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La Spiritualità
dell’Ordine
delle
Adoratrici Perpetue
del
SS.mo
Sacramento
fondato da Madre
Maria
Maddalena
dell’Incarnazione
4
La
Spiritualità di un Ordine Religioso è
l’espressione
della sapienza accumulata
da coloro che
hanno preceduto un cammino
e attraverso
la loro esperienza e la
loro
intelligenza, trasmesso con l’esempio
e con la
dottrina, attualizzata poi
secondo le
circostanze di tempo e di luogo
per poter
proseguire più facilmente e
sicuramente il
fine dell’Ordine.
La Spiritualità .PDF
©
Federazione delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
Anno dell’Eucaristia 2004-2005
I. CARATTERI DELLA SPIRITUALITÀ

Nota distintiva della spiritualità
delle Adoratrici Perpetue è che tutto deve
gravitare intorno a Gesù Eucaristia.
Questa è la peculiarità del cammino tracciato
da Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione per le sue figlie
spirituali. Esse sono Spose di Gesù, consacrate a Lui
presente nel Sacramento dell’Eucaristia.
Tutto deve essere vissuto in una piena
appartenenza al Signore, accogliendo in ogni istante il suo
amore e rispondendo con l’amore e l’adorazione perpetua.
È questa la risposta dell’adoratrice al dono
che Gesù ha fatto di sè nell’Ultima Cena: «Avendo amato i
suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13, 1).
«La vostra devozione verso il SS. Sacramento dell’Altare
- dice la Madre – sia
straordinaria, ed il vostro alimento, mentre è la speciale
vostra occupazione, e quella che forma il carattere
particolare del vostro S. Ordine, come perpetue sue
adoratrici»...1 Negli scritti
della Madre tornano frequenti effusioni di amore: «amare
la penitenza... privarsi delle comodità anche le più
lecite... per amore di Gesù Sacramentato; ...amorosa
presenza a Gesù Sacramentato; ...sempre avere per fine la
gloria di Gesù Sacramentato; 2 ...servire
e corteggiare Gesù Sacramentato3
...».
Di questo è ricolma la sua anima, questo è il
sapore di cui è impregnata la sua vita spirituale, lo stesso
sapore che vuole trasmettere alle sue figlie. Così lei
stessa domanda a Gesù: «Ti prego di
venire quotidianamente dentro di me per saziarmi di Te,
perché io sappia di Te».4
I due pilastri
che sostengono il rapporto ininterrotto col
SS. Sacramento sono la fede e l’amore. Innanzitutto la
fede: la presenza reale di Gesù nel Sacramento
dell’altare è mistero della fede e la Madre lo
richiama spesso nei suoi scritti. Ne diamo qualche esempio:
dobbiamo adorare «col lume della
Fede il nostro celeste Sposo Gesù Sacramentato »5
;
dobbiamo
«considerare le grandezze di questo nostro Gesù, Iddio e
uomo nascosto6
...O Fede santa, occupa i nostri cuori, fa’
che siano tutti accesi di fiamma tale che anelino in tutti i
momenti di unirsi a questo Bene infinito»7
... «Noi possiamo ogni volta che a
noi piace accostarci a Lui e parlargli cuore a cuore senza
che alcuno possa impedircelo »... «in qualunque situazione
ci troviamo, la Fede ci fa vedere che è a noi realmente
presente... Gesù Cristo ci vede sempre e noi siamo sempre a
Lui presenti, quando con la viva fede siamo tutti intenti a
Lui... La fede ci insegna che Egli si trova realmente nelle
nostre chiese come alla destra del Divin Padre... La fede ce
lo fa vedere che sta in Corpo Sangue Anima e Divinità così
grande, così potente come lo è in Paradiso»...8
E con la fede, l’amore: questa è la seconda
nota caratteristica della spiritualità delle
Adoratrici Perpetue, come la si coglie anche nelle
Aspirazioni amorose della Madre, là dove dice per
esempio: «Voglio amarti coraggiosamente, confidentemente,
teneramente, efficacemente »...
