessa per vivere un’appartenenza piena
al suo Signore: essere tutta di Lui come Egli è tutto di
lei nell’Ostia consacrata. Un’offerta totale, la sua, che le
permette di vivere l’unione con Gesù, Vittima Santa,
per essere una cosa sola con Lui nell’amore e nella Sua
offerta al Padre per la redenzione dell’umanità ( c f r.
Dir. 1814, pag. 56)4. Una simile adorazione richiede
purificazione del cuore che comporta una spoliazione
completa, «rinunziando per amore
suo a tutto ciò, che non riguarda il bene dell’Anima vostra
e non ci fa perfette nella Vita Comune...»
(Avv. 1812 Rif. V). Una purificazione
che richiede vigilanza: «Tenere il
proprio cuore sempre serrato al secolo… per poterlo aver di
continuo aperto al celeste Sposo...»
(Avv. 1812 Rif. VIII) e tutto questo
per poterlo servire, amare e adorare. E ancora: «Date
pertanto ascolto alla voce dell’ amantissimo delle anime
vostre Gesù Sacramentato, colla quale vi invita a morire a
voi stesse, per sempre vivere a Lui nella soavità del vostro
spirito; onde dimenticandovi di ogni cosa terrena, vi
ricorderete unicamente del vostro Re e del vostro Sposo...»
(Dir. 1814, pag. 7). È un
invito a dimenticare e staccarsi dalle cose inutili e futili
della terra per volgere lo sguardo del cuore a Dio, presente
nell’Eucaristia. Sono condizioni che aiutano il cuore a
rimanere nella pace anche vivendo la sofferenza, la quale
purificherà maggiormente l’anima per renderla «degna
di maggiori grazie» (Avv. 1812
Rif. VIII). Questa pace, che regna in un cuore
purificato e adorante, è l’anima delle Adoratrici di Gesù
Eucaristia. Esse sono infatti esortate ad adorare con pace,
serenità e letizia per dare a Lui onore e gloria e meritare
in punto di morte la corona che il Signore ha preparato loro
dall’eternità (cfr. Avv. 1812 Rif. IX)5. Madre Maria
Maddalena è ben consapevole che la purificazione del cuore
richiede sì l’impegno personale, ma è soprattutto opera
della grazia. Umilmente nell’adorazione domanda la pienezza
di Lui e del Suo amore, affinché da questo sia riempita,
infiammata e purificata.
4)
ADORAZIONE: RAPPORTO PERSONALE DI AMORE CON GESÙ
Quella
di Madre Maria Maddalena è un’adorazione vissuta in un
profondo rapporto personale con Gesù vivo, presente
nell’Eucaristia, un’adorazione - come abbiamo visto - fatta
in comunione con tutto il creato nei confronti del suo
Creatore, che coinvolge profondamente il suo cuore di donna,
di Sposa e di Madre. Gesù sull’altare non è solo un simbolo,
ma una presenza vera, reale, sostanziale, viva, con cui lei
volentieri e con grande desiderio si intrattiene, nella
consapevolezza che lì è presente lo Sposo e tutta la
Trinità. Madre Maria Maddalena usa stare lunghe ore davanti
al Santissimo Sacramento; conosce per esperienza quanto è
amabile sostare nel silenzio davanti al nostro Dio, lì
presente, che guarda la sua creatura, l’ascolta, l’ama, la
colma di Sè, la rende spiritualmente feconda; e quanta
dolcezza sa infondere al cuore umano questa vicinanza! Forte
nella Madre è infatti il «sentimento della presenza», che è
opera della grazia: è la percezione che Egli davvero è lì,
vivo e vero. Lì è presente l’Amore! Lei direbbe: «per me,
perché mi ama!». Questa presenza amorosa e reale di Dio nel
Santissimo Sacramento si comunica all’anima, parla in modo
misterioso, interpella e provoca ad aprirsi a Lui. Quella di
Madre Maria Maddalena è una vera contemplazione eucaristica
in cui ella gode della presenza dell’Amato; è l’esperienza
di due sguardi che si incontrano, quello umano e quello del
suo Dio, due sguardi che riposano uno nell’altro; è lo stare
cuore a cuore con Gesù e, attraverso Lui e nell’amore dello
Spirito Santo, essere «portati» nel cuore del Padre. Madre
Maria Maddalena vive questo in prima persona ed esorta
perciò le Adoratrici a tenere un adeguato atteggiamento:
stare davanti alla Maestà Divina con viva fede rendendo
incessantemente grazie al Signore per tutti i suoi benefici,
con umiltà, riverenza, amore e gran de raccoglimento (cfr.
