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La Missione
nella Chiesa e nel mondo
dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
fondato da
Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione
11
«Per il sublime mistero della Comunione
dei Santi, che è comunione di beni all’interno
del Corpo Mistico, le contemplative
compiano un apostolato autentico e
reale prima di tutto attraverso la fedeltà
alla Consacrazione vissuta con intensità
e purezza d’animo».
(cfr.
La
dimensione contemplativa della vita religiosa
24, 26)
La Missione.PDF
©
Federazione delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
Anno dell’Eucaristia 2004-2005
INTRODUZIONE
Quello della missione è certamente una delle
realtà costitutive della vita dell'intera Chiesa. Il mandato
missionario infatti è conferito da Gesù stesso ai suoi
apostoli poco prima di ascendere al cielo, quando
li invita ad andare in tutto il mondo
annunciando la Buona Novella del Regno e battezzando nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
(Mt 28,18-20; Mc 16,15-18).
A tale mandato la Chiesa mai viene meno, come
dimostra l'intera sua storia. Nei secoli infatti fioriscono
i più svariati carismi, suscitati dallo Spirito Santo, i
quali, ciascuno attraverso la sua propria specificità,
evidenziano un particolare aspetto del Vangelo. Nessuno di
essi è esaustivo in sé, ma è tassello del Corpo Mistico di
Cristo. È esattamente in questa corrente di carità che si
inserisce il carisma - e dunque la missione - delle
Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento.
1. ANALISI DEI TESTI
DI MADRE MARIA MADDALENA DELL' INCARNAZIONE
Per cogliere ciò che lega le Adoratrici
Perpetue appunto al fiume di carità che scorre nella Chiesa
e ciò che costituisce la loro specificità è opportuno
partire dalla analisi dei testi che Madre M. Maddalena
dell'Incarnazione - colei che dalla Trinità riceve il dono
del carisma specifico - lascia in eredità alle sue figlie.
I testi a cui si fa riferimento sono 3:
1)
l’«ESORTAZIONE»
2)
il «DIRETTORIO»
del 1814
3)
le «ASPIRAZIONI
AMOROSE».
Ecco come si apre l’«Esortazione»:
«Quando Iddio, Padre di tutti i lumi si degnò
farmi capire che facessi questa fondazione sotto il titolo
del Santissimo Sacramento [...] l’anima mia provò molto
contento sul riflesso del gran compiacimento, che avremmo
noi a dare a Gesù colle nostre continue e non mai interrotte
adorazioni, e con quelle ancora, che con tal mezzo avrebbero
potuto fare avanti a Lui le persone del secolo»
(capo I). In queste brevi righe sono già
contenuti due aspetti degni di nota. Il primo riguarda
strettamente il rapporto tra Gesù e ciascuna Adoratrice e
consiste nella gloria che dà a Gesù quando lo adora. Il
secondo coinvolge i fedeli laici e riguarda il compiacimento
di Gesù quando questi Lo adorano.
Madre Maria Maddalena ha concretizzato questa
volontà di Gesù in maniera molto puntuale. Per istituire
l’Opera della Adorazione Perpetua infatti sarebbe stato
sufficiente un monastero di monache dedite appunto a ciò e
non sarebbe stata di alcuna rilevanza l'ubicazione del
monastero stesso; anzi, più il luogo è appartato più
solitudine e silenzio favoriscono la contemplazione.
Madre M. Maddalena opera invece una scelta
diametralmente opposta, ubicando il monastero nel centro
della città. L'opzione della prima Comunità di Roma diviene
norma per tutte le successive fino ai nostri giorni. Il
motivo di una tale scelta è proprio l'obbedienza alla
volontà di Gesù che desidera essere adorato e dalle monache
e dai laici; ancor più, la presenza delle monache, oltre a
essere significativa in sé, ha proprio come motivo di
esistenza quello di garantire, con il loro esserci davanti
al SS. Sacramento - non è infatti possibile esposizione
solenne dell'Eucaristia se non è garantita la presenza di
una persona in adorazione -, la possibilità dell'adorazione
alle persone del secolo. Dunque dove ubicare il Monastero se
non là dove la gente vive, cioè nella città? Questo semplice
«esserci»,
motivato dalle ragioni suddette, costituisce per le
Adoratrici Perpetue il primo aspetto missionario. Il fatto
di vivere in una città e non in un eremo, salva la linea
portante e primaria della missione contemplativa e adorante,
porta con sè ovviamente la possibilità di incontrare con più
frequenza e facilità le persone: l'accoglienza, l'ascolto,
la comprensione, la comunione di intenti, l'esortazione si
fanno strumenti per una missione certo spicciola e
quotidiana, umile, ma non per questo di poca importanza. Dal
contatto con i laici scaturisce poi la possibilità di una
proposta di un cammino più profondo e puntuale per chi si
sente chiamato a partecipare in modo più stretto al carisma
dell'Adorazione Perpetua. Missione delle Monache diventa
perciò anche quella di offrire spazi, tempi e modalità
perchè tali persone possano compiere questo cammino
spirituale. Una seconda modalità di missione si apre alle
Adoratrici quando sono in adorazione davanti all'Eucaristia.