«Non voglio respirare che amore, non
voglio vivere che d’amore, voglio consumarmi e morire per
dolce violenza di puro amore »... «Fa’ che io viva in
Te, diventi simile a Te, unicamente sospiri e aneli a Te»...
È lo stesso amore che la Madre suggerisce
alle figlie, come scrive nelle Costituzioni del 1818
p. 39: «Le adoratrici devono
unicamente bramare di piacere a Gesù Cristo loro Sposo,
amandolo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le
forze e amando il prossimo come loro stesse».9
Nel Direttorio del 1814, là dove si
parla della devozione delle Adoratrici (p. 11), si legge: «Essendo
voi le adoratrici perpetue di quel Dio che è il cibo dei
forti nella divina Eucaristia, la vostra devozione deve
essere forte... [essa] consiste in pensare a Dio, parlare
di Dio, trattenersi continuamente con Dio e far tutto per
Dio, senza cercare gusti e consolazioni».
Questo è precisamente quel «puro amore » a
cui la Madre stessa anelava. E ancora: «Una vera
Adoratrice Perpetua dovrebbe essere un’accesa Serafina
nell’ amare e adorare Gesù Sacramentato».10
Come i Serafini, deve stare sempre attorno al
trono del Signore [per lei, Gesù esposto] e proclamarne le
lodi ripetendo con loro:Santo, santo, santo è il Signore
degli eserciti - tutta la terra è piena della sua gloria.
Per arrivare a questo la via da percorrere è quella del
sacrificio totale di sè. Madre Maria Maddalena, nel
tracciarla alle sue figlie, alterna, agli inviti all’amore,
le esortazioni: ella è maestra di spirito, maestra per chi
vuole seguirla nel cammino dell’adorazione perpetua e non
nasconde che tale cammino si fonda, oltre che sul lume della
fede, sulla rinuncia. La via alla santità che ella propone,
con mano materna ferma e dolce nello stesso tempo, pone
particolarmente l’accento sull’amore, che è la forza
da cui si è sostenuti nel cammino: omnia vincit amor!
Sa che il cammino non è facile, ma se rimane accesa la
fiamma dell’amore, non ci si tira mai indietro e si è pronti
a dare «tutto». Questo aggettivo tante volte ripetuto nei
suoi scritti, si potrebbe dire il leit-motiv che sostiene il
suo pensiero. Non è questo, del resto, il fulcro
dell’ispirazione da lei ricevuta? Gesù «voleva
in questo santo Istituto tutta la corrispondenza e quell’
assolamento con Lui, Dio del nostro cuore, che rendesse
ognuna di loro [ogni Adoratrice] degna del suo amore».11
Gesù è,
e deve essere, il tutto dell’adoratrice. L’anima
talvolta può essere affamata, assetata (di verità, di amore)
o afflitta, dubbiosa, depressa, stanca; deve cercare
conforto solo in Gesù. La Madre lo fa intendere attraverso
un «amoroso invito» di Gesù stesso: «Ah!
sì (dice a voi Cristo Gesù), o mie Spose, ...dall’Altar del
Calvario mi trovo in questo altare Eucaristico; vittima
sanguinante là fui a vostro riscatto, qui sono Ostia
incruenta per vostro amore... io sono quel vostro Sposo,
quel Redentore, quel Padre e quel vostro Dio, che essendo
voi dubbiose, mi farò vostro consigliere, se afflitte vostro
consolatore, se timorose vostro conforto, se tribolate
vostro avvocato, nei vostri obblighi aiuto, e contro i
vostri nemici protettore e difesa. Io stesso vi servirò di
cibo se siete fameliche, di bevanda se siete sitibonde, di
sicuro ricovero se siete perseguitate. «Corteggiatemi
dunque... Date questo compiacimento al divino mio cuore:
onorate così il mio Sacramento»... «siate le Adoratrici
Perpetue di me, amore vostro Sacramentato».12
Il rapporto dell’anima adoratrice con Gesù
non può essere che improntato sull’amore! Oltre la fede e
l’amore la terza nota caratteristica è la
missionarietà. La Clausura è strettamente legata al
desiderio dell’adoratrice di diventare una cosa sola con
Gesù; Madre Maria Maddalena ne mette in risalto il
significato e il valore nelle ultime pagine degli
Avvertimenti di Perfezione dove dice che la clausura è:
«custode vigilantissima dei voti, dei buoni propositi e
di ogni virtù religiosa. La si osserva tenendo il proprio
cuore sempre chiuso al secolo… per poterlo avere
continuamente aperto al celeste Sposo Gesù Sacramentato...