Avv. 1812 - Cap. VI)6. Nello «stare» davanti al Tu di
Gesù presente nell’Ostia consacrata Madre Maria Maddalena
sperimenta nel suo cuore il fiorire di una profonda
tenerezza che si fa amore, amore sempre più grande, amore
che diviene «adorazione dell’Amato ». È un silenzio di
comunione in cui la sua anima, arricchita certamente dei
doni dello Spirito Santo, tra i quali il dono della Scienza,
è consapevole di essere di fronte alla grandezza di Dio,
all’onnipotenza dell’Eterno e percepisce nello stesso tempo
il senso del proprio nulla. La presenza di Dio, di Dio
Amore, e la percezione di questo amore personale - «per
me» - le infonde però fiducia e un sempre maggior desiderio
di Lui. Il suo cuore risponde, pur sentendosi inadeguato, e
si abbandona alla contemplazione del Mistero che le è di
fronte. Prova stupore e tremore, piccolezza e riverenza
davanti alla gloria e alla santità di Dio. Nel silenzio
adorante scaturiscono la lode e il ringraziamento; lo
stupore è tanto più grande quanto più vivo è in lei il senso
della propria indegnità per aver ricevuto il sublime dono
della vocazione di Adoratrice. Vocazione che è il segno di
un amore di predilezione: chiamata a passare tutta la vita a
adorare il Signore, a lodarlo, a rendere a Lui onore e
gloria. Vuole perciò trasmettere questa consapevolezza, con
tutto il suo entusiasmo e la sua sensibilità, condividendola
con le sue Figlie: «Deh! Non
sentite gli affetti del vostro cuore? Egli vi ama e perché
vi ama, vi ha chiamate qui per adorarlo, per prestargli gli
atti più umili e sinceri del vostro rispetto e venerazione»
(Esortazione III). Ella
vuole responsabilizzarle di fronte all’amore di Dio,
esortarle a una vigilanza su se stesse per vivere in Lui,
per considerare il suo amore e ricambiarlo. Sapeva bene che
la natura umana è facilmente portata alla distrazione nei
confronti della presenza divina, perciò non esita a
richiamare la necessità di rinnovare spesso la propria fede
nella presenza reale di Gesù, non lasciando vagare i
pensieri, ma riportarli prontamente a Lui qualora fossero
distolti e richiamarli con veri atti di amore. Pur
provvedendo una serie di preghiere (Atti) per le Adoratrici
che non erano ancora facilitate nell’orazione mentale
durante l’ora di adorazione, per le altre lascia che sia lo
Spirito Santo a guidare interiormente la loro adorazione: «...nella
loro ora potranno seguire i loro moti interni... o pure
meditare su quello, cui si sentono mosse da Dio in quel gran
Mistero, che, contenendo tante meraviglie, somministra loro
materia bastante per una profonda meditazione, e per muovere
il loro cuore a santi, e particolari affetti; poiché è
sempre meglio raddoppiare gli affetti della volontà, che i
pensieri della mente. È meglio dire cento volte: Gesù vi
amo; Gesù mi abbandono nelle vostre santissime mani;... Mio
Dio ho tutta la ferma speranza in Voi, e confesso, che senza
la vostra divina grazia nulla di soprannaturale e salutare
io possa fare;...» (Dir. 1814,
pag. 66). Nell’adorazione eucaristica, Madre Maria Maddalena
vive un autentico rapporto personale di amore con Gesù e
traspare molto bene nella serie di «Aspirazioni »
dove con parole semplici, rivela chiaramente il sussulto del
suo cuore che vive una meravigliosa esperienza di amore in
Dio e per gli altri. Le «Aspirazioni» lasciano
trasparire un itinerario dello spirito, guidano a un
fiducioso abbandono nelle mani di Dio, di Colui che ama di
un amore eterno, aiutano ad affidarsi a Lui, senza
ripensamenti. Affidarsi all’Amore e amare: questo è
l’essenziale, è il messaggio forte che la Madre offre
all’uomo in ricerca di verità e di senso. Essere consapevoli
della propria pochezza e del tutto di Dio, vivere l’amore
per Lui solo e in Lui per i fratelli, esprimendo questo
amore nel cuore, nella mente, nei gesti e nelle parole:
questo è ciò che ridona senso pieno al nostro esistere!
•
ADORAZIONE: coltivare e alimentare il desiderio di Dio
Guardando alla Madre, non si possono coltivare distrazioni o
pigrizie davanti all’Eucaristia, il cuore non può rimanere
inerte e freddo di fronte a Gesù che desidera comunicarci
Lui stesso, la sua vita, il suo amore. Tutta la
corrispondenza a questo Amore divino che lei ha vissuto la
propone anche alle Adoratrici e quando esse si accorgono
della povertà e incapacità a rispondervi, Madre Maria
Maddalena insegna loro la via della mendicanza, per
domandare un vivo desiderio di Lui. È infatti «il desiderio
di Dio» che muove il cuore dell’uomo nella ricerca di Lui, è
questo desiderio che fa avanzare nella via della Santità.
Madre Maria Maddalena esorta a verificare proprio questa
dimensione: «Esaminarsi... se c’è
in noi il desiderio di Dio, di AmarLo sopra tutte le cose
create, di darGli tutta la gloria che Lui merita,
desiderando di star sempre unite a Lui. Con acceso desiderio
domandarGli che Lui solo regni nel nostro cuore e sia
l’assoluto padrone; e pregarLo che accenda in noi vivo
desiderio di Lui, che questo tolga tutti i desideri che sono
fuori di Dio medesimo» (Avv.
n° 18). Desiderare Dio. Lui è il grande regalo
che solo può pienamente saziare l’attesa del cuore umano.
