INTRODUZIONE
Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione
(Caterina Sordini),
Fondatrice dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue del
Santissimo Sacramento, nella sua vita terrena ha
realizzato lo stesso desiderio del Signore di «attirare
tutti a Sè»1
attraverso il suo Corpo e Sangue realmente presente
nella Santissima Eucaristia. «Adorando
in spirito e verità»
2 ha sviluppato a pieno il germe della santità deposto
in lei nel giorno del suo Battesimo, dove lo Spirito
Santo, l’ha resa figlia di Dio. Questo tesoro portato in
vasi d’argilla è cresciuto nel «tempo
umano»,
ma unicamente proiettato nell’eternità, perché così è la
vita divina: una trasfigurazione di quella umana. Le sue
virtù sia teologali, che cardinali, e tutte quelle
annesse, hanno raggiunto nella sua vita terrena un «grado
eroico»
tale, da poter essere riconosciute dalla Santa Madre
Chiesa. Così che, la bellezza della sua vita
spirituale, il suo «misticismo»,
quel grande e ardente amore «appassionato»
per Dio è oggi quel «nuovo
lume»
su cui le figlie e i fedeli laici camminano alla luce di
quel «Sole
Eucaristico»
che mai tramonta. Investita di «una
chiamata nella chiamata
»,
quella della santità, Madre Maria Maddalena non sciupò
nessuna delle grazie elargite gratuitamente per
conquistare la meta. Anche se in clausura sapeva bene
che la «luce»
avrebbe irradiato al di là delle grate, perché se il suo
corpo era, di fatto, «prigioniero
d’amore
» non
lo era di certo il suo cuore, libero di essere «missionario»
nel mondo. Per questo chi aveva modo di avvicinarla
riconosceva in lei la santità di vita che conduceva e
non poteva non rimanerne attratto: «Attirami
dietro a Te, corriamo!»3.
Il tema sviluppato illustrerà le testimonianze raccolte
nei processi per la causa di beatificazione inerenti in
modo specifico alla vita teologale, cioè al suo rapporto
diretto con Dio (virtù
teologali)
e al suo agire morale (virtù
cardinali);
esse rappresentano le «sette
lampade»
della vita cristiana, così come le nominava Papa
Giovanni XXIII. Si spiega prima brevemente il
significato teologico delle virtù prese in esame e poi
come in Madre Maria Maddalena sono cresciute, si sono
sviluppate e arrivate alla perfezione nel corso della
sua vita: nella sua infanzia, adolescenza, nel monastero
di Ischia, a Roma nel primo periodo, nel suo esilio a
Porto S. Stefano e a Firenze, nell’ultimo periodo a Roma
fino alla sua morte, dove negli ultimi quaranta giorni
di vita la pienezza delle virtù «rifulse» in tutta la
sua bellezza. Infine una conclusione ed uno sguardo ad
imitare nella via della santità colei che, nel nostro
specifico carisma, ci è Madre e guida, dietro le orme di
coloro che nella sua profonda umiltà chiamava i veri «fondatori»
dell’Opera: Gesù e Maria.
VIRTÙ, VIRTÙ TEOLOGALI E VIRTÙ CARDINALI
4
La
virtù
è una
disposizione abituale e ferma a fare il bene,
consentendo alla persona che la pratica non solo di
compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. La
persona tende di conseguenza verso il bene scegliendolo
in azioni concrete. Nella
Sacra
Scrittura
più
che della virtù si parla dell’uomo virtuoso, della
persona giusta e perfetta che si incammina docilmente
sulla via tracciata dal Signore seguendo la volontà
divina. La teologia presenta varie distinzioni tra le
diverse virtù: si hanno così virtù naturali e virtù
soprannaturali, virtù acquisite e virtù infuse dove la
virtù è «infusa
» da
Dio e «acquisita»
tramite lo sforzo umano per vivere il vangelo. Le
principali
virtù
infuse
sono
le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità;
quelle
morali
sono la prudenza, la giustizia,la
fortezza e la temperanza.
Le
virtù
teologali
così nominate perché si riferiscono
direttamente a Dio, disponendo l’anima cristiana a
vivere in relazione con la Santissima Trinità, sono
infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci
di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna.
La fede è la virtù teologale per
la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che ha detto
e rivelato e che la Santa Chiesa ci propone a credere.
Il vero discepolo è colui che non solo custodisce il
dono della fede, ma vive di essa, la professa, dà
testimonianza con franchezza e infine la diffonde; è
capace di vedere le cose e di giudicarle dal punto di
vista divino.
La speranza è la virtù teologale
per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita
eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia
nella Misericordia Divina. Nulla scoraggia le anime che
sperano in Dio. La speranza è un forte sostegno, dona
una pace e una serenità inalterabile ed un desiderio di
raggiungere presto la patria celeste.
La carità è la virtù teologale per
la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per
amor di Dio: è la virtù che rimane in eterno perché ci
donerà la pienezza dell’amore della Santissima Trinità.
Le
virtù
cardinali,
così nominate perché hanno proprio la funzione di «cardine
», sono quattro e da esse nascono tutte
le altre. Sono diverse dalle teologali che riguardano
Dio perché riguardano il nostro agire morale.
La prudenza dispone la ragione a
discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a
scegliere i mezzi adeguati per compierlo.
La giustizia consiste nella
costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò
che è loro dovuto.
La fortezza nelle difficoltà
assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del
bene, rendendo capaci di vincere la paura, la morte,
persecuzioni e prove.
La temperanza modera l’attrattiva
dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei
beni creati.
TAVOLA CRONOLOGICA
16 Aprile 1770:
Caterina nasce a Porto Santo Stefano (Gr)
da Lorenzo Sordini e Teresa Moizzo.
Febbraio 1788:
entra in monastero a Ischia di Castro (Vt)
tra le Terziarie Francescane.
26 Ottobre 1788:
veste l’abito Francescano assumendo il
nome di Suor Maria Maddalena dell’Incarnazione.
19 Febbraio 1789:
il Signore manifesta a Suor Maria
Maddalena la sua volontà che essa fondi l’Opera
dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento (vede
in visione angeli vestiti in bianco e rosso che adorano
il Santissimo Sacramento).
28 Ottobre 1789:
emette la Professione Religiosa.
20 Aprile 1802:
Suor Maria Maddalena viene eletta Badessa
del Monastero dei SS. Filippo e Giacomo in Ischia di
Castro.
1806:
Madre M. Maddalena stende le prime
Costituzioni della futura fondazione.
31 Maggio 1807:
Madre M. Maddalena con due monache dal
monastero di Ischia di Castro parte per Roma per la
Fondazione dell’Opera dell’Adorazione Perpetua di Gesù
Sacramentato.
1807 terza domenica di Settembre
–
Festa
dell’Addolorata
- : prima esposizione del Santissimo
Sacramento nella chiesa dei Santi Gioacchino ed Anna a
Roma.