La religiosa ... è un giardino di delizie di Dio, giardino
chiuso a tutto e aperto solo a Lui che ne vuole essere il
padrone assoluto. Ma deve essere chiuso due volte: cioè in
clausura oltre al corpo sia chiuso anche il cuore, dove
Egli, che è Re, vuole dimorare e regnare da solo» ...
perciò bisogna tener «chiuso il
cuore e la mente a ogni cosa del secolo che stacca e
allontana da Dio».13
“Tener chiuso il cuore e la mente da ogni
cosa che allontana da Dio»,
non quindi, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare,
chiuso all’amore per i fratelli, anzi! «Chi non ama il
proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede»
(1Gv 4, 20).
Nell’ultimo paragrafo dell’Esortazione esplicitamente
la Madre sottolinea come l’amore a Dio e ai fratelli siano
strettamente legati fra loro e inseparabili; proprio perché
le Adoratrici sono ardenti di amore per Gesù, è certa che
nelle loro preghiere esse
«implorano lume, vera e stabile conversione agli eretici,
agli scismatici, ...agli increduli, ai peccatori; conforto
ed emendazione perseverante ai penitenti, custodia ai
giusti; esaltazione della Santa Chiesa...; pace e concordia
tra i Prìncipi cattolici; salute e prosperità al Sommo
Pontefice; assistenza a chi ci guida; ...a tutti eterna
salvezza;...copiose ...le celesti Benedizioni».14
La Madre non comanda, ma quale sua figlia non abbraccerebbe
tutta l’umanità in questo amore universale che rende
veramente il povero piccolo cuore umano simile al cuore
paterno di Dio infinitamente amante?
Del resto nel Direttorio del 1814,
pag. 6, è indicato come uno dei fini dell’Istituto (oltre a
quello di cercare Dio in tutte le cose e impegnarsi a
diventare sempre più perfette) quello di
«procurare, per quanto è possibile... la
salute delle anime, dirigendo a tale effetto tutte le vostre
preghiere, le vostre mortificazioni, tutti i pii vostri
esercizi e molto più l’adorazione perpetua a Gesù
Sacramentato che ha per oggetto particolare di pregare per
la conversione dei peccatori...».
Ma l’Adoratrice è chiamata specificamente ad
accogliere il carattere missionario ed universale
dell’Eucaristia, come dice la Madre:
«rimanga pur anche in voi viva sempre la
brama di veder presenti a questa nostra adorazione uniti in
uno stesso spirito di fede e comunione cattolica, ed accesi
del santo amore tutti gli infedeli, ...gli eretici e gli
altri tutti che... vivono immersi nella cecità e
nell’empietà».
(Esortazione
§V).
«O amor mio, Tu che puoi tutto, riscalda,
dilata, infiamma tutti i cuori verso di Te unico nostro Bene».
(Aspirazioni n° 10). «Gesù mio Sommo Bene, vorrei
che tutto il mondo ti amasse anche a costo di molte mie pene
e della mia vita». (Aspir. n° 14) «Oh
amore, amore, sii da tutti conosciuto, adorato, ringraziato
ogni momento in codesto divinissimo Sacramento».
(Esort. §
VI)
Invocazione, questa, che dovrebbe essere il
respiro e il sospiro dell’anima adorante.