Quale contenuto dare infatti alla preghiera? Sempre nell’«Esortazione»
troviamo:
«...che spasimanti per Voi imploranoqui in
terra lume, vera e stabileconversione agli Infedeli, agli
Increduli, ai Peccatori: conforto ed emendazione
perseverante ai penitenti, custodia ai giusti, esaltazione
della Santa Chiesa, e propagazione della Santa Fede, pace e
concordia fra i Principi Cattolici, salute e prosperità al
Sommo Pontefice, assistenza a chi ci guida, contento e vera
rimunerazione sì in Cielo che in Terra all’Insigne
Benefattore, a tutti eterna salvezza, copiose sopra a tutti,
ed a questo Santo Luogo le Celesti vostre Benedizioni»
(capo VII).
Eco non diversa è nel «Direttorio»
del 1814:
«...procurare, per quanto è possibile dal
canto vostro, la salute dell’anime, dirigendo a tal effetto
tutte le vostre preghiere, le vostre mortificazioni, tutt’i
vostri esercizi, e molto più l’adorazione perpetua a Gesù
Sacramentato, che ha per oggetto particolare di pregare per
la conversione de’ poveri peccatori, degl’Infedeli, ed
universalmente per tutt’i vantaggi di S. Chiesa; ch’è quanto
dire, per la santità del Clero, per la perfezione degli
Ordini Religiosi, e per la pace tra i Principi Cristiani »
(pag. 6).
«Vi domandiamo la conservazione del regnante
nostro Sommo Pontefice, la pace vera, e perfetta tra i
Principi Cristiani, l’estirpazione dell’Eresia, la
conversione de’ Peccatori, la perseveranza de’ Giusti, e
l’esaltazione della Santa Madre Chiesa »
(pag. 61).
«...e con fervorosa fiducia supplichiamo per
i bisogni di S. Chiesa sua sposa diletta, e Madre nostra
amorosa, per la Conversione degl’Infedeli, e peccatori, e
per la cristiana perseveranza...»
(pag. 73-74).
Nel «Direttorio»
è poi espresso un altro anelito della Madre, cioè quello di
vedere l'intera umanità inginocchiata in adorazione di Gesù
Eucaristia. Vi leggiamo infatti:
«Vi domandiamo finalmente, o Gesù nostro
amabilissimo, di dare a noi una viva fede della vostra
presenza reale in questo sublimassimo Sacramento, affinché
essendone convinte, e pienamente penetrate possiamo in esso
conoscervi, adorarvi, ed amarvi nel modo stesso, che voi lo
bramate, e con cui siamo noi obbligati a farlo; come ancora
di propagare in tutto il cristianesimo l’adorazione perpetua
di Voi Sacramentato nostro Signore, che avete voluta
cominciata, e stabilita in questa Capitale del Mondo
cattolico, e che,colla vostra grazia, si continui sempre a
maggior vostra gloria con tutto l’impegno, acciocché tanti,
i quali vivono nel mondo affatto dimentichi di Voi, vi
adorino in ispirito e verità in questo Sacramento di amore
sino alla consumazione de’ Secoli, e così sia»
(pagg. 61-62).
Desiderare - e pregare perché ciò avvenga -
la propagazione dell'Ordine dell'Adorazione Perpetua è
dunque far battere il proprio cuore all'unisono con quello
di Gesù, che desidera essere adorato come in cielo così in
terra (la Madre affida questa preghiera all'intercessione
della Madonna, come troviamo scritto nel «Direttorio»:
«Sopra tutto dovete pregarLa che vi ottenga
la grazia finale... come anche la propagazione del vostro
Istituto »
pag. 8).