2 Febbraio 1808:
sono approvate le Regole dal Cardinale
Della Somaglia, Vicario di Papa Pio VII.
1811:
perquisizione dei francesi al monastero
di Sant’Anna. - Madre Maria Maddalena è mandata in
esilio prima a Porto Santo Stefano nella casa paterna e
poi a Firenze sotto la sorveglianza della polizia.
1812:
Madre
Maria Maddalena prepara le «Istruzioni
di pratiche virtuose»
per le future Adoratrici.
19 Marzo 1814:
rientro dall’esilio nel monastero di
Roma.
1814:
Madre
M. Maddalena dà alle stampe il
«Direttorio per l’Adorazione Perpetua a Gesù
Sacramentato»
e il
libro del
«Ritiro».
18 Settembre 1817:
Madre M. Maddalena riceve da Mons.
Menochio il nuovo abito religioso di Adoratrice (quello
visto durante la visione estatica nel monastero di
Ischia).
12 Maggio 1818:
Madre Maria Maddalena emette la solenne
Professione di Adoratrice Perpetua.
22 Luglio 1818:
approvazione Apostolica dell’Ordine delle
Adoratrici Perpetue, delle Regole e delle Costituzioni.
1820:
Madre
Maria Maddalena detta ad una novizia il commento ai «26
Avvertimenti di perfezione».
29 Novembre 1824:
Madre M. Maddalena muore in concetto di
santità lasciando alle sue figlie come testamento
spirituale l’amore scambievole e l’amore al patire.
NASCITA, INFANZIA E ADOLESCENZA
Caterina Sordini ha il privilegio di
nascere in un ambiente familiare profondamente
cristiano. Soprattutto il padre, Lorenzo Sordini,
trasmette alla figlia sin dalla più tenera età il
profondo amore per Gesù Eucaristia. Il suo carattere «irrequieto»
viene temperato sempre più con il passare degli anni;
dopo alcuni incidenti, che mettono in pericolo la sua
vita di bambina, si nota in lei un cambiamento. Lo
racconta il confessore don Baldeschi nella biografia a
lei dedicata: «…si
vide Caterina non più vivace del suo naturale, ma tutta
umile, obbediente, e solo intenta alla devozione. Tutte
le mattine voleva andare con la madre in chiesa, per
ascoltare insieme la Santa Messa, in tempo della quale
osservò la madre in lei alcuni deliqui, che succedevano
specialmente dopo la consacrazione fatta dal sacerdote…
«…poi quando stava Caterina davanti a Gesù Sacramentato,
che il padre di volta in volta faceva esporre a pubblica
venerazione per la grande devozione che aveva, e per la
viva brama che nutriva, che da tutti fosse amato e
adorato, ed allora tali deliqui erano in lei più forti e
lunghi. Particolarmente poi ne soffriva nei giorni del
giovedì grasso, in cui il padre lo teneva esposto con
maggiore solennità, e siccome questo giorno era per lei
la delizia del suo cuore, così diceva al suo padre: –
Babbo mio, perché non possono essere tutti i giorni
giovedì grasso? –. Ma né il padre, e né la madre, ed
altri poterono comprendere, perché essa così diceva, e
perché le accadevano tali deliqui»5.
Il fratello Giovanni Sordini, più piccolo di Caterina di
undici anni, racconta il periodo dell’adolescenza della
sorella: «Io
ero di età assai minore di Suor M. Maddalena, e mi
ricordo, che l’accompagnavo la mattina alla prima messa,
e rimaneva in chiesa finché non si fosse ricondotta in
casa… Ritornata a casa si applicava alle cose
domestiche, e disimpegnava ordinariamente tutte le
faccende di famiglia senza dare disturbo alcuno ai
genitori. Vestiva modestamente, e girava coperta d’un
manto nero, come allora usava. Non mi accorsi mai che
avesse commesso alcun mancamento contro i comandamenti
di Dio, e della Chiesa, e contro il rispetto avuto ai
genitori»6.
Prima di prendere la decisione, che darà una svolta
definitiva alla sua vita, accade un episodio che rivela
l’indole della giovane Caterina e la grazia del Signore
capace di trasformare la sua anima: «…il
padre… pensò di collocare in matrimonio Caterina giunta
all’età di sedici anni. Avrebbe voluto tenerla con sé
amandola teneramente; ma siccome oltre essere Ella
piuttosto bella d’aspetto, era semplicissima, perciò
amava di maritarla… quindi il padre conosceva un giovane
di Sorrento e si adoperò che questi avesse relazione di
questa sua figlia… il giovane procurò di vederla e
subito se ne invaghì… furono pertanto eseguiti i
sponsali, ma restò sospeso il matrimonio per il motivo
che il detto giovane aveva da sbrigare un affare molto
importante a Costantinopoli…lasciò a Caterina una
scatola con molte e belle gioie, che essa gradì assai, e
si compiacque grandemente»7.
Caterina non resiste alla tentazione di indossare i
gioielli e di essere da tutti ammirata presentandosi
proprio in chiesa accanto all’acquasantiera. Il padre
non compiaciuto di questo atteggiamento, dopo averla
rimproverata, le ordina di rientrare a casa. È proprio
lo specchio, oggetto delle sue compiacenze, a svelare il
volto dell’Amato: «Oh
meraviglia! Oh stupore! Oh grazia! Da ciò che le apparve
vide e sentì interiormente, capì lo sdegno del Signore
per le sue vanità, e per il timore cadde tramortita per
terra. Rivenutasi poi tutta piena di dolore, di vergogna
di se stessa, e di aborrimento a secolareschi
abbigliamenti, si spogliò subito di essi ne domandò
perdono a Dio, e rimise nella sua scatola le gioie,
vestita del suo abito semplice di casa andò da suo
padre, al quale inginocchiatasi disse: - Babbo mio
beneditemi, eccovi la scatola delle gioie datemi. Esse
non sono più per me -. Il padre rimase sorpreso, e non
potè capirne la ragione»8.
Cosa accade dinnanzi allo specchio lo racconta Isabella
Baldeschi nella sua preziosa testimonianza: «Nelle
occasioni in cui la Serva di Dio vedeva noi ragazze un
poco studiose nell’abbigliarci… per distoglierci dalle
vanità del secolo avvertiva di essere noi piuttosto
amanti di Gesù Crocifisso, e così comunicò a noi quanto
avvenne nello specchio; disse pertanto, che un giorno
era innanzi allo specchio per vedersi abbigliata, vide
in luogo della propria immagine, quella di Gesù
Crocifisso col capo chino, e tutto pieno di sangue: le
parlò il Crocifisso Signore, e le ingiunse di prendere
lo stato religioso, e le rivelò l’opera della Adorazione
Perpetua, a cui la aveva destinata
»9. Le virtù cristiane di Caterina
crescono insieme a quelle umane e si perfezionano sempre
più, man mano che il rapporto con il suo Dio diventa
sempre più intimo. Il solo fatto di fare un «salto»
per entrare in clausura è segno che la sua fede, la sua
speranza e la sua carità vanno al di la delle «cose
visibili»
perché percepisce già il profumo delle «cose
invisibili»,
e nella primavera della sua vita decide liberamente di
«rinchiudersi» in clausura lasciando il padre
meravigliato della sua audacia.