II. GESÙ NELL’EUCARISTIA: VITA E GRAZIA
La dottrina spirituale di Madre Maria
Maddalena si può così sintetizzare:
L’ADORATRICE DEVE VIVERE PER GESÙ
EUCARISTIA CON GESÙ EUCARISTIA IN GESÙ
EUCARISTIA
1. PER Gesù Eucaristia
Una sintesi della spiritualità
dell’Adoratrice è tracciata dalla Madre nell’Esortazione
alle Figlie.15
In essa è messo in risalto innanzitutto il
«gran compiacimento» che l’adorazione ininterrotta darà a
Gesù e subito dopo introduce direttamente nel cammino da
percorrere con le parole: «Eccoci pertanto, Figlie mie
benedette, nella sorte dei Serafini, adorando con il lume
della S. Fede il nostro Celeste Sposo Gesù Sacramentato ».
Esse vengono esortate pertanto ad offrirsi seriamente
per mettere in pratica quanto viene indicato: abbandono
totale in Lui, unione continua con Lui, lasciando tutti i
pensieri terreni, perché i pensieri dell’Adoratrice devono
essere esclusivamente per Lui, la cui volontà si deve
compiere in tutti i momenti della giornata; desiderio di
stargli vicino («Quanto è amabile la sua divina presenza,
quanto desiderabile lo stargli vicino!»); affetti
diretti totalmente a Lui, perché di Lui [l’anima] deve
essere innamorata sino a desiderare di «morire di puro
amore» per Lui, anelando tutti i momenti di unirsi a
questo Bene infinito; desiderare con tutto il proprio
spirito d’esser «saziata di Lui», per «sapere di Lui», per
essere tutta sua; essere umile e sincera; odiare il peccato;
stare con rispetto e venerazione alla presenza del
Signore... E inoltre riparare: dargli «tutto quel
contento e tutta quella gloria che gli tolgono i peccatori»,
ricordando «che il suo divin cuore resta trafitto dai
peccati del mondo e dai nostri»16... e poi intercedere per
tutti, per chi vive già nella fede e per chi ne è lontano o
addirittura nemico; qui sentiamo l’eco dell’invocazione
della Madre: «O amor mio, tu che puoi tutto, riscalda,
dilata, infiamma tutti i cuori verso di Te, unico nostro
Bene». Questa traccia è poi precisata, ampliata,
ripetuta negli altri scritti, in particolare negli
Avvertimenti di Perfezione, nelle Istruzioni sui 26
Avvertimenti e nel Direttorio del 1814.17
Nell’allocuzione che precede gli
Avvertimentidi Perfezione, la Madre dice chiaramente (e
avvalora le sue parole affermando «ho stimato bene in
Gesù Sacramentato») che le pratiche virtuose da lei
indicate sono «mezzi necessari per conservare lo spirito
del S. Istituto e divenire ...vere Adoratrici» e ne
mostra i frutti: «Se voi, mie Figlie, le osserverete
scrupolosamente, ...il fervore regnerà sempre nelle vostre
azioni, ...sarete mortificate nei sentimenti, soggette alla
ragione, staccate dagli affetti terreni e tutte sarete
impegnate nella custodia ed osservanza della S. Regola,
delle Costituzioni e delle pie Costumanze». Le pratiche
virtuose18 a cui fa riferimento la Madre sono: obbedienza,
spirito di sacrificio, annientamento, povertà, umiltà,
pazienza, silenzio, retta intenzione, carità, dolcezza e
soavità, desiderio di Dio, devozione a Gesù Eucaristia e
continua unione con Lui, pensare solo ad amarlo... Madre
Maria Maddalena ribadisce poi la necessità di «usare somma
diligenza per entrare nello spirito dell’Istituto e
regolarsi secondo questo spirito in tutto ciò che si deve
fare sia di giorno che di notte nel servire e corteggiare
Gesù Sacramentato »... e aggiunge:
«il vostro cuore rimarrà tranquillo anche in
mezzo al patire che Gesù vi darà per la perfetta
purificazione della vostra anima... godrete sempre quella
vera bella pace e devozione di cui gode l’anima delle
Religiose perpetue Adoratrici di Gesù nel divinissimo
Sacramento».