Ella ben esprime questo anelito sia nel «Direttorio»
sia nelle «Aspirazioni
Amorose
».
Nel primo infatti vi troviamo scritto:
«Ah! Sì, Gesù mio, siate da tutti conosciuto,
adorato, amato, e ringraziato ogni momento nel Santissimo, e
divinissimo Sacramento»
(pag. 40; idem a pag. 78).
Nelle seconde:
«O amor mio, voi che potete tutto,
riscaldate, dilatate, infiammate tutti i cuori verso di Voi,
unico nostro Bene»
(n. 10).
«Gesù mio Sommo Bene, vorrei che tutto il
mondo vi amasse, anche a costo di molte pene e della mia
vita»
(n. 14).
Riassumendo, quasi in uno schema, quanto
emerge dai testi della Madre, potremmo così presentare:
1)
l’adorazione delle Monache garantisce la
possibilità di adorazione ai laici
2)
preghiera per:
* Infedeli
* Increduli
* Peccatori
* Atei
* Bestemmiatori
* Idolatri
* Fattucchieri
* Custodia e perseveranza dei giusti
* Chiesa
* Sommo Pontefice
* Pace tra i Principi Cristiani
* Santità del Clero e degli Ordini Religiosi
3)
ansia di vedere TUTTI in adorazione di Gesù
Eucaristia.
2. POSIZIONE DELLA CHIESA AL TEMPO DI MADRE
MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE CIRCA LE TEMATICHE
ESPRESSE AL N°.1
Per meglio comprendere Madre Maria Maddalena
è forse opportuno tracciare un brevissimo quadro della
situazione della Chiesa italiana nel sec. XVIII, in modo
tale da poter poi con più facilità far emergere quelle note
che la pongono in continuità con il vissuto ecclesiale del
suo tempo e quelle che invece risultano sue peculiarità,
sottolineature che Dio ha voluto fare nella storia tramite
il carisma dell'Ordine delle Adoratrici Perpetue. Gabriele
De Rosa, nel volume «Storia
dell'Italia religiosa»,
afferma:
«Forse potrà sembrare azzardato affermare che
c’è una continuità, di forme e di espressione più che di
contenuti, fra la crisi religiosa del XVI secolo, ben al di
là della stessa Riforma, e la crisi religiosa che va
all'incirca dalla guerra dei Trent’anni - caratterizzata da
una delle più funeste depressioni carica di paure, di fame e
di desolazione dell' Europa al XVIII secolo - alla vigilia
del triennio rivoluzionano. Dalla metà del XVII secolo, con
Alessandro VII, sino alla metà del XVIII secolo, la Chiesa
sembra ripiegarsi su se stessa; un cupo pessimismo
accompagna la fine della morale benigna. Non bastarono certo
i processi dell'Inquisizione né le visite apostoliche, né i
sinodi, né la bolla Unigenitus (1713) a contenere il fiume
delle voci più diverse di riforma religiosa che
attraversarono il cattolicesimo anche nel secolo dei Lumi.
Il Giansenismo combatté una guerra dura talvolta ingenerosa,
contro il probabilismo, il curialismo e la Compagnia di
Gesù: alla lunga non la vinse, ma riuscì rinunciando a poco
a poco al modello di Chiesa radicale e all'idea di un
ritorno alla Chiesa primitiva, a realizzare forme di
equilibrio fra l'originaria istanza, di alto rigorismo etico
e religioso, cristocentrica, e la considerazione più umana
della correzione graduale di una pratica religiosa ancora
devozionistica, prodotto di antiche compromissioni con il
sacro ».
(da: AAVV,
STORIA DELL'ITALIA RELIGIOSA,
Ed. Laterza, 1994; qui: G. De Rosa)
Alla fine del XVIII sec. si è praticamente
alla vigilia delle rivoluzioni liberali e del trionfo della
borghesia, nutrita di filosofia illuministica. Accanto a ciò
però non può essere dimenticata la situazione delle classi
popolari - contadini e pastori soprattutto - le quali vivono
in uno stato di grande necessità sia umana sia spirituale.