«…TU SEI NELL’EUCARISTIA LA MIA FEDE, LA
MIA SPERANZA E IL MIO AMORE…»
10
« QUESTE DUNQUE LE TRE COSE CHE
RIMANGONO: LA FEDE…
La fede di Madre Maria Maddalena era
davvero grande e profonda, la sua anima era elevata
unicamente alle realtà soprannaturali e il carisma della
sua unione intima con Dio, si trasmetteva solo nel
guardarla o nel parlare con lei. Al solo parlare di Dio
mostrava essere «innamorata»
o addirittura «invaghita»
e coloro che ebbero a che fare con lei difficilmente
nella loro vita riscontrarono un grado così alto in
questa virtù. La fede nelle verità rivelate e in tutto
ciò che la Santa Madre Chiesa affermava, era trasmessa
non solo alle sue monache, ma anche a persone estranee
attraverso istruzioni cristiane ed esortazioni. L’unico
oggetto dei suoi pensieri era, per il grande amore che
portava a Gesù Eucaristia, istituire qui in terra
l’Opera della Perpetua Adorazione; depone Suor Maria
Raffaella: «Era
devotissima del Santissimo Sacramento, e quando parlava
di Gesù Cristo pareva che quelle parole le uscissero dal
cuore, il quale sembrava acceso dell’amore di Gesù
Sacramentato
»11. Dinnanzi a Gesù Eucaristia era poi «rapita
»
completamente dalla sua luce inaccessibile che pareva «fuori
dei sensi»,
in una santa contemplazione. Mai sarebbe voluta uscire
dal coro; allontanarsi anche solo con il corpo
dall’adorazione era per lei un grande dispiacere.
Testimonia ancora Suor Maria Raffaella: «Stava
nell’atto dell’Adorazione immobile come pietra, e tutta
per la sua modestia e compostezza ammirabile»12.
Nei giorni di solennità, in Quaresima e in Avvento il
suo volto quotidianamente gioviale e il suo umore sempre
allegro, diveniva di un’intensità e di un’ilarità
straordinaria13. La sua «passione»
nei confronti di Gesù Eucaristia, la sua «smania»
(desiderio intenso) di starGli accanto, perché certa
della presenza reale del suo Corpo e del suo Sangue, era
tale da renderla ben lieta di essere sacrestana,
occuparsi degli oggetti sacri, del decoro della Chiesa.
Innamorata oltremodo del mistero dell’Incarnazione,
meditando in periodo di Avvento alcuni punti su questo
argomento, dovette interrompersi tanto fu il suo
coinvolgimento interiore. Per i sacerdoti, poi, il
rispetto era grande. Ministri di Dio in terra, si doveva
parlare di loro con rispetto e venerazione. Depone a
questo riguardo Isabella Baldeschi: «Aveva
gran rispetto dei Sacerdoti, e Dio guardi se avessimo
accennato qualche difetto anche naturale, oppure riso di
alcuni di essi, e per farceli rispettare ripeteva
sovente, che Maria Santissima baciava la terra dove i
sacerdoti erano passati…»14;
senza parlare poi del rispetto che aveva per il Santo
Padre e per i suoi Superiori. Il Giovedì Santo si
metteva ad adorare dinnanzi al «sepolcro»
rimanendo sino al giorno seguente senza mangiare e senza
dormire. I suoi discorsi sulla Passione di Gesù, sulla
meditazione del venerdì erano così appassionati e
fervorosi, che chi la ascoltava, pareva ascoltare un
linguaggio non naturale, ma angelico, suscitando nel
cuore altrui gli stessi sentimenti, e le sue lacrime
dinnanzi alle atroci sofferenze di Gesù vero-Uomo non
erano sentimentalismo o pietismo. Testimonia ancora
Isabella Baldeschi: «Quando
poi erano le solennità del Corpus Domini e le festività
di Maria Santissima si mostrava giuliva. Nell’Assunta
otto giorni prima incominciava a farci recitare, e di
tanto in tanto si presentava a noi per farci ripetere
queste giaculatorie - Si rallegra il cuor mio teco,
Maria, più che se la tua gloria fosse la mia, Signora
mia dammi per buona sorte, che io ti goda nel ciel dopo
la morte -. Ma tali parole in bocca della Serva di Dio
erano proferite con tale e tanta enfasi che pareva di
essere la Serva di Dio in Paradiso, e parlare in
presenza della Vergine Santissima. Chiamava questa ed
altre solennità la festa della nostra Mamma»15.
A Maria consacrò tutta la sua vita come «schiava
d’amore»
esortando le figlie a fare lo stesso, scegliendo come
Patrona e Protettrice dell’Ordine la Vergine Addolorata.
Narra Suor Maria Arcangela: «Indizio
della sua fede fu la devozione, che dimostrava verso la
Madonna, e con l’essersi consacrata totalmente come
schiava ad essa Madre di Dio, offrendole tutte le sue
opere, ed orazioni, il che fu nell’ultimo periodo della
sua vita, (…) non solo esortò tutte le sue figlie ad
imitarla in questa consacrazione, ma altresì introdusse,
che ciascuna portasse al collo sotto lo scapolare, una
catenella di trenta maglie col cuore di Maria in una
lamina di ottone dove sono impressi i nomi di Gesù, e di
Maria, in segno della loro schiavitù donata a Maria
Santissima»16.
In ogni sua più grande tribolazione o oppressione di
spirito, mai esternamente dava segni di ciò che
soffriva, ma tutto accettava dalle mani amorevoli della
Divina Provvidenza. Racconta Suor Costante Geltrude un
particolare sulla fede di Madre M. Maddalena a Ischia: «(…)
mi fu riferito quel che poco prima era avvenuto ad un
religioso Passionista venuto per straordinario nel
nostro monastero, (…) domandò egli alla Badessa il nome
della monaca che aveva comunicata nel quinto o sesto
luogo, ed avuta la risposta essere stata la Sordini
soggiunse averle veduto il volto risplendente nell’atto
della Comunione di un chiarore soprannaturale»17
La fede eccellente e sublime della Madre, non poteva
essere nascosta alle persone che non vivevano dentro il
monastero, perchè tutto ciò che lei viveva nel suo
intimo era visibile anche esteriormente, e questa era la
coerenza della sua vita: «Se
il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella
luce»18.
Madre M. Maddalena aveva una così grande confidenza in
Dio che la portava ad essere sempre certa che tutte le
cose, anche le più difficili, sarebbero riuscite bene: «Tutto
è possibile per chi crede»19,
anzi sembrava che lei stessa avrebbe tolto dalle mani
quella grazia chiesta o a Dio o a qualche altro santo (era
molto devota di Santa Veronica Giuliani).