Conclude gli Avvertimenti con le
Riflessioni da farsi... in preparazione alla professione
solenne, «vero e reale sposalizio, ossia... solenne e
irrevocabile donazione di se stessa e della propria libertà,
...a Cristo Gesù». Ne riportiamo alcune: «Gesù vi
eleva ad essere sue dilette Spose, mentre voi non
riconoscete in voi stesse che indegnità, bassezza e povertà:
infatti al confronto di un Dio, che cosa siete mai voi, se
non un puro niente?» ...perciò «molti atti di
umiltà... spesso genuflesse lo adorerete e con lacrime
dolcissime gli renderete infiniti ringraziamenti »...
dovete fargli «una corte continua nell’adorarlo»...
«Pregherete... che voglia ornarvi
di nuovi santi abiti; questi vi facciano risplendere adorne
di tutte quelle prerogative e vere virtù che, come vesti
preziose, vi rendano... belle davanti a Lui...».
«A Lui vi sforzerete sempre di dare prove di
fedeltà e di amore».
Custodite i voti di castità, povertà,
obbedienza «con somma vigilanza nel
paradiso terrestre della clausura, che è la quarta cosa che
promettete a Gesù Dio e Uomo e vostro Sposo Sacramentato».
...«Gesù vi ha amorosamente chiamate... Egli vi vuol dare
celesti ricchezze e la gloria del S. Paradiso... Spogliatevi
dunque della terra e del mondo... Farete... spesso offerta
di voi stesse a Lui... rinunciando per amor suo a tutto ciò
che non riguarda il bene della vostra anima, né vi fa
perfette nella vita comune della vostra Regola». «Non
bramerete altro che di essere... quella Religiosa Adoratrice
che, seguendo le orme del Crocifisso suo bene Gesù
Sacramentato, si sforza sia di notte che di giorno, di
imitarlo nella pratica di tutte le virtù da Lui insegnate e
di acquistare il vero spirito di così santo Istituto per
osservarle sempre e pienamente»... «dovete riconoscere
sempre nella persona della vostra Superiora il benedetto Dio
che adorate nel Sacramento Eucaristico».... «Ciascuna...
deve voler rispondere fedelmente al fine della sua
vocazione, per piacere al suo celeste e diletto Sposo Gesù
Sacramentato e, col suo buon esempio, deve incitare anche le
altre consorelle a servirlo sempre meglio, lodandolo,
adorandolo e glorificandolo con suo infinito compiacimento».
2.
CON Gesù Eucaristia
La sostanza, l’essenza, la sublimità della
vita spirituale delle Adoratrici Perpetue è contenuta in
quelle pagine del Direttorio del 1814 nelle quali la
Madre indica come l’Adoratrice deve partecipare alla S.
Messa: qui è detto sostanzialmente che la vita
dell’Adoratrice deve essere una mistica Messa. Madre
Maria Maddalena, pur dicendo «sentire la Messa »,
come si usava dire allora, esorta le sue Figlie alla più
alta, profonda partecipazione al Sacrificio Eucaristico. «La
Messa è una rinnovazione del Sacrificio fatto da Gesù
Cristo. In quello si sacrificò Egli senza di noi a nostra
redenzione; ma in questo, sopra l’Altare, vuole che anche
noi ci offriamo in sacrificio per Lui e con Lui, a gloria
dell’Eterno suo Padre, affinché, essendo sue membra,
facciamo insieme con Lui nostro capo, un medesimo corpo e
una medesima vittima, formando così un Sacrificio completo,
per mezzo del quale non solo siamo giustificati, ma
diventiamo altresì grati a Sua Divina Maestà, in virtù di
quella ineffabile unione che si contrae con Gesù medesimo,
autore di ogni santità e oggetto delle divine compiacenze...