Emerge con forza il bisogno di una istruzione religiosa,
dunque di sacerdoti ben preparati e fortemente motivati,
disposti a stabilirsi tra loro (c
f r.
G.Orlandi,
«Storia dell'Italia religiosa»,
id.). È in questo contesto che nascono nuovi Istituti
Missionari; tra i numerosi citiamo i
Passionisti,
fondati nel 1728 da Paolo della Croce, perché sono quelli
con cui Madre Maria Maddalena stabilisce contatti stretti
nell'infanzia e nell’adolescenza, avendo essi una loro casa
proprio sul Monte Argentario. La loro missione è fortemente
cristocentrica, si rivolgono di preferenza alla gente di
campagna, adottano un linguaggio che, pur semplice, tenta di
stimolare alla riflessione. Nella «Vita
illustrata di S. Paolo della Croce»
viene riportato un singolare episodio avvenuto trentasette
anni prima della nascita di Madre Maria Maddalena proprio a
Orbetello. Non è azzardato supporre che la Madre muove i
suoi primi passi anche religiosi mentre la memoria
dell'episodio è ancora viva:
«Più numerosi poi furono i prodigi e più
straordinarie le conversioni, che si videro nella missione
fatta dal nostro Santo
(Paolo
della Croce)
in
Orbetello nel carnevale del 1733 (...). «Era la detta Città
in quei tempi soggetta a Carlo VI, imperatore d’Austria, e
la guarnigione di presidio era composta di soldati tedeschi,
tra i quali non pochi eretici. Dato principio alla missione,
il comandante generale, signor Marchese d’Espeyo Vera, uomo
religiosissimo che ben conosceva e stimava Paolo, ordinò ai
suoi soldati indistintamente di intervenirvi; ma con quale
frutto, se era diverso il linguaggio del missionario? Il
Signore però, che voleva la salute di quelle anime, rinnovò
nella persona del suo servo i prodigi altre volte operati
nella persona degli Apostoli e di altri santi uomini
apostolici ; poiché predicando il Santo in lingua italiana
era ben inteso da tutti, come essi stessi l'asserivano e
dimostravano coi fatti ; mentre quelli che erano infetti di
eresia, rimanevano così persuasi e compunti alle sue
prediche, che si affollavano intorno al palco, e davanti
alla numerosa udienza abiuravano i loro errori nelle mani
del santo missionario. Anzi si ha distinta memoria, che ben
sessanta di essi, fra luterani e calvinisti, detestando
sinceramente i loro errori, abbracciarono la religione
cattolica; ed uno di questi, giovane di età, volle ciò fare
nella maniera più solenne ed edificante.Colpito più degli
altri dalla luce delle verità evangeliche, salì sul palco, e
vincendo quell’ umano rispetto, che purtroppo trattiene
tanti dal ritirarsi dalla strada dell'errore, nella quale si
sono lasciati incautamente trascinare, disse ad alta voce e
con accento di profonda convinzione a tutto il popolo
commosso:
“Io
abjuro, detesto ed abbomino la setta, a cui sono stato
aggregato finora, come falsa; riconosco, credo e confesso,
che la Chiesa cattolica romana sia la vera Chiesa istituita
da Gesù Cristo”.
Ma non ostante sì luminosi esempi, uno di essi persisteva
ancora ostinato nella sua eresia, quando con un prodigio il
Signore si compiacque convertirlo. Nell'atto che egli
guardava il Crocifisso, col quale alla fine della predica il
nostro Santo benediceva l’uditorio, vide che quella sacra
immagine staccò la mano destra dalla croce, e benedisse
tutto il popolo. A tal vista il soldato, illuminato
interiormente, si compunse, detestò i suoi errori, ed entrò
cogli altri nel seno della vera Chiesa»
(da:
P.C.C.P.,
Vita illustrata di S. Paolo della Croce,
Scuola Tip. S. Caetano, Milano, 1917).
3. COME M. MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE
HA VISSUTO LE TEMATICHE EMERSE
Madre Maria Maddalena è donna molto sensibile
alle necessità della Chiesa e del mondo del suo tempo.
Sfogliando le pagine della «Positio»
troviamo infatti una evidente frequenza di identiche
sottolineature tematiche. Tra molte, Sr. Maria Lilia del
Costato di Gesù, Consorella di Madre Maria Maddalena nel
monastero di Ischia di Castro:
«La serva di Dio anelava assai di vedere
promossa la nostra Religione SS, e spesso c’inculcava, e
c’infervorava a pregare Iddio per la conversione dei non
Credenti».