Malata e sofferente dopo aver passato tante notti
affannose a causa delle sue infermità e della salute
debole, pur di ricevere Gesù Eucaristia, si alzava dal
letto e dopo averlo ricevuto, si notava in lei una tale
trasformazione in volto non naturale. Una delle ultime
volte che ricevette l’Eucaristia quasi strappò dalle
mani la pisside al sacerdote. Narra Suor Maria
Arcangela: «Mi
ricordo che in una delle ultime volte, che riceveva la
Santa Eucaristia mi trovai presente, e vidi, che essa,
avendo infiammato il volto, stese le mani in atto di
stringere la S. Pisside, e quasi toglierla dalle mani
del Confessore, il quale dovette dirle che stesse quieta
e ferma; il che dimostrava la grande ansietà di unirsi a
Gesù Sacramentato»20.
Ricevette dal Papa la grazia di potersi comunicare dopo
la mezzanotte, perché non poteva mantenere il digiuno
per lungo tempo. Ella cercava in primo luogo sempre e
solo il Regno dei cieli, poteva comunque godere del
sovrappiù che il Signore le donava in virtù della sua
fiducia nei suoi confronti. Questo perché aveva
l’intuizione di riconoscere negli eventi della sua
storia concreta, i segni di una costante presenza divina
e di conseguenza impegnava tutte le sue risorse per il
Regno di Dio. Chiamata dal Signore a fondare un’Opera,
il cui cuore era l’Eucaristia, il più grande «mistero
di fede»,
Madre M. Maddalena visse tutta la sua vita seguendo
questa luce. Il «lume»
della fede, come lei stessa lo chiamava, non si spense
mai, ma crebbe a tal punto da illuminare, nel tempo,
tutti:
«Oh! Fede santa occupa i nostri cuori,
fa’ che siano tutti accesi di fiamma tale, che anelino
tutti i momenti di unirsi a questo bene infinito, nostra
gioia e nostro vero riposo…»21.
…LA SPERANZA…
La viva speranza di Madre Maria Maddalena
si basava sul fatto che Dio «nostro
Padre»
22 , come lei confidenzialmente Lo chiamava, non avrebbe
mai deluso le sue attese; il suo esempio in questa virtù
era così grande che non si perdette mai di coraggio,
perchè sempre la mano di Dio sarebbe stata per lei
sicura forza. La terra era diventata per la Madre solo
un «pellegrinaggio»,
perché il suo spirito era unicamente «rapito»
dalle cose eterne e parlava spesso della bellezza del
Cielo. Il suo totale abbandono in Dio, come una bambina
tra le braccia di suo Padre, il profondo distacco dalle
cose della terra e quel suo anelito celestiale, che era
in un certo qual modo la «dolce
inquietudine
» del
suo cuore, erano le caratteristiche della sua speranza
cristiana. Così testimonia Suor Costante Geltrude: «Non
notai in Suor Maria Maddalena mai alcun desiderio dei
beni terreni o dei comodi di questa vita; sembrava
interamente occupata delle cose celesti ed anelante il
S. Paradiso. Indirizzava i nostri desideri, specialmente
se eravamo inferme, alle cose eterne»23.
C’era in Madre M. Maddalena un desiderio profondo di
voler morire per incontrare «faccia
a faccia»
24 il Signore, ed era inoltre certa che, grazie ai
meriti di Gesù Cristo, si sarebbe salvata. Quando vedeva
qualche religiosa mancare contro questa virtù,
soprattutto quelle che stavano passando all’altra vita,
allora si dispiaceva molto, spronandole a confidare
nell’infinita misericordia del Signore, che per ciascuno
dei suoi figli aveva preparato un «posto»25.
Questa speranza raggiunse il grado eroico dinnanzi a
tutte quelle prove che dovette superare per
l’istituzione dell’Opera come la persecuzione, lo
sfratto sotto Napoleone, l’esilio a Firenze, la mancanza
di mezzi economici per la Fondazione da realizzare; ma
lei senza scomporsi, serena nella sua «certa
speranza
»,
sapeva che il suo «Re
con tanto di borsa»26,
non solo avrebbe provveduto ai mezzi materiali per la
Fondazione, ma avrebbe dissipato tutti gli ostacoli che
si sarebbero presentati: dove un’altra creatura si
sarebbe scoraggiata, lei no. Madre Maria Maddalena
conosceva bene la pedagogia del suo Sposo il quale,
avrebbe mantenuto sicuramente le sue parole: «Pensa
a Me, che io penso a te»27,
sentì interiormente nel suo cuore. Confidava nella
misericordia del Signore e nelle promesse della vita
eterna; Egli era, infatti, morto per salvare tutti,
pronto a perdonare chiunque era realmente pentito dei
propri peccati. Il fatto che si riconosceva la «vera
peccatrice», era segno che la sua speranza non si
appoggiava sui suoi meriti, ma su quelli di Gesù. Il
periodo dell’esilio non servì altro che a rafforzare
maggiormente le sue virtù; una delle caratteristiche
della speranza cristiana è infatti la «pazienza»,
cioè la forza di rimanere «fermi»
qualsiasi avversità si attraversi, sapendo attendere
quanto il Signore permette. Senza questa pazienza la
speranza non reggerebbe. A Porto Santo Stefano, durante
l’esilio, nella casa dell’amato fratello Giovanni, con
la presenza di Madre Maria Maddalena si respirava
un’aria soprannaturale: ritirata nella sua camera o in
chiesa dinnanzi al suo «Solitario
Amore»,
ella «spera
contro ogni speranza»28,
pregando più intensamente e unendosi al suo Dio; è nella
croce, «talamo
nuziale»
per ogni Sposa, che lo Sposo la investe ancora
maggiormente dei suoi doni. È nell’abbandono e nella
solitudine apparente che la Madre si fa più audace.
Così racconta il già citato fratello: «Il
tenore di vita di mia sorella qui in Porto Santo
Stefano fu esemplarissimo. Si tratteneva lungamente ogni
giorno ad adorare in chiesa ed in casa ritiratasi per lo
più in camera (…)».
Prosegue la nipote Suor Maria Cherubina: «In
quei pochi mesi, nei quali dopo la sua espulsione da
Roma stette in casa nostra, (…) io che ero ragazza di
sette anni dormivo nel letto ad essa destinato; (…)
ritirandosi ambedue in camera, essa mi diceva di
mettermi a letto, ed essa si metteva a pregare, e tanto
pregava, che vedevo venir giorno senza che si fosse
coricata nel letto».29
Sotto la sorveglianza della polizia, accusata, Madre
Maria Maddalena non si turba, non si sgomenta, ma con
una pazienza infinita se ne sta tranquilla,
testimoniando di essere un’anima di orazione e ripiena
dello Spirito di Dio. Nel buio della notte, mentre
l’Amato purifica la sua Amata, ella rivolta verso il
cielo guarda le stelle e fa sue le parole di Dio
proferite ad Abramo: «Guarda
in cielo e conta le stelle, se riesci acontarle… tale
sarà la tua discendenza
»30 . Solo la certezza della vita eterna,
segno di speranza, le donò di poter vivere la sua
esistenza e morire con una tale allegria in cuore che a
chi la vedesse, pareva suonare il tamburello in segno di
esultanza per l’imminente incontro con lo Sposo, una
creatura ormai non più abitante di questo mondo, ma
degna dell’eternità:
«O mio diletto Gesù, se non avessi io
mai dato il mio cuore che a Te solo, o amore dell’anima
mia, o mia Speranza!».31
…. E LA CARITÀ; MA DI TUTTE
PIÙ GRANDE È LA CARITÀ!».32
Parlare della carità di Madre Maria Maddalena è
veramente toccare il vertice della perfezione di una
creatura umana. Il suo amore non solo si estendeva
verticalmente verso Dio, ma orizzontalmente, quasi a
voler abbracciare tutta l’umanità in un segno di croce:
era il suo spirito ecumenico, universale e
misericordioso che la portava ad amare tutti coloro che
«vivevano
immersi nella cecità e nell’empietà»33.