Ella infatti richiama l’attenzione e la focalizza in Gesù,
vero dono: «Essendo Dio il nostro
Creatore, il nostro Tutto, conviene che voi serviate a Lui
unicamente e con tutto il vostro fervore; onde dovete
amarlo, lodarlo, ringraziarlo, adorarlo di continuo,
dipendere assolutamente dalla sua divina volontà, avere una
confidenza filiale nella sua bontà infinita; e domandargli
con umiltà ed amore tutte le grazie che vi sono necessarie,
e principalmente Lui medesimo » (Dir.
1814, pag. 8). Ecco allora la grande domanda
dell’adorazione: domandare «Gesù» per sè e per ogni uomo!
Gesù, nostro Creatore e nostro Salvatore! E in Gesù,
essere portati nella sua preghiera e nella sua adorazione al
Padre, nell’amore dello Spirito, perchè Gesù è il Vero
Adoratore del Padre!
•
ADORAZIONE: amare, partecipando alla sorte dei Serafini
Madre
Maria Maddalena realizza ciò che il Signore le aveva
rivelato in una visione estatica, il 19 febbraio 1789, nel
Monastero di Ischia di Castro, quando lei era ancora una
giovane novizia, chiedendole di fondare l’opera delle
Adoratrici Perpetue che giorno e notte lo adorino nel
Santissimo Sacramento, per riparare i torti e le
ingratitudini dell’umanità e impetrare grazie e aiuti dalla
divina misericordia. Ella imitando l’adorazione dei
Serafini, esorta le sue Figlie a condividere pienamente la
sorte di questi angeli che, «accesi di amore», adorano
l’Altissimo. «Eccoci pertanto,
Figlie mie benedette nella sorte dei Serafini, adorando co
lume della S. Fede il nostro Celeste Sposo Gesù sacramentato
in trono di maestà, e di misericordia sul sacro Altare. Oh!
quanto è amabile la sua Divina Presenza, quanto desiderabile
lo stargli vicino. Caro mio Gesù, tirate a Voi le anime
nostre, e fate che rientrando in loro stesse,si abbandonino
in Voi fonte di ogni bene» (Esortazione
II). Il termine «Serafini» significa «essere ardenti,
brucianti, di fuoco». Evidentemente la Madre aveva presente
la visione, descritta dal profeta Isaia (Is.6,1-3)7,
in cui questi angeli di fuoco, in forma umana, stanno
attorno a Dio e lo adorano. Ella incoraggia le sue Figlie a
pregarli e a imitarli: «Pregate
questi spiriti beati che hanno già la bella sorte di godere
la gloria e la chiara visione di Dio, affinché vi ottengano
la grazia di essere simili a loro... Li imiterete
particolarmente nell’esercizio della presenza di Dio».
(Dir. 1814, pag. 10) Esse,
come Serafini, dovranno essere consapevoli della presenza di
Dio che riempie l’universo, ma che nello stesso tempo le ha
scelte per amore e si è fatto Sposo delle loro anime. Il suo
trono è l’altare, dove Egli rinnova in ogni Messa il suo
Sacrificio, per amore, e dove rimane presente
nell’Eucaristia. Lì è possibile adorarlo come nostro Dio,
che nell’umiltà si lascia contemplare e amare senza accecare
il nostro sguardo col suo fulgore. Il Signore sotto le Sacre
Specie vuole rimanere vicino a noi per essere l’Emmanuele,
il «Dio con noi».
5) ADORAZIONE:
ESSERE NEL CUORE DELLA CHIESA PER IL MONDO
L’adorazione,
vissuta come rapporto personale con Gesù, presente e vivo
nell’Eucaristia, si estende necessariamente a una dimensione
universale come adorazione celebrata perpetuamente nel
cuore della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, di cui la
sua Comunità di Adoratrici ne è l’espressione più vicina e
immediata. Alle Adoratrici Madre Maria Maddalena ricorda
infatti che, nella loro dimensione comunitaria davanti a
Gesù Eucaristia, sono Corpo Mistico ed una sola persona, in
modo che ognuna di loro, pur attendendo ciascuna ai propri
uffici, è spiritualmente presente attraverso l’adorazione di
colei che in quel momento sta davanti al Signore e lo ama,
lo adora, lo prega per loro e per tutti ( c f r. Dir.
1814, pag. 30)8. L’Adoratrice con l’intera Comunità e
tutti coloro che si uniscono a loro nell’adorazione sono,
nel contempo, una cosa sola col Corpo di Cristo che è la
Chiesa: Lui il Capo e noi le membra. Si è nel cuore della
Chiesa per amare con lo stesso amore di Dio, per adorare
partecipando all’adorazione di Cristo al Padre e per
raggiungere, attraverso l’amore e l’adorazione, tutte le
membra di questo Corpo e l’intera umanità, chiamata
anch’essa ad essere una cosa sola con il Cristo Totale che
riunisce in Sè l’intera umanità e tutte le cose. Madre Maria
Maddalena perciò esorta a dare al Signore tutta la gloria
che non riceve dai peccatori e a vivere una profonda
comunione con Lui affinché ogni grazia e bene spirituale
vada a vantaggio di tutti, in questa grande Comunione dei
Santi. Le Comunità delle Adoratrici devono svolgere,
all’interno del Corpo Mistico, una particolare missione di
annuncio della presenza di Cristo nell’Eucaristia. Dalle
Costituzioni si legge infatti: «testimoniare la presenza
permanente di Gesù nel Santissimo Sacramento e promuovere il
culto eucaristico è il loro apostolato specifico » (art.