(cfr.
Proc. Aquip.)
La deposizione di Isabella Baldeschi dimostra
come questa sensibilità permane in Madre Maria Maddalena
anche come Adoratrice Perpetua:
«La Serva di Dio mostrava una contentezza
somma allorché poteva a noi insinuare e parlare dei misteri
della nostra S. Fede; prendevasi ogni cura delle Neofite, ed
una giova20
ne Ebrea fatta cristiana venne a me
calorosamente raccomandata mentre abitavamo insieme nel
Palazzo Albani, nella mia seconda andata a Roma, affinché
l’avessi ben istruita, ed esercitata nelle pratiche di
pietà, conducendola ogni sera alla benedizione,e dandole
continui religiosi suggerimenti».
(Proc. Aquip.)
Le fa eco Suor Maria Cherubina della
Passione:
«Quando intendeva che la nostra Santa
Religione faceva progressi, si rallegrava molto, ed
inculcava alle sue religiose di molto pregare per la
propagazione della fede. Quando udiva il martirio di qualche
ministro della propaganda, ne godeva molto, e diceva: Oh
potessi io essere partecipe di simile sorte, ma non lo
merito! dove all’opposto molto si affliggeva quando udiva
dire, che qualcheduno era passato dalla Religione Cattolica
all’eresia».
(Proc. Taur.)
Le necessità della Chiesa del suo tempo sono
dunque ben presenti nel cuore e nella mente di Madre Maria
Maddalena. Vibra all'unisono con essa circa l'urgenza
missionaria e ha anche ben chiara la modalità con cui
rispondere all'appello, modalità determinata dalla sua
stessa vocazione di claustrale. Non si tratta però di una
preghiera «generica»:
Madre Maria Maddalena infatti fa dell'adorazione eucaristica
la modalità di orazione precisa e specifica per sé e per
l'Ordine che da lei nasce. Stare davanti al SS. Sacramento è
il modo proprio per partecipare alla missione della Chiesa
universale. Ancora, la missione è un annuncio il cui
contenuto è molto preciso: Gesù Cristo. Madre Maria
Maddalena concretizza immediatamente l'annuncio dentro le
coordinate specifiche del carisma ricevuto; nel «Direttorio»
del 1814 così si esprime:
«Egli
infiammi ancora i cuori di tutt’i fedeli, che vorremmo, che
pur essi fossero ora qui tutti uniti a noi, in ringraziarvi,
in adorarvi, ed amarvi talmente, che mai più foste offeso
colle lor colpe».
(pag. 76) Nel 1° paragrafo si è sottolineata la volontà
della Madre di ubicare i monasteri delle Adoratrici Perpetue
nel cuore della città. Che tale scelta sia missionaria viene
testimoniato da alcuni fatti accaduti proprio nella
primitiva Comunità di Roma e riportati nella «Positio».
Depone infatti Sr. Teresa del S. Cuore di Gesù:
«Accadde una volta, che un peccatore trovandosi nella nostra
chiesa in tempo della messa conventuale, ed al canto della
Salve Regina, la quale in parte si cantava fra la messa, si
sentì internamente commosso, e pentito de’ suoi peccati per
modo, che si convertì, e si diede a menar vita buona. La
Serva di Dio, avendo ciò inteso dal Confessore, chiamò tutte
le Monache, e ci raccontò il fatto dimostrandosi piena di
giubilo e di contento. Ugual giubilo, e contento mostrò pure
di provare la Serva di Dio allorché ci raccontò la
conversione di un soldato, il quale trovandosi nella nostra
chiesa dopo la benedizione, e sentendo a leggere un punto di
meditazione, che da noi si suol leggere ogni sera, diede
segni manifesti di pentimento, e si portò quindi a far la
sua confessione. Quanto sopra ho deposto in riguardo allo
zelo della gloria di Dio, e della salute dell'anime, da cui
si mostrò animata la Serva di Dio, colla quale io convissi
per lo spazio di dieci anni ed otto mesi circa, fui io
testimone oculare; mi venne poi riferito dal P. Baldeschi,
da Suor Marianna delle Piaghe, da Suor Maria Giuseppa, che
la Serva di Dio dimostrò ugual zelo, e maggior gloria di
Dio, e della salute delle anime durante tutto il tempo, che
stette nel Monastero d'Ischia ».