Racconta Suor Maria Teresa: «Dimostrava
vivo desiderio, che gli Ebrei, e gli infedeli, si
convertissero alla cattolica religione, affinché
potessero salvar l’anima loro, ed offriva spesso il
sangue di Gesù Cristo per la loro conversione e salute.
Quando sentiva passare vicino al Monastero qualche
Ebreo, ella diceva: - Signore, convertite questo
poverino-»34.
Il suo primo «Grande
Amore»
era ovviamente Gesù Eucaristia e, in fondo l’istituzione
dell’Opera era per ripagare il poco o niente amore, che
il Signore riceveva dagli uomini, dal loro cuore troppo
freddo, per cui anche un solo cuore infiammato d’amore
di una sua Sposa l’avrebbe glorificato. Ed era ovvio che
questo fuoco ardeva in lei anche esternamente tanto da
infiammarle il volto: «Sono
venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che
fosse già acceso!»35.
Racconta a questo proposito Suor Maria Concetta: «…mi
pare certo che, nel sortire dalla santa adorazione ed
ancora altre volte, la vedevo tutta infiammata nel
volto…»36.
La scelta del suo nome da religiosa fu una scelta
d’amore:
Maria
Maddalena,
sull’esempio di colei che nell’amore «vinse
»
tutti; il mistero dell’Incarnazione, un bambino, poi un
Uomo e infine un «pezzo
di pane»
da amare e contemplare per tutta la vita. Così il
Baldeschi riferisce: «Il
nome che assunse fu quello di Suor Maria Maddalena
dell’Incarnazione, di cui era devotissima, e che sempre
pregava di aiutarla con la sua protezione bramando essa
di imitarla per quanto l’era possibile nell’Amore, che
aveva per Gesù; di fatti il suo amore verso di Lui era
grande, e si conosceva dalle lacrime, che spargeva,
quando pronunziava il suo dolcissimo nome»37.
Il suo amore per Gesù così ardente non poteva non essere
riversato in maniera traboccante nei confronti del
prossimo, nel quale ella vedeva il volto del suo Sposo,
volto Crocifisso di quelle anime lontane, che lei, a
costo della sua vita, voleva riportare all’amore di Dio
Padre. Ma questo amore si estendeva non solo nei
confronti di coloro che l’amavano, il che sarebbe già
stato una grande cosa, ma anche verso i suoi nemici;
depone a questo riguardo Suor Costante Geltrude: «…in
alcune volte, in cui noi la eccitavamo a risentirsi
delle ingiurie, che le venivano arrecate, essa si
meravigliava grandemente di noi e diceva: - Che vi pare,
Gesù Cristo perdona tanto a noi, e noi non vogliamo per
amor suo sopportare tali piccole cose? -»38.
Quando le fu affidato l’ufficio di infermiera pur di non
abbandonare le sue ammalate passava le notti
addormentata sopra una sedia. Malata e sofferente si
alzava dal letto per assistere gli ultimi attimi di vita
terrena di qualche consorella, che desiderava la sua
materna presenza prima di morire. Il suo insegnamento
era praticato più con l’esempio che con le parole, Suor
Maria Cherubina testimonia questo fatto: «…ed
in particolare mi ricordo, che essendo essa molto
gravemente oppressa dal mal di petto, trovandosi nel
letto, e di notte, le venne riferito che una Religiosa
vicino a morire desiderava grandemente d’aver la Serva
di Dio accanto a lei nei suoi ultimi momenti, ed ella
nonostante, che le altre Religiose cercassero di
impedirla, non curando la propria sanità, né il pericolo
cui si esponeva, si alzò dicendo, che la carità così
voleva, andò dalla moribonda, e l’assistette sino
all’ultimo respiro»39.
La sua carità aveva sempre un fine spirituale, pregava
per i peccatori che portava nel cuore come figli, e
aspettava la loro conversione, allo stesso modo come il
Padre Misericordioso aspettava il ritorno del figlio, e
grande era la gioia quando ciò avveniva. Racconta Suor
Maria Teresa:
«Accadde una volta, che un peccatore trovandosi nella
nostra chiesa in tempo della messa conventuale al canto
della Salve Regina, si sentì internamente commosso e
pentito dei suoi peccati per modo, che si convertì, e si
diede a menar vita buona. La Serva di Dio, avendo ciò
inteso dal Confessore, chiamò tutte le Monache, e ci
raccontò il fatto dimostrandosi piena di giubilo e di
contento. Ugual giubilo, e contento mostrò pure di
provare, allorché ci raccontò la conversione di un
soldato, il quale trovandosi nella nostra chiesa dopo la
benedizione, e sentendo leggere un punto di meditazione,
diede segni manifesti di pentimento, e si portò quindi a
far la sua confessione»40.
Nella solennità del Corpus Domini chiese al Signore la
conversione di tutti quelli che sarebbero entrati in
chiesa in quel giorno. E spesso «pagava»
lei con la sofferenza queste richieste ma nulla
traspariva all’esterno, perché l’Amore non conosceva
alcun sacrificio. Considerata una sovversiva, le
autorità francesi, sperando di spegnere il «fuoco
»
acceso intorno a lei, la mandano in esilio a Firenze,
ma non sanno, che quel «fuoco
divino»
che le arde dentro il petto, non si può spegnere, perché
ella è disposta a dare la sua vita pur di vedere in
questa terra realizzata l’Opera del Signore: «Forte
come la morte è l’amore… Le grandi acque non possono
spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo…»41.
Esortava tutti a condurre una vita interiore, a
frequentare i sacramenti, a tenersi lontano dal peccato.
Depone Suor Maria Teresa: «Era,
la Serva di Dio zelante della salute delle anime, ed
allorché le occorreva di sentire, che qualche persona
era traviata dal retto sentiero della virtù, ne sentiva
grandissimo dispiacere, pregava essa, e faceva pregare
da tutte le Monache in comune per la conversione di
quell’anima. Al Marchese Ercolani in particolare suggerì
e consigliò di essere più frequente ai Sacramenti,
perché dalla frequenza dei Sacramenti dipendeva l’esito
dell’eterna salute; e difatti il Sig. Marchese, che
prima non era tanto frequente ai Sacramenti, li
frequentò poi moltissimo dopo i consigli della Serva di
Dio, e si diede ad una vita ritirata e spirituale»42.