2-2). Ecco perchè Madre Maria Maddalena ha voluto che le
Adoratrici, vivendo misticamente nel cuore della Chiesa,
scegliessero l’ubicazione dei loro monasteri all’interno
delle città. Essi devono garantire una presenza stabile di
Adoratrici nella forma claustrale per permettere ai laici di
adorare Gesù esposto nel Santissimo Sacramento. I rintocchi,
scanditi dal campanile della chiesa del monastero, devono
perciò annunciare i vari momenti della preghiera corale a
cui anche i fedeli possono partecipare e, i tre tocchi di
campane, richiamare i laici al cambio del turno
dell’adorazione, per permettere loro di parteciparvi o
potersi almeno unire col cuore, durante le occupazioni
quotidiane.
•
ADORAZIONE: responsabilità verso i fratelli
Madre Maria Maddalena ricorda alle sue Figlie
che rimarrebbero prive di un bene molto grande se mancassero
di corrispondere, anche solo per un breve istante, alla
divina volontà, che le vuole adoratrici sempre, in ogni
momento della loro vita, permeate di quello spirito di
adorazione che si prolunga dalle loro adorazioni a ogni
momento del giorno e della notte.9 Essendo parte del Corpo
Mistico impedirebbero anche gli altri di poter godere di
tale bene, o almeno lo impedirebbero in parte. Una
responsabilità immensa dunque che deve tenere viva
nell’Adoratrice la vigilanza nella consapevolezza di essere
davanti a Lui ovunque la Sua volontà le chiami. Una
responsabilità di adorazione in aiuto alla Chiesa e al
mondo, con Cristo che adora, intercede, ripara e ringrazia
(cfr. Costituzioni, art. 26)10. L’adorazione perpetua
deve allora far partecipe tutta l’umanità delle grazie
derivanti dal Mistero di Cristo, un Mistero Pasquale di
redenzione, celato nel Divin Sacramento e Madre Maria
Maddalena invita a pregare per tutti, in particolare: per la
conversione dei peccatori, il bene della Chiesa, la
santificazione del Clero, la perfezione degli Ordini
religiosi e la pace (cfr. Dir. 1814, pag. 5)11.
•
ADORAZIONE: adorare sempre e lasciarsi configurare a Cristo
La Madre con il termine «Adorazione perpetua»
infatti vuole indicare lo stare davanti a Gesù Eucaristia
ininterrottamente con turni di adorazione, ma intende anche
additare l’atteggiamento e il modo di essere dell’Adoratrice
che in tutto e in ogni momento è chiamata a vivere l’unione
adorante col suo Signore e la fedeltà a Lui. Quando
l’Adoratrice vive questa piena appartenenza e comunione
profonda con Gesù, si rende disponibile a una misteriosa
trasformazione della grazia, dove Lui vive in lei
trasfigurando il suo essere e il suo operare. Tutto
diventa adorazione: dalle piccole alle grandi cose, tutto è
occasione per «stare con il Signore»: nella preghiera
liturgica e personale, nella contemplazione e nel lavoro,
nei momenti lieti e tristi, così come nelle prove e nelle
tentazioni, tutto è occasione per scegliere Lui solo e
adorarlo nell’istante presente, affinché Lui venga in noi e
nei fratelli, ci renda simili a Lui, ci conformi a Lui.
Questa trasfigurazione di tutto l’essere, Madre Maria
Maddalena la coglie innanzi tutto in sè, come opera della
grazia. Dice, infatti: «Per me», persuasa di essere
destinataria del dono di Cristo nei misteri
dell’incarnazione, passione, morte, risurrezione, ed
effusione dello Spirito. Ella si scopre sempre più membro
del Corpo Mistico, nel quale Gesù vive il suo mistero di
presenza, di partecipazione, di condivisione del suo essere
e dei frutti della redenzione. In questo stupore di grazia
lei prova una riconoscenza immensa per l’iniziativa di Dio
di «aver preso per vostra Sposa
l’anima mia, e di averla resa dimora, e tempio della SS.ma
Trinità» (Dir. 1814, pag.
48).