(Proc. Taur.)
4. NELL’OGGI: LE ATTUALI COSTITUZIONI DELLE
ADORATRICI PERPETUE E IL CONCILIO VATICANO II
Gli articoli delle Costituzioni attualmente
vigenti nell'Ordine delle Adoratrici Perpetue dedicati alla
missione sono il 22, 23, 24 e 25. In essi
viene ribadito il fatto che la missione propria dell'Ordine
si fonda sull'Eucaristia, mistero che le Adoratrici Perpetue
sono chiamate a vivere e a testimoniare. L'ansia missionaria
è ciò che vivifica la preghiera e l'immolazione, insieme
alla disponibilità ad offrire aiuto concreto alle persone
per la preghiera e la vita spirituale. Viene sottolineata
anche la disponibilità a fondare nuovi Monasteri in terra di
missione. Se la modalità propria dell'Ordine è l'adorazione
eucaristica e se le finalità di tale orazione sono state ben
indicate dalla stessa Madre Maria Maddalena, l'atteggiamento
con cui esprimere l'ansia missionaria non può non tenere
conto di quell'evento dello Spirito che è il
Concilio
Vaticano II.
Adeguata chiave di interpretazione della nuova sensibilità
post-conciliare - sensibilità che si radica certo con
soluzione di continuità nel passato, ma si apre anche in
modo nuovo al futuro - è quanto espresso nella «Gaudium
et spes»
ai nn. 40 e 44:
«Per svolgere questo compito, è dovere
permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di
interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo
adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni
interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e
futura e sulle loro relazioni reciproche. Bisogna infatti
conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue
attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso
drammatico».
(n. 4)
«La Chiesa cattolica volentieri tiene in gran
conto il contributo che, per realizzare il medesimo compito,
han dato e danno, cooperando insieme, le altre Chiese o
comunità ecclesiali ».
(n. 40)
«Come è importante per il mondo che esso
riconosca la Chiesa quale realtà sociale della storia e suo
fermento, così pure la Chiesa non ignora quanto essa abbia
ricevuto dalla storia e dall’evoluzione del genere umano.
L’esperienza dei secoli passati, il progresso della scienza,
i tesori nascosti nelle varie forme di cultura umana,
attraverso cui si svela più appieno la natura stessa
dell’uomo e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò è
di vantaggio anche per la Chiesa».
(n. 44)
L'anelito di Madre Maria Maddalena di vedere
l'intera umanità in adorazione davanti al SS. Sacramento può
già trovare compimento se l'Adoratrice Perpetua si apre e fa
spazio in sé a ciò che è espresso sempre nella «Gaudium
et spes»
al n. 1:
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le
angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di
tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze,
le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla
vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
Più volte è emersa la sensibilità della Madre
verso chi non crede. Al riguardo così il documento
conciliare «Nostra
Aetate
» si esprime:
«La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto
è vero e santo in queste religioni. Essa considera con
sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei
precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti
differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia
non raramente riflettono un raggio di quella verità che
illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è
tenuta ad annunciare, il Cristo che è “via, verità e vita”
(Gv 14, 6),
in cui
gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e
in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose. Essa
perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità,
per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci
delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla
fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e
facciano progredire i valori spirituali, morali e
socio-culturali che si trovano in essi ».
(n. 2)
«La Chiesa guarda anche con stima i musulmani
che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente,
misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della
terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di
sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche
nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la
fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non
riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come
profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta
pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno
del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini
risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e
rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le
elemosine e il digiuno. Se, nel corso dei secoli, non pochi
dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani,
il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a
esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a
difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la
giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà».
(n. 3)
«Essendo perciò tanto grande il patrimonio
spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro
Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua
conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli
studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo».