Ascoltava i dubbi e le difficoltà delle sue figlie e le
consolava con un cuore così materno che andavano via
sollevate di spirito. Come il «buon
samaritano»
si preoccupava anche dei bisogni materiali; aiutò il
fratello di una monaca, colpito da una grave malattia,
con il permesso delle consorelle e dei superiori,
fornendogli il denaro per il viaggio, l’alloggio e tutto
ciò che necessitava per recuperare la salute43. Ella
stessa si privava del suo vitto per darlo ai poveri e
tutti ammiravano come con la sua carità prodigiosa
potesse provvedere a tutto; era il suo buon cuore e la
sua generosità che veniva moltiplicata. Depone Isabella
Baldeschi: «Per
i poveri era portata in modo da non potersi ridire;
quanti poveretti capitavano nel Monastero di Roma, tutti
avevano il pranzo, e se le cose preparate non bastavano
faceva cuocere delle altre, molti ne soccorreva con
forti elemosine. Come poteva arrivare a distribuire
tanto, era cosa prodigiosa…»44.
Parlava solo di Dio, viveva solo di Dio. Per questo le
sue consorelle non potevano distaccarsi da lei, mentre,
negli ultimi giorni della sua vita terrena, raccomandava
l’amore scambievole, secondo il comandamento che Gesù
lasciò ai suoi: «Amatevi….
come Io vi ho amato»45.
«Ah! Mio Dio, io Ti amo con tutto il
cuore, con tutta l’anima mia, con tutto il mio spirito e
con tutte le mie forze, non avendo in me altra brama,
che quella di amarTi. Sì, o mio Signore, io non ho che
un cuore e questo è tutto per Te»46.
«LA SAPIENZA INSEGNA LA TEMPERANZA E LA
PRUDENZA, LA GIUSTIZIA E LA FORTEZZA, DELLE QUALI NULLA
È PIÙ UTILE AGLI UOMINI NELLA VITA»47
PRUDENZA
Anima discreta, perspicace, sagace,
dimostra in tutta la sua vita soprattutto nel governo
come Superiora dei monasteri, prima di Ischia (dove
viene eletta a soli 32 anni) e poi di Roma, la sua
eccellente prudenza: seguendo la voce della sua «retta
coscienza».
La virtù della prudenza in Madre Maria Maddalena non è
mancanza di coraggio, anzi, misura ogni situazione
perché tutto si compia secondo la volontà del Signore.
Governa con saggezza non in modo dispotico e tutte le
monache sono pienamente soddisfatte; la ubbidiscono, la
temono, l’amano, la ossequiano, la consolano e la
confortano per sollevarla nei suoi disturbi di salute. È
considerata e chiamata la Fondatrice, per il modo
singolare di governare perché in lei colpisce lo spirito
soprannaturale unicamente diretto al servizio di Dio e
alla propria santificazione, senza mai dimostrare fini
umani. Narra Sr. Maria Concetta: «È
vero che tutto mostrava di non cercare se stessa, ma
l’adempimento dei propri doveri ed il vantaggio della
sua Fondazione, onde sempre più consolidarla a gloria di
Gesù Sacramentato, non curando la sua soddisfazione, né
il proprio comodo. E su tal proposito mi ricordo aver
detto la Serva di Dio che, se qui non si fosse servito
Dio perfettamente, avrebbe essa stessa pregato il
Signore di distruggere questo monastero
»48. Concretamente le sue azioni
rivelavano una grande prudenza, depone Sr. Maria Teresa:
«…quando
si trattava di qualche cosa di rilievo riflettente la
Comunità, prendeva consiglio dal Superiore, dal Padre
Confessore, e dalle stesse correligiose; prima
d’intraprendere qualche cosa pregava e ci faceva pregare
per avere da Dio i lumi necessari, e per conoscere la
sua volontà»49.
Testimonia ancora Suor Maria Teresa: «La
stessa prudenza la dimostrava nella elezione degli
uffizi, cercando di assegnare a ciascuna monaca quegli
uffizi, di cui la credeva più capace, e procurava poi,
che nell’esercizio delle proprie cariche non fossero
aggravate più delle loro forze. Era prudente nel
correggere. Era suo studio di procurare, che nel
maneggio della Comunità tutte le Monache si trovassero
soddisfatte…»50.
La Madre era disposta a tutto, pur di conservare nel
monastero quella pace e quella tranquillità che deve
esistere nella Casa del Signore. Era ovvio che tale
prudenza non solo veniva osservata in monastero, dove le
monache si riferivano a lei per le cose di spirito o
come esprimersi con il confessore, ma anche dalle
persone di fuori; così accorrevano a lei per essere
diretti e per avere i suoi consigli persino cardinali e
il Papa Pio VII in persona. La regola dell’Ordine fu
redatta da uno spirito prudente come era il suo, senza
troppe penitenze per il fatto dell’adorazione perpetua.
Tutte le monache, soddisfatte della loro Madre, erano
della stessa opinione: «Vedete
quanto è mai grande la prudenza della nostra Superiora
in tutte le cose»51.
GIUSTIZIA
L’abito straordinario di questa virtù si
rilevò nella vita di Madre Maria Maddalena che fu giusta
con Dio, con se stessa e con tutti. Ebbe rispetto e
venerazione verso i ministri di Dio, si genufletteva
alla loro presenza secondo l’usanza di quel periodo.
Pagava tutti i debiti con esattezza e quando le
mancavano i mezzi sapeva ricorrere alla carità dei
benefattori, ricompensandoli non solo con piccoli doni
confezionati dalle monache stesse, ma soprattutto con la
preghiera. Testimonia Sr. Maria Teresa: «…tanto
le stava a cuore la virtù della giustizia, che prima di
intraprendere qualche opera, o fare qualche spesa,
considerava prima, se aveva i mezzi di soddisfarvi»52.
Procurava che le monache avessero tutto ciò che
occorreva distribuendo il necessario in tutti i loro
bisogni in modo imparziale. Giusta nel correggere ma
sempre clemente. Depone il professor Pietro Sciarra: «Rapporto
alla virtù della giustizia posso dire di non aver mai
udito, che la Serva di Dio abbia recato danno, offesa a
qualcuno sia con le parole che con i fatti. Non ho mai
udito dalla sua bocca una sola parola, che potesse
offendere l’altrui stima, fama e reputazione. Era poi
Ella semplicissima, di un carattere schietto, senza
equivoci, doppiezze, falsità. Non ho mai udito fare
lamenti da parte degli operai, o che fossero ritardati o
negati i loro interessi. Mi costa aver dimostrato un
cuore magnifico, senza secondi fini, ma bensì dimostrava
gratitudine e riconoscenza verso chi aveva fatto qualche
beneficio all’Istituto…»53.