•
ADORAZIONE: profezia dell’Amore L’esperienza di
adorazione diviene, per Madre Maria Maddalena, qui in
terra, «segno profetico» della piena comunione di amore
con Dio, a cui ogni uomo è chiamato e destinato, grazie
alla redenzione operata dalla Pasqua di Cristo. Ella vive
una così grande unione col suo Signore che, da Lui, le
vengono partecipati doni di grazia particolari: sono infatti
riportati nelle diverse biografie alcuni miracoli e
guarigioni, operati dalla Madre, e tra questi doni anche
alcune profezie che si sono avverate. Sappiamo che «il
profeta», nell’esperienza biblica, è un uomo scelto da
Dio per farne un suo portavoce. Immerso nella storia, egli,
come dice S. Gregorio Magno, «è colui che legge bene il
presente», coglie e denuncia i mali che deturpano il vivere
dei singoli e della società ma, attento ai segni dei tempi,
sa anche riconoscere le tracce della presenza di Dio; legge
il presente nello Spirito di Dio, ne vede la direzione che
lo orienta al futuro. Indica un cammino, sostiene la
speranza del popolo, nella certezza che la storia non è
lasciata a se stessa, ma può contare sulla fedeltà del
Signore, una fedeltà ritrovata facendo memoria del passato,
nel quale si colgono i suoi interventi. Tutto è nelle mani
di Dio che continua ad amare l’umanità peccatrice e conduce
gli avvenimenti con un filo misterioso che è il suo Amore
Misericordioso verso un orizzonte di salvezza e di Vita. Il
profeta può anche ricevere dalla sapienza divina intuizioni
e parole che si riveleranno «profetiche», perché
confer28mate successivamente dai fatti, ma che al momento in
cui vengono preannunciate possono compromettere non poco la
persona stessa del profeta. Così è per Madre Maria
Maddalena dell’Incarnazione: donna immersa nel suo
tempo, forse non pienamente consapevole della portata
storica della svolta epocale della modernità, della
rivoluzione francese, dell’invasione napoleonica, ma
certamente cosciente delle conseguenze negative, sul piano
antropologico, sociale e religioso, di una mentalità che
vuole fare a meno di Dio per affermare l’uomo nella sua
presunta autonomia. Ella non ha avuto paura di
compromettersi, ma forte della sua profonda comunione con
Cristo, predisse al Papa Pio VII, come narrano i biografi:
Renzetti, Planas e Meda, la deportazione del Pontefice per
mano dei francesi e, insieme, il suo ritorno trionfale a
Roma. Riguardo poi a Napoleone, predisse che non sarebbe
perito in battaglia o a causa di uomini, ma che Dio
l’avrebbe a suo tempo «tolto di vita, senza che alcuna
creatura, in guerra o in pace, potesse gloriarsi di averlo
ucciso ». E a Frà Crispino da Perugia, Cappuccino
sfrattato dal suo convento a causa della bufera napoleonica,
assicurò che sarebbe tornato nella sua casa religiosa. Tutte
profezie che si sono avverate come predette! Profezie che,
confermate dagli eventi, fanno cogliere come l’arroganza
umana non ha l’ultima parola sulla storia, la quale pur
essendo una storia di lacrime e di sangue non è però
lasciata a se stessa. È Cristo che l’assume, così com’è, la
trasfigura nella potenza del suo Mistero Pasquale. Mistero
che si rende presente in ogni Eucaristia, la quale diviene
la Messa sul mondo e sulla storia, in cui l’amore fedele di
Dio tutto redime. Diceva molto bene Giovanni Paolo II: «C’è,
nell’evento pasquale e nell’Eucaristia che lo attualizza nei
secoli, una “capienza” davvero enorme, nella quale l’intera
storia è contenuta, come destinataria della grazia della
redenzione. Questo stupore deve invadere sempre la Chiesa
raccolta nella Celebrazione eucaristica»
(Ecclesia de Eucharistia n° 5).
Adorare l’Eucaristia diviene perciò «guardare», attraverso
quel Pane Vivo, il mondo e la storia, raccoglierne le
lacrime, le speranze e le attese per consegnarle a Cristo
Vivo e presente lì, nella certezza che il suo Amore conduce
tutto verso un approdo infinito di salvezza. Una certezza
che si fonda sulla Risurrezione di Cristo: Egli è davvero
risorto, ha vinto ogni male, anche la morte! Adorazione:
profezia dell’Amore!... per vivere qui in terra una speranza
certa, nella consapevolezza che Gesù ha già vinto per noi e
per ogni uomo; Lui, il Crocifisso e Risorto, lì nell’Ostia
consacrata, presenza di Dio nella storia, anticipo e
garanzia del destino di Amore e di Vita per l’umanità!
•
ADORAZIONE: per riconoscere Cristo nella realtà
In sintesi è
possibile dire che Madre Maria Maddalena è stata capace di
vivere e di aiutare, nel suo tempo e lungo questi due secoli
di storia, ad «adorare Gesù, vero Dio e vero uomo,
presente nell’Eucaristia» per dare a Lui a nome della
Chiesa e di ogni uomo onore e gloria, per rendere grazie e
accogliere il suo amore misericordioso. È un’adorazione per
lasciarsi amare da Dio e, col suo amore, amare Lui, amare e
guardare il mondo come lo ama e lo guarda Dio. È
un’adorazione che porta a servire Lui, a incontrarlo nella
nostra esperienza e nel nostro quotidiano, a riconoscerlo
nella realtà che ci è data, nel volto dei fratelli,
nelle cose che facciamo e nelle situazioni che viviamo;
aiuta a «vederlo» misteriosamente ma realmente operante ella
storia dell’umanità. colui che si dà in cibo per noi, chiede
infatti di essere riconosciuto, con la grazia del Suo
Spirito, come radice profonda e infinita di tutte le
cose. La realtà è Cristo» (Col. 2, 17) dice San Paolo...
allora non ci stupisce se Colui che adorato nell’Ostia
consacrata ci chiama a incontrarlo e adorarlo presente ella
realtà, adorarlo senza limiti di spazio, di tempo e di
circostanze!