È ben giusto che, vedendolo noi annientato per la nostra
salvezza, ci annientiamo anche noi, distaccandoci affatto da
noi medesime per vivere unicamente per Lui, e in Lui, nostra
vita, nostro centro ed eterna nostra felicità».
Nella terza preghiera eucaristica della
Messa, nella memoria della nostra comunione con Gesù, così
si prega il Padre: «Egli faccia di noi un sacrificio perenne
a te gradito».
3. IN Gesù Eucaristia
La Chiesa è il Corpo mistico di Cristo: Lui
il Capo e i fedeli le membra. Nella Preghiera Eucaristica
III, per esempio, si chiede espressamente a Dio di poter
essere in pienezza Corpo di Cristo: «A noi che ci nutriamo
del suo Corpo e del suo Sangue, dona la pienezza dello
Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo un solo corpo e
un solo spirito». È questa unione in Cristo che fa la
comunione dei santi, che dà significato e spessore alla
carità. Per questo le Adoratrici Perpetue devono vivere in
Gesù, e in più, come specifica vocazione, vivere in Gesù
presente nel Sacramento dell’Eucaristia. Così esse entrano
in quella corrente di carità che le unisce tra loro e rende
perpetua la loro adorazione: ogni loro comunità, pur nel suo
piccolo, è Corpo mistico di Cristo e perciò, ognuna di loro,
quando è nel proprio turno di adorazione, porta con sé tutte
le altre e quindi tutte, sempre, sono presenti e prostrate
in adorazione davanti al SS. Sacramento. Nello stesso tempo
in Gesù esse devono sentirsi unite anche al grande Corpo
mistico che è la Chiesa e specialmente a tutte le persone
che, nel mondo, mosse dalla fede e dall’amore
all’Eucaristia, sono in quelle stesse ore prostrate in
adorazione. Le Adoratrici rinnovano il ricordo di questa
unione nella preghiera di ogni giorno: «Signore mio Gesù
Cristo... aumenta in me e in tutti coloro che ti adorano
l’amore, la fede, la venerazione per questo tuo ineffabile
mistero... mi unisco alle consorelle che in questa notte ti
adorano e a quanti in qualsiasi luogo della terra ti onorano
specialmente con la celebrazione del santo Sacrificio ».
Questa unione d’anime e d’ideale è messa
particolarmente in risalto da Madre Maria Maddalena nel
Direttorio del 1814. A pag. 6 si legge:
«Siccome il SS. Sacramento dell’Altare... è
un Sacramento di unità, ...così è ben giusto che quelle
persone, le quali si sono dedicate per star di continuo ai
piè de’ sacri Altari, siano conformi al loro Capo che è il
Superiore e tra loro stesse... in modo che l’uniformità
esteriore del loro Capo e delle loro costumanze rappresenti
l’unità interiore di questo ineffabile Mistero».
E a pag. 30 si legge: «Chi è mossa ad
abbracciare questo Santo Istituto ha molto da rallegrarsene,
perché qui unite tutte insieme in uno stesso spirito di
carità, si rende a Gesù Cristo quel culto perpetuo che non
gli può dare ciascuna persona in particolare». «La carità,
che è una virtù unitiva, di molte persone che amano ne forma
una sola; cosicché, essendosi tutte unite insieme per una
santa mozione e pio affetto, che le trasporta verso questo
mistero, di adorare il Signore senza intermissione,esse non
altro sono che un corpo mistico e una sola persona ai piedi
del Sacro Altare». Un’anima sola e un cuor solo protesi
verso Dio, dice S. Agostino nella sua Regola, ma ancora una
volta vediamo qui espressamente sottolineata la particolare
spiritualità delle Adoratrici: protese verso Dio, ai piedi
del Sacro Altare. Esse vivono in una comunità, che permette
loro di «adorare Gesù senza interruzione», «fare una
perpetua adorazione a Gesù nel SS. Sacramento», che è il
loro modo specifico di vivere protese verso Dio. La carità
continua anche dopo la morte: «La
carità è quella che ci unisce fra noi e non potendosi essa
togliere con la morte, che anzi si perfeziona in cielo,
così... in paradiso... [le Adoratrici] non mancheranno di
pregare per le loro consorelle che sono qui in terra... e di
domandare... che... abbiano la stessa sorte di goderlo nella
sua gloria dopo che per molto tempo lo avranno adorato,
lodato ed amato nel mondo, senza vederlo visibilmente, e che
con la loro viva fede si saranno meritate quelle grazie, che
Iddio ha sempre promesso a coloro che avranno in lui creduto
fermamente». (Direttorio
1814 pag. 32)
Il desiderio di Madre Maria Maddalena che si
giunga a conoscere, amare, lodare, ringraziare Gesù vivo e
presente nel SS. Sacramento, è un anelito profondamente
radicato in lei, si estende a tutti e, nell’unione
d’anime con i laici, si realizza l’adorazione di tutto il
Corpo mistico a Cristo Signore che, per mezzo dello Spirito,
ci introduce all’Adorazione del Padre.