Come era prudente così era giusta nell’assegnare gli
uffici alle monache senza usare parzialità, anche con la
nipote Suor Maria Cherubina; continua a raccontare il
prof. Sciarra: «…non
usava parzialità per quanto io mi sono accorto verso
alcuna delle sue Religiose compresa la nipote Suor Maria
Cherubina, ma le trattava tutte ugualmente con carità e
discrezione
»54. Fu giusta in tutto perché rispettò e
amò la dignità altrui, impegnandosi sem-
pre per il bene comune e mai per quello
personale e questo la allontanava da ogni forma di
egoismo o superbia, con una disponibilità evangelica
davvero straordinaria. La giustizia della Madre nella
sua vita terrena consistette nel dare a Dio il culto e
l’onore che gli era dovuto e al prossimo il rispetto dei
suoi diritti. Per questo nel suo intimo regnò sempre la
pace e la letizia: «…giustizia
e pace si baceranno»55.
La sua «fame
e sete di giustizia»56
era quella di riportare tutti gli uomini ad incontrarsi
con la giustizia divina: il perdono. Ella non si sentì
mai in pace finché non adempì fino in fondo questa
nobile virtù: rettitudine di cuore, di mente, di
pensieri, desideri, sentimenti ed intenzioni,
sopportando con pazienza tutte le «ingiustizie»
che incontrò nella sua vita.
FORTEZZA
Questa virtù, insieme a tutte le altre,
brilla maggiormente nella vita di Madre Maria Maddalena
nel periodo dell’esilio e nel consolidamento dell’Opera.
Non si alterò mai in tante tribolazioni, contraddizioni,
patimenti ma dimostrò sempre la sua fortezza d’animo e
pronta adesione alla volontà di Dio. Il medico della
Comunità prof. Sciarra, che conosceva bene la vita della
Madre, narra: «Dove
un’altra donna si sarebbe atterrita al solo pensiero di
intraprendere un’opera che aveva bisogno di appoggi e di
mezzi di ogni sorta senza averne alcuni in presente e
dove il medesimo suo direttore sentiva e dimostrava
tutte le difficoltà, essa ferma sempre nell’ispirazione
e illustrazione avuta, mai dubitò della volontà di Dio e
della sua provvidenza, la quale difatti l’assistette
sempre, in premio della sua grande fiducia»57.
Brillò la sua fortezza di spirito nella sottomissione
alla divina volontà, quando fu mandata in esilio da Roma
a Porto Santo Stefano, e da Porto Santo Stefano a
Firenze, soffrendo tutto con pazienza. Ancora si nota la
sua fortezza nel portare il peso ed il pensiero di tutto
ciò che occorreva per mettere le basi all’Istituto,
quindi avviarlo sia formalmente sia materialmente.
Testimonia ancora sulla virtù della fortezza il medico
prof. Sciarra: «Apparve
la sua fortezza di spirito nel sostenere con pazienza e
rassegnazione tutti gli incomodi di un’infermità così
complicata; in questo stato d’infermità passò circa un
anno in cella senza mai trascurare gli affari del
monastero e si impegnò affinché per questo motivo
l’osservanza non subisse un calo»58.
Narra Suor Maria Clotilde a proposito della malattia: «La
Serva di Dio dimostrò anche la virtù della fortezza, nel
sopportare non solo con pazienza e rassegnazione, ma
anche con ilarità d’animo i lunghi e dolorosi suoi
incomodi di salute; in cui ella non dimostrò mai né
impazienza, né cattivo umore; anzi interrogata dalle
infermiere se ella molto soffrisse, null’altro
rispondeva, che: - Facciamo la volontà di Dio -,
e questa fortezza d’animo continuò a mostrarla fino alla
fine della sua vita senza nessun lamento»59.
Talmente accettava tutto con pace, contentezza,
disinvoltura, coraggio che pareva non soffrisse niente.
Infine apparve la sua fortezza di spirito nella costanza
a condurre una vita edificante e religiosa come la sua.
Persino la morte non fu per lei un ostacolo tanto era «intrepido»
e forte il suo spirito, riuscendo così a fondere le
energie dell’anima e del corpo al solo servizio di Dio,
attraversando, superando e dando un senso ad ogni
sofferenza fisica, morale e spirituale. È ovvio che come
creatura umana sentì il peso di tutte le difficoltà
incontrate nella sua vita, perché chi conosceva e vedeva
quelle esterne poco sapeva delle aridità, pene
spirituali, «notti
dell’anima»
che la Madre per amore era così brava a nascondere; ma
la virtù della fortezza sta proprio nel non perdere la
serenità di fronte a tutto. Lei lo fece perché sapeva
che così si sarebbe unita maggiormente al suo Dio, che
prova coloro che più ama.
TEMPERANZA
La virtù della temperanza la portò ad un
dominio totale dei sensi interni ed esterni. Racconta
Suor Maria Concetta: «Benché
fosse di un carattere vivace, ciò nonostante era il
ritratto della modestia, tanto nei sentimenti, quanto in
ogni sua azione, o parola, e con tale disinvoltura, ed
immancabilità, che pareva lo facesse naturalmente: segno
di un lungo esercizio… Alcune volte ce la vedevamo
comparire avanti senza averla sentita affatto camminare
e questo non che lo facesse apposta, ma per essere suo
costume; il suo parlare era generalmente a bassa voce e
di cose soltanto necessarie adattandosi però ai tempi,
ed alle persone, ma con brevità, e se qualcosa, che le
veniva raccontato, era particolarmente curioso diceva:
-Ma davvero?-, e rideva. Anche alla ricreazione comune
ascoltava tutte, rideva, ma di solito diceva poche
parole»60.
Era quindi moderata in tutto e, se qualche volta la sua
natura voleva prevalere, il suo dominio era tale che con
un sorriso o con un atto di rassegnazione cedeva
tranquillamente. Racconta Suor Maria Teresa: «…Era
amatissima ed esatta osservatrice della più rigorosa
modestia; anzi lo stesso Confessore me ne faceva
grandissimi elogi in proposito della sua modestia,
contegno e riservatezza, con cui sempre trattava in ogni
occorrenza, sia con le religiose, che con le persone
secolari»61.
Parlava solo se la necessità lo chiedeva, restringendo
il discorso a meno parole possibili, come se il suo
Diletto, che «riposava»
beatamente nel suo cuore, non doveva essere «svegliato»
da parole, rumori o chiasso: tutte cose che non si
addicono ad una monaca. Continua a raccontare Suor Maria
Teresa: «Una
grande moderazione nel sonno praticava la Serva di Dio
nel Monastero di Roma. Usava nei primi anni di trovarsi
costantemente al primo atto comune della mattina sebbene
non stesse molto bene in salute, e molte volte la sera
si intratteneva a consigliare le sue figlie o a lavorare
per gli affari materiali del monastero»62
. Mangiava pochissimo, desiderava per la sua comunità
vivande semplici e comuni a tutte senza mai far mancare
niente. Riuscì così a raggiungere l’equilibrio sia nella
sua vita interna sia in quella esterna, senza per questo
chiudersi in se stessa, ma ad indirizzare tutte le sue «passioni
» unicamente verso Colui che amava al di
sopra di tutto e di tutti. Da questa virtù la Madre
imparò a praticare la sobrietà, la castità, la modestia
contenendo, moderando e temperando il suo agire.