CONCLUSIONE
Madre
Maria Maddalena è «Adorazione » ed insegna ad essere
«Adorazione » per ritrovare e vivere la verità più
profonda di se stessi - il Mistero che ci fa -; per
lasciarsi da Lui purificare e rivestire degli abiti nuovi -
rivestiti di Cristo e delle sue virtù -; per amare con il
Suo stesso amore e vivere come Lui casto, povero e
obbediente;... essere «Adorazione » per collaborare con Lui
alla redenzione di tutto l’uomo e del mondo intero, affinché
nessuno vada perduto, poiché questa è la sua gloria!
L’Adorazione ha reso Madre Maria Maddalena sempre più
innamorata di Dio, con una grande passione per l’uomo
affinché tutti possano scoprire e amare il vero volto di
Dio, di Dio amore, sorgente inesauribile di vita, di amore e
di ogni bene! Lei, pronta a dare la sua stessa vita, perché
tutti possano giungere a lasciasi amare da Dio e riamarlo,
come non aiuterà anche noi, uomini e donne di oggi, che nei
monasteri o sulle vie del mondo avvertiamo nel cuore una
domanda infinita di amore, di verità, di senso, che solo una
«Risposta Infinita» può colmare? ...Come non aiuterà chi
almeno desidera poter giungere un giorno a esclamare con
tutta verità ciò che il suo cuore spesso ripeteva: «O
Gesù, voi siete l’unico amore di tutti gli amori miei!»?
Nell’Eucaristia Madre Maria Maddalena vi scorge,
nella grazia dello Spirito Santo, la sorgente di questa
Risposta di amore, di verità e di senso, perché lì si fa
presente tutto il Mistero di Cristo e della nostra salvezza:
lì tutto il mondo è accolto, redento, trasfigurato nel suo
amore misericordioso e divinizzato, lì dove Lui, Creatore e
Salvatore del mondo, è lo stesso ieri, oggi e sempre. A
chiusura di queste brevi considerazioni e annotazioni
sull’esperienza di adorazione in Madre Maria Maddalena
dell’Incarnazione, lasciamoci ancora guidare dalle sapienti
parole del Santo Padre, Giovanni Paolo II - di venerata
memoria -, relative all’adorazione di Gesù nel Santissimo
Sacramento: «È bello intrattenersi
con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo
prediletto (cfr. Gv.13,25),
essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Se il
cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo,
soprattutto per l’arte della preghiera, come non sentire un
rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale
conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di
amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?
Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa
esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!
... L’Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il
celebrarla, ma anche il sostare davanti ad essa fuori della
Messa consente di attingere alla sorgente stessa della
grazia. Una comunità cristiana che voglia essere più capace
di contemplare il volto di Cristo,... non può non sviluppare
anche questo aspetto del culto eucaristico, nel quale si
prolungano e si moltiplicano i frutti della comunione al
corpo e al sangue del Signore».
(cfr. Ecclesia de Eucharistia: n° 25)
NOTE
1)
Direttorio 1814, pag. 5:
«... il
fine di quest’Ordine che voi professate è quello di amare e
servire Iddio nella pratica di tutte le virtù per l’acquisto
di una vera perfezione, per supplire alla mancanza
dell’amore che il mondo non ha per Iddio e all’inosservanza
dei suoi santi comandamenti. Il fine esteriore poi è di
animare tutte le creature alla fuga del peccato ed alla
pratica della vita interiore necessaria per ben adempiere a
tutti i doveri del cristiano. Ecco dunque da che nasce la
vostra obbligazione, ch’è appunto quella di soddisfare agli
obblighi di un Istituto che ha un fine così santo, di cioè
cercare Iddio in tutte le cose, e di impegnarvi a divenire
vieppiù perfette; ...».
2)
Direttorio 1814,
pag. 48 (ATTO DI RICONOSCENZA):
«Cielo, e
Terra benedite il vostro Creatore, che avendovi fatti sì
grandi, e pieni di magnificenza, si è Egli stesso poi
ristretto sotto gli accidenti di Pane. Angioli, e Santi
tutti del Paradiso benedite colui, che fa il vero vostro
contento, e la vostra beatitudine, e che stà qui a me
presente, ma invisibile. Benedite pur voi o Sole, e Luna, e
Stelle tutte del firmamento il Signore, che avendovi
rivestite di tanta luce, ha esso nascosto tutt’i suoi
splendori sotto l’ombra del Sacramento. Ancora voi, o
creature invisibili, benedite colui, che dopo avervi dato
l’essere, sembra essere un nulla, avendo rinchiuso tutto
l’essere suo infinito in questa piccola Ostia. Beneditelo
voi, o animali della terra, e del mare, che con avervi dato
il moto, e la vita, egli è qui poi morto misticamente,
benché vive in effetto. Sì, o mio Signore, tutte le creature
lodino voi secondo il potere, che loro avete dato,».
3)
Direttorio 1814, pag. 48 (continuazione del testo di
nota 2):
« e vi
ringrazino per me del dono, che vi siete degnato farmi di
tutto Voi stesso. Ma voi soprattutto, o mio incomparabile
Salvatore, ringraziatevi da Voi medesimo per questa riprova
del vostro amore la più grande di tutte le altre;...».