(n. 4)
Non meno appassionata è la preghiera di Madre
Maria Maddalena per i membri delle Chiese Sorelle e per i
cristiani appartenenti alle Comunità della Riforma. Nella «Unitatis
Redintegratio»
così si esprime il Concilio Vaticano II:
«Siccome
oggi, sotto il soffio della grazia dello Spirito Santo, in
più parti del mondo con la preghiera, la parola e l’azione
si fanno molti sforzi per avvicinarsi a quella pienezza di
unità che Gesù Cristo vuole, questo santo Concilio esorta
tutti i fedeli
cattolici perché, riconoscendo i segni dei tempi,
partecipino con slancio all’opera ecumenica. «Per
“movimento ecumenico”
si
intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a
promuovere l’unità dei cristiani, secondo le varie necessità
della Chiesa e secondo le circostanze. Così, in primo luogo,
ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e opere che non
rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei
fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue
relazioni con essi. Poi, in riunioni che si tengono con
intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese
o comunità, il
“dialogo”
condotto
da esponenti debitamente preparati, nel quale ognuno espone
più a fondo la dottrina della propria comunione e ne
presenta con chiarezza le caratteristiche. Infatti con
questo dialogo tutti acquistano una conoscenza più vera e
una stima più giusta della dottrina e della vita di ogni
comunione. Inoltre quelle comunioni vengono a collaborare
più largamente in qualsiasi dovere richiesto da ogni
coscienza cristiana per il bene comune, e possono anche,
all'occasione, riunirsi per pregare insieme. Infine, tutti
esaminano la loro fedeltà alla volontà di Cristo circa la
Chiesa e, com’è dovere, intraprendono con vigore l’opera di
rinnovamento e di riforma.(...) I fedeli cattolici
nell’azione ecumenica si mostreranno senza esitazione pieni
di sollecitudine per i loro fratelli separati, pregando per
loro, parlando con loro delle cose della Chiesa, facendo i
primi passi verso di loro. E innanzi tutto devono essi
stessi con sincerità e diligenza considerare ciò che deve
essere rinnovato e realizzato nella stessa famiglia
cattolica, affinché la sua vita renda una testimonianza più
fedele e più chiara della dottrina e delle istituzioni
tramandate da Cristo per mezzo degli apostoli».
(n. 4)
«Bisogna conoscere l’animo dei fratelli
separati. A questo scopo è necessario lo studio, e bisogna
condurlo con lealtà e benevolenza. I cattolici debitamente
preparati devono acquistare una migliore conoscenza della
dottrina e della storia, della vita spirituale e liturgica,
della psicologia religiosa e della cultura propria dei
fratelli. A questo scopo molto giovano le riunioni miste,
con la partecipazione di entrambe le parti, per dibattere
specialmente questioni teologiche, dove ognuno tratti da
pari a pari, a condizione che quelli che vi partecipano,
sotto la vigilanza dei vescovi, siano veramente competenti.
Da questo dialogo apparirà più chiaramente anche la vera
posizione della Chiesa cattolica. In questo modo si verrà a
conoscere meglio il pensiero dei fratelli separati e a loro
verrà esposta con maggiore precisione la nostra fede».(n.
9)
Anche nel recente documento «Verbi
Sponsa»
è ribadita la missione specifica affidata alle claustrali;
vi leggiamo infatti:
«Il contributo concreto delle monache
all’evangelizzazione, all’ecumenismo, allo sviluppo del
Regno di Dio nelle varie culture, è eminentemente
spirituale. [..] E poiché chi diventa assoluta proprietà di
Dio diventa dono di Dio a tutti, per questo la loro vita “è
veramente un dono che si situa al centro del mistero della
comunione ecclesiale, accompagnando la missione apostolica
di quanti si affaticano nell’annuncio del Vangelo”.
«Soltanto nella prospettiva della vera e fondamentale
missione apostolica loro propria, che consiste
nell’“occuparsi di Dio solo”, i monasteri possono, nella
misura e secondo le modalità che convengono al proprio
spirito e alla tradizione della propria famiglia religiosa,
accogliere quanti desiderano attingere alla loro esperienza
spirituale o partecipare alla preghiera della comunità. Con
animo libero e accogliente,
“con la
tenerezza di Cristo”,
(52)
le monache portano in cuore le sofferenze e
le ansie di quanti ricorrono al loro aiuto e di tutti gli
uomini e le donne. Profondamente solidali con le vicende
della Chiesa e dell’uomo d’oggi, collaborano spiritualmente
all’edificazione del Regno di Cristo perché
“Dio sia tutto in tutti”
(1 Cor 15, 28)».