CONCLUSIONE
«…Voglio
veder BEATE CON ME, tutte queste mie figlie Adoratrici».63
Se questo era il grande desiderio di Madre Maria
Maddalena, dovrebbe essere sicuramente il desiderio di
ogni Adoratrice e di tutti coloro che si «avvicinano
»
alla sua spiritualità. Com’è possibile dopo tanti anni
tener vivo quest’anelito? Se attraverso i suoi scritti e
le testimonianze inerenti alla sua vita, si riesce
ancora a respirare questo «soave
odore di santità»,
significa che tutt’oggi è ancora valido questo invito. È
la Chiesa stessa che ardisce: «Tutti
nella Chiesa sono chiamati alla santità»64.
È logico che il contesto storico, umano, monastico è del
tutto diverso in una società secolarizzata come la
nostra. Ma se la Madre è riuscita a «trionfare»
in un’epoca come la sua, la nostra risposta non deve
essere meno «audace».
«Nel
Battesimo siamo diventati figli di Dio, compartecipi
della natura divina e perciò realmente santi»65;
a ciascuno di noi il compito di far fruttare questa
grazia. Tutto colpisce nella vita della Madre, ma è la
carità la virtù che risplende maggiormente. Ferita nel
profondo da questo «Amore»
visse unicamente la sua vita di battezzata, nella
specifica missione di Adoratrice, con il solo desiderio
di trasmettere questo amore all’umanità: «Oh!
Amore, amore, sii da tutti conosciuto, adorato e
ringraziato ogni momento in questo divinissimo
Sacramento»66.
Una delle «profezie»,
riportate nella piccola biografia di Suor Maria Teresa
del Sacro Cuore, fu appunto che ci sarebbero state
Adoratrici di tutte le nazionalità. L’espansione
dell’Ordine nel mondo conferma questa tesi, ma ancora il
Signore desidera attraverso la testimonianza gioiosa
della nostra vita, aumentare il numero delle sue Spose.
Si sa che la Madre non perse mai la sua «santa
allegrezza»,
neanche di fronte alle prove più dure e questo in lei
ovviamente non era superficialità.
Per tutte le Adoratrici è un fare tesoro spesso
dell’eredità lasciata dalla nostra Madre, ricordare che
il dono della vocazione non è mai scontato o meritato,
anzi, persino lei lo riconosceva con tutta umiltà:
«Ti ringrazio pertanto dell’amore, con il
quale sin dall’eterno mi eleggesti per Tua Sposa, e
perpetua Tua Adoratrice, anteponendomi a tante, che Ti
avrebbero servito e adorato meglio di me»67.
1
Cfr.
Gv. 12, 32
2
Cfr.
Gv. 20, 23
3
Ct.
1, 4
4
Cfr.
A. ROYO MARIN «Teologia
della perfezione cristiana
», Ed. Paoline, Roma 1965. «Catechismo
della Chiesa Cattolica»,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992.
5
«Breve
Istoria della Fondazione delle Religiose Perpetue
Adoratrici di Gesù nel divin Sacramento dell’altare»,
DON GIOVANNANTONIO BALDESCHI, Napoli 1839, pagg. 11-12.
6
«Informatio»,
Beatificationis et CanonizationisServae Dei Mariae
Magdalenae ab Incarnatione,Luigi Porsi, Roma 1982, pg.
99.
7
«Baldeschi»,
op. cit.,
pg. 12-13.
8
«Baldeschi»,
op. cit.,
pg 14.
9
Cfr.
«Informatio»
op. cit.
, pg. 101.
10
Cfr. «Direttorio
per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato»,
MADRE MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE, Ed. F.
Bourliè, Roma 1814, pg. 58.
11
«Informatio»,
op. cit.
, pg. 143.
12
Ibidem,
pg. 143.
13
Cfr.
«Informatio»,
op. cit.
, pg. 108.
14
«Informatio»,
op. cit.
, pg. 138.
15
«Informatio»,
op. cit.
, pg. 137.
16
Ibidem,
pg. 140.
17
«Informatio»,
op. cit.
, pg. 109.
18
Cfr.
Mt. 6, 22
19
Cfr.
Mc. 9,23
20
«Informatio»,
op. cit.
, pg. 141.
21
«Esortazione»
di MADRE M. MADDALENA DELL’INCARNAZIONE,
Serie Oro N
2,
Tip. Nazionale Sai, Vigevano 1987, pg. 15.
22
Cfr.
«Direttorio per l’Adorazione Perpetua a
Gesù Sacramentato»,
op. cit.,
pg. 59.
23
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 112.
24
1 Cor. 13, 12
25
Cfr.
Gv. 14, 2
26
Cfr.
«Baldeschi»,
op. cit.,
pg. 38.
27
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 147.
28
Rm.
4, 18
29
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 126.
30
Gen.
15, 5
31
«Aspirazioni
amorose»
della Ven. MADRE M. MADDALENA
DELL’INCARNAZIONE,
Serie Oro n
8,
Tip. Nazionale
Sai, Vigevano 1998, pg. 36.
32
1 Cor.
13, 13
33
Cfr.
«Esortazione»,
op. cit.,
pg. 15.
34
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 150.
35
Lc.
12, 49
36
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 149.
37
«Baldeschi»,
op. cit.,
pg. 25-26.
38
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 112.
39
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 152.
40
Cfr.
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 150-151.
41
Cfr.
Ct. 8, 6-7
42
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 150.
43
Cfr.
“Informatio”,
op. cit.,
pg. 151
44
Ibidem,
pg. 155.
45
Gv.
13, 34
46
«Direttorio
per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato»,
op. cit. , pag. 51-52.
47
Cfr.
Sap. 8, 7
48
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 157-158.
49
Ibidem,
pg. 158.
50
Cfr.
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 158.
51
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 160.
52
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 162.
53
Cfr.
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 162.
54
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 162.
55
Sal.
85, 11
56
Mt.
5, 6
57
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 163.
58
Cfr.
“Informatio»,
op. cit.,
pg. 164.
59
Cfr.
“Informatio”,
op. cit.,
pg. 164
60
Cfr.
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 165.
61
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 166.
62
Cfr.
«Informatio»,
op. cit.,
pg. 167.
63
«Esortazione»,
op. cit.,
pg. 15-16.
64
Documenti del Concilio Vaticano II,
Costituzione «Lumen
Gentium»
N39.
65
«Lumen
Gentium»
N40.
66
«Esortazione»,
op. cit.,
pg. 15.
67
«Ritiro»
1814, pg. 15, Ed. F. Bourliè, Roma.