1
Direttorio 1814
pag. 11
2
Avvertimenti di Perfezione
pp. 13; 19; 21
3
26 Avvertimenti
VIII
4
Esortazione
§ VII
5
Esortazione
§ II
6
«In cruce latebat
sola deitas, at hic latet simul et humanitas
» canta S. Tommaso d’Aquino.
7
Esortazione
§ V
8
Direttorio 1814
pp. 25 ss.
9
E non sarà proprio per l’accento posto
sull’amore che Madre Maria Maddalena ha scelto per il suo
Ordine la Regola di S. Agostino, introdotta appunto
dall’esortazione: «Prima di ogni altra cosa, sorelle
carissime, amiamo Dio e amiamo il prossimo, perché sono
questi i principali comandamenti datici dal Signore»?
10
26 Avvertimenti
N° 25
11
Baldeschi. Breve Istoria... c. XII
12
Direttorio 1814
p. 3
13
Avvertimenti di perfezione,
Riflessioni § VIII
14
Esortazione
VII
15
L’Esortazione non si può pensare se
non come una «primissima» espressione dell’ispirazione
ricevuta da Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione nel
giovedì grasso del 1789. Scrive Madre Maria Diletta Manera,
Adoratrice Perpetua, nel commento all’Esortazione
(1987): in essa Madre Maria
Maddalena affida alle figlie «quello che per molto tempo
è stato il suo segreto, vissuto in lunghe ore di preghiera
sofferta e di martirio nascosto, passato attraverso mille
prove, purificato e temprato nel crogiolo dell’attesa e
delle contraddizioni».
16
«Il mondo ingrato ti va offendendo.
Ascolta mio sommo Bene questa anima che per Te muore
languendo» (Aspir. n° 7)
17
Gli Avvertimenti di Perfezione sono
del 1812, cioè del tempo dell’esilio a Firenze, quindi
appartengono anch’essi alle origini, alle ispirazioni prime;
le Istruzioni sui 26 Avvertimenti, che portano la
data del 1820, vengono dunque più tardi e, si potrebbe dire,
hanno (come anche il Direttorio del 1814) il sapore
dell’esperienza diretta sul campo: ciò che è stato pensato,
meditato a Firenze, si è poi applicato in concreto nel
monastero a Roma e la Madre ha sentito a un certo momento il
bisogno di chiarire, specificare il suo insegnamento,
tracciando con precisione la strada alle Novizie.
18
Le stesse pratiche si deducono dall’esame di
coscienzasuggerito nei 26 Avvertimenti.
19
Avvertimenti di perfezione,
Riflessioni § 8
FINITO
DI STAMPARE I L 26 GIUGNO
2005
-
GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE
DEL
DECRETO
D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE
A I
MONASTERI
SPAGNOLI
(1985) -
COI T I
P I DELLA TIPOLITOGRAFIA
NAZIONALE SAI DI
VIGEVANO
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