(nn7-8)
Sia in relazione al dialogo ecumenico sia a
quello interreligioso, proprio per la particolare
sensibilità mostrata da Madre M. Maddalena, alle Adoratrici
Perpetue è dunque chiesta innanzitutto una formazione
personale adeguata, consistente in una conoscenza comparata
della tradizione Occidentale e di quella Orientale
(patrologia, liturgia, vita monastica, cristologia,
pneumatologia, mariologia, ecclesiologia, ecc); studio
ovviamente effettuato su testi non solo di matrice
cattolica, ma anche delle Chiese Sorelle, delle altre
Comunità cristiane come, infine, delle altre tradizioni
religiose. Soprattutto per quanto riguarda il dialogo
ecumenico, è importante anche la conoscenza personale con
fratelli delle Chiese Ortodosse e delle Comunità della
Riforma; presso il Monastero o la Chiesa delle Adoratrici
Perpetue possono essere organizzati momenti di scambio di
esperienze, di confronto su tematiche varie (seminari,
conferenze, manifestazioni varie, ecc.), nonchè incontri di
preghiera vissuti insieme, allargati naturalmente anche ai
laici. Non esula dalla loro vocazione contemplativa la
partecipazione, nelle modalità ovviamente compatibili con la
vita di clausura, alle iniziative diocesane o comunque del
territorio. Un’ultima sottolineatura è quella circa
l'attenzione che Madre Maria Maddalena riserva all’ambito
della politica. La sua storia personale infatti la porta ad
avere contatti - diretti o mediati - con esponenti di tale
mondo e più volte prega ed esorta a pregare per i Principi
cristiani, perché garantiscano uno stato di tranquillità, in
modo che la vita quotidiana possa fluire tranquilla. Tra
infiniti, citiamo il messaggio di Giovanni Paolo Il per la
Giornata Mondiale della Pace 2004, nel quale viene
sottolineata, tra l'altro, l'importanza della preghiera:
«Rilevante è stato, nel corso dei secoli, il
contributo dottrinale offerto dalla Chiesa, mediante la
riflessione filosofica e teologica di numerosi pensatori
cristiani, per orientare il diritto internazionale verso il
bene comune dell’intera famiglia umana.
In particolare, nella storia contemporanea i Papi non hanno
esitato a sottolineare l’importanza del diritto
internazionale quale garanzia di pace, nella convinzione che
“un frutto di giustizia viene seminato nella
pace per coloro che fanno opera di pace”
(Gc 3,18).
Su
tale via è impegnata, mediante gli strumenti che le sono
propri, la Chiesa, alla luce perenne del Vangelo e con
l’ausilio indispensabile della preghiera ».
(n. 8)
Se la preghiera è sempre e comunque il primo
e fondamentale aspetto della vocazione delle Adoratrici
Perpetue, è buona cosa se ad essa fa seguito l'impegno per
una conoscenza adeguata delle contemporanee correnti di
pensiero, come anche la loro disponibilità per incontri,
scambi, confronti su temi di comune interesse.
La moderna tecnologia infine, oltre a quella
più tradizionale dell’editoria, offre preziosissimi
strumenti che permette alle Adoratrici Perpetue di portare
il proprio contributo culturale e spirituale per la
rievangelizzazione della società e la partecipazione alla
costruzione della civiltà dell’amore. È in questa ottica che
si colloca la Rivista trimestrale della Federazione Italiana
delle Adoratrici Perpetue «Nel
Cuore del Lume»,
nonchè la partecipazione - con
interventi e articoli a vario livello - a siti internet e
testate varie.
INDICE
Introduzione
1.
Analisi dei testi di Madre Maria Maddalena
dell'Incarnazione »
2.
Posizione della Chiesa al tempo di M. M.
Maddalena dell'Incarnazione circa le tematiche espresse al
N.1 »
3.
Come M. M. Maddalena dell’Incarnazione ha
vissuto le tematiche emerse »
4.
Nell'oggi: le attuali Costituzioni delle
Adoratrici Perpetue e il Concilio Vaticano II »
FINITO
DI STAMPARE I L 26 GIUGNO
2005
-
GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE
DEL
DECRETO
D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE
A I
MONASTERI
SPAGNOLI
(1985) -
COI T I
P I DELLA TIPOLITOGRAFIA
NAZIONALE SAI DI
VIGEVANO
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