4)
Direttorio 1814,
pag. 56 (ATTO DI OFFERTA E DI
UNIONE):
«...E
perché la mia offerta siavi vieppiù gradita, ed universale,
io vi offro per mezzo di Voi medesimo in questo Sacramento
il mio corpo, e l’anima mia, il mio cuore, e tutte le mie
potenze con ogni altra cosa tutta, che ho da Voi ricevuta e
tutto quello ancora, che io posso fare per la gloria vostra,
mediante la vostra santa grazia. Mi unisco pertanto a Voi, o
Vittima santa, e santificante, Pane vivo, e vivificante,
affinché Voi siate sempre in me, ed operiate in me ciò, che
a Voi piace. Io unisco i miei pensieri, i miei affetti,
parole, ed opere alle vostre infinite perfezioni, acciò in
avvenire Voi stesso siate nell’Eucaristia la mia fede, la
mia speranza, ed il mio amore; come pure la mia oblazione,
il mio rispetto, la mia umiltà, l’unica mia riconoscenza, e
che io per mezzo vostro adori, preghi ed eserciti le virtù
cristiane, e religiose. Ah! Gesù mio, non tardate più, nò, a
venire nel mio povero cuore, mentre io vi desidero, vi amo,
a Voi mi unisco, e con Voi, per Voi, ed in Voi voglio sempre
vivere, e morire. Così sia.».
5)
Avvertimenti 1812 - Rif. IX:
«...Voi
novella Sposa di Gesù S., prendete dunque motivo di far con
frutto la S. Professione, notandovi in seguito di questa
quei salutari propositi che vi fanno viepiù conforme a
quello che Egli amantissimo, e Dio del vostro cuore, ricerca
da voi, come una delle sue per38
petue Adoratrici a piè del Sacro
Altare, dove in compagnia dei Serafini avete a prestargli
perenni le vostre adorazioni, lontana sempre da quelle
melanconie, ansietà e rusticità, che punto non convengono a
chi con pace, serenità di mente, e lieto animo, bene e
santamente dar gli deve anche con i S. Angioli onore e
gloria, per meritarvi in punto di morte, come vivamente vi
desidero dall’infinita sua misericordia e clemenza in premio
di vostra fedeltà, quel dolcissimo invito: “Vieni, Sponsa
Christi, accipe coronam quam tibi Dominus preparavit in
aeternum. Amen.”
».
6)
Avvertimenti 1812 - Cap. VI:
«Il
nome che portate, mie dilettissime, di Figlie e Spose di
Gesù Sacramentato, aggiunger devono una singolar divozione
verso di Esso. Illuminate da amoroso raggio di viva fede,
renderete incessanti grazie ad Esso, e per il dono gratuito
della S. vocazione, e per tutti gli altri interni, ed
esterni benefici, i quali tutti li riconoscerete provenienti
dall’amore di Gesù Sacramentato, che con nuovo figliale
amore vuol essere da voi riamato. Accompagnate dunque da
questo amore, eserciterete tutti gli atti di divozione e di
orazione, che comandano le sante nostre Costituzioni;
particolarmente quelle che dirette sono al Culto di Ge39
sù Sacramentato; per questo quando
avrete la sorte di stare avanti la sua Maestà, vi
assisterete con grande umiltà, riverenza, ed amore. Quando
starete avanti di Esso, mai siederete, ma lo adorerete o in
ginocchio, o in piedi senza accostarvi al muro o ai sedili,
sempre però con grande interno, ed esterno raccoglimento.
...Quando dovrete partire dal coro, uscirete con tanto
interno dispiacere, che non potendo perseverare davanti a
Gesù Sacramentato col corpo, vi lascerete il proprio cuore,
acciò esso perseveri nel raccoglimento acquistato, con
continuare gli atti di amore, di adorazione e di
ringraziamento. ...».
7)
Isaia 6, 1-3:
«Nell’anno in
cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono
alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio.
Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali;
con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e
con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo,
santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena
della sua gloria”.».
8)
Direttorio 1814, pag. 30:
«Chi
è mossa ad abbracciare questo santo Istituto ha molto da
rallegrarsene, perché quivi unite tutte insieme in uno
stesso spirito di carità, si rende a Gesù Cristo quel
culto perpetuo, che non gli può dare ciascuna persona in
particolare. Si può dire anche che in questo S. Istituto
ciascheduna religiosa venga a fare in qualche maniera una
perpetua adorazione a Gesù nel SS. Sacramento benché sia
fuori del suo turno, mentre a dire di S. G. Crisostomo, la
carità ch’è una virtù unitiva, di molte persone che amano ne
forma una sola; cosicché, essendosi tutte unite insieme per
una santa mozione e pio affetto, che le trasporta verso
questo mistero, di adorare il Signore senza intermissione
esse non altro sono che un corpo mistico ed una sola persona
ai piedi del Sacro Altare, di maniera che, in qualunque
degli uffici si trovino le Consorelle religiose, elle
possono stare pur contente sul riflesso che una di loro sta
davanti al Signore, che lo adora, lo ama, e che sta
pregandolo per loro, e che esse stesse, in qualche modo
stanno a pregarlo insieme con lei, ad adorarlo e ad amarlo.
È cosa peraltro buona che per mantenere e rendere ad un
tempo stesso grata a Dio questa unione, quelle tali
Consorelle che non staranno attualmente facendo l’ora di
adorazione a Gesù Sacramentato, in mezzo alle stesse loro
occupazioni muovino i loro cuori a questo sentimento di
affetto così dicendo: “Signor mio Gesù Cristo, unita io
colla mia volontà alla Con
sorella che sta ai piedi del Vostro
Altare, vi benedico, vi adoro, e credo fermamente che Voi
siete veramente, realmente e sostanzialmente presente sotto
le specie del pane. Beneditemi con quella e con tutte le
altre persone che vi stanno attualmente adorando; e date a
noi tutte una fede viva, una profonda venerazione e un vivo
amore verso di Voi, che vi nascondete agli occhi nostri.”
Amen».
9)
Esortazione III:
«... Oh di
quanto bene rimarreste voi prive, se per un momento
fedelmente non corrispondeste a questa sua divina volontà,
se i vostri pensieri non fossero diretti totalmente all’amor
suo, se neghittose ve ne staste alla sua amabile presenza, e
se il fine vostro non fosse quello di dare a questo
Amantissimo delle anime nostre tutto quel contento e tutta
quella gloria, che gli tolgono i peccatori». 10)
Costituzioni - 1985 - Art. 26: Nell’adorazione
con Cristo che:
1 – adora
Gesù è il
primo e perfetto adoratore del Padre. Nel compiere il
proprio turno di adorazione, le monache Adoratrici si
uniscano quindi, con piena adesione di cuo42 re e di
spirito, a Cristo presente nell’Eucaristia, per rendere con
Lui e per Lui al Padre nello Spirito Santo, lode,
adorazione, gloria e azioni di grazie, comprese
dell’infinito omaggio che quali umili creature, devono
offrire alla Maestà divina. Mentre non lascino di adorare il
loro Redentore «fattosi obbediente fino alla morte di
croce»( F i l . 2, 8) con un annientamento gradito al
Padre e glorificato con la risurrezione. Tributeranno così
il loro culto a tutta la Trinità.
2 –
intercede
Gesù intercede
quale avvocato per i fratelli presso il Padre. Le
Adoratrici, in unione con Lui, implorino grazia e
misericordia per se stesse, per la Chiesa e per il mondo
intero. Invochino perché sia concessa conversione ai
peccatori, perseveranza ai giusti, luce a coloro che vivono
nell’ignoranza o nell’errore e affinché tutti gli uomini si
uniscano in un solo ovile sotto un unico pastore. In questa
preghiera di intercessione seguano gli impulsi dello Spirito
Santo che vive e prega in noi.
3 – ripara
Nell’Eucaristia Cristo è anche il grande riparatore. Le
Adoratrici entrino dunque in quel Cuore divino per offrire i
suoi stessi sentimenti e il suo Sangue purissimo e così
rendere con Lui al Divin Padre un culto infinito e una
riparazione sovrabbondante per le offese e i torti che
riceve dal mondo, il quale invece di amarlo lo offende con
la moltitudine dei peccati. Si mettano nella disposizione di
vittima per la sua gloria, pronte a dare mille volte la vita
per la confessione e adorazione dell’Eucaristico Mistero e
in espiazione per coloro che non credono e non adorano.
Poiché inoltre l’Eucaristia è memoriale della Passione e
Morte di Gesù, le Adoratrici meditino sempre e
particolarmente il venerdì, a quale prezzo Cristo ha redento
il mondo, e come esse debbano offrire in unione a Lui le
loro sofferenze e i loro dolori.
4 –
ringrazia
Gesù
Eucaristia è il «grazie» per eccellenza. Le Adoratrici si
uniscano a Lui rendano grazie al Padre nello Spirito Santo
per gli ineffabili beni elargiti agli uomini nella creazione
e nel mistero pasquale. È questo anche un rendere grazie al
Figlio per averci redenti con la sua morte e resi partecipi
della sua vita immortale. Le Adoratrici ringrazino vivamente
Dio che si è degnato di fissare per sempre il suo
tabernacolo in mezzo agli uomini e nel lodarlo, ringraziarlo
e dargli gloria, imparino sempre meglio a corrispondere alle
esigenze del suo amore. 11) Direttorio 1814,
pag. 5: « . . . u n I s t i t u t o c h e h a u n f i n e
c o s ì santo, di cercare cioè Iddio in tutte le cose, e di
impegnarvi a divenire vieppiù perfette; come anche di
procurare, per quanto è possibile dal canto vostro, la
salute delle anime, dirigendo a tale effetto tutte le vostre
preghiere, le vostre mortificazioni, tutti i pii vostri
esercizi, e molto più l’adorazione perpetua a Gesù
Sacramentato, che ha per oggetto particolare di pregare per
la conversione dei poveri peccatori, degli eretici, degli
infedeli, ed universalmente per tutti i vantaggi di S.
Chiesa; ch’è quanto dire, per la santità del clero, per la
perfezione degli Ordini religiosi, e per la pace tra i
principi cristiani».
« TI
ADORO OGNI MOMENTO O VIVO PAN DEL CIELGRAN SACRAMENTO. PER
SEMPRE SIA ADORATO L’AMABILE GESÙ SACRAMENTATO! »
FINITO
DI STAMPARE I L 26 GIUGNO
2005
-
GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE
DEL
DECRETO
D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE
A I
MONASTERI
SPAGNOLI
(1985) -
COI T I
P I DELLA TIPOLITOGRAFIA
NAZIONALE SAI DI
VIGEVANO
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