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S. Giuseppe
Sposo della B.V. Maria
nella vita di
Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione
Fondatrice dell’Ordine
delle Adoratrici Perpetue del SS.mo
Sacramento
14
«Chiamato ad essere Custode del Redentore,
“Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo
del Signore e prese con sé la sua Sposa”
(Mt.1, 24).
«I Padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno
sottolineato
che S. Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e
si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo,
così custodisce e protegge il suo Mistico Corpo, la
Chiesa,
di cui la Vergine Santa è figura e modello».
(Redemptoris Custos,
1)
S
Giuseppe.PDF
©
Federazione delle Adoratrici Perpetue
del SS.mo Sacramento
Anno dell’Eucaristia 2004-2005
BREVI CENNI STORICI
Lo studio della storia della dottrina e del
culto mostra numerose analogie concernenti Giuseppe e Maria,
accomunati in una vicenda assai simile nonostante le
comprensibili differenze.
Le riflessioni su Maria e su Giuseppe
procedono su uno stesso cammino di progressiva
individuazione e autonomia fino a produrre un trattato
teologico separato.Dalla Scrittura, dove essi sono inseriti
nel discorso cristologico, si passa già nel II sec, al
Protovangelo di Giacomo, centrato su Maria, e nel IV sec.
allaStoria di Giuseppe falegname. Questo apocrifo egiziano
narra la vita del santo fissandone la morte al 20 giugno.
Nel periodo patristico, mentre sono numerose la omelie
incentrate su Maria, poco o nulla si menziona Giuseppe. In
oriente il suo nome si incontra dapprima presso alcuni
calendari copti del sec. VIII-IX, segnato al 20 luglio, e
qualche tempo dopo nel menologio di Basilio il giovane (sec.
X), associato al nome dei Magi e messo al 25 dicembre. Che
intor4 no a questa data, 25 o 26 dicembre, si celebrasse una
festa in onore di S. Giuseppe, del Re David e di S. Giacomo
frater Domini,
presso alcune chiese bizantine o almeno una
commemorazione liturgica, risulta dagli inni acrostici
composti dall’innografo Giuseppe di Siracusa detto il
Melode, che fiorì a Bisanzio nel IXsec., eretto scevofilace
della Chiesagreca dal patriarca S. Ignazio, e venerato lui
pure come santo.
In occidente S. Giuseppe è bensì oggetto
delle lodi ammirate dei Ss. Padri, la sua figura domina
negli apocrifi più vetusti, ma non risulta che abbia goduto
di un culto liturgico propriamente detto; il suo nome entra
nei libri rituali appena nel sec. VIII. Lo incontriamo in un
martirologio di quell’epoca, segnato al 19 marzo, col titolo
Joseph sponsus Mariae.
Il manoscritto non è di origine irlandese, come qualcuno ha
asserito, ma proviene da una chiesa sconosciuta della
Francia settentrionale o del Belgio, dove la devozione al S.
Patriarca era stata portata dall’oriente. Colà infatti, si
incontrano i primi accenni di un culto pubblico, locale
però, che si aveva intorno al sec. VII a Nazareth, dove
Giuseppe passò la sua vita. Sappiamo che vi era stata eretta
una basilica chiamata «Casa
o Bottega di S. Giuseppe».
Ne parla nel 670 il prete Arnulfo, pellegrino francese, che
la vide e la descrisse. Nel sec. XII i crociati, avendola
trovata in rovina, la riedificarono sulle stesse basi
dell’antica, della quale resta ancora qualche frammento di
mosaico. Le fondamenta della chiesa antica sono state
rintracciate attorno al 1910. Dall’oriente, forse, il culto
al S. Patriarca fu portato a Bologna. Nel 1129, vi esisteva
a lui dedicata il che farebbe supporre una festa locale
corrispondente; il Vezzosi riporta una formula italiana
usata a Roma nel Sabato santo, che ne contiene
l’invocazione. Nel sec. seguente troviamo il primo ufficio
proprio del Santo con notazione in un manoscritto di
Bruxelles, il quale riporta pure una lettera, indirizzata ad
un cantore di Liegi, dove si dice che
la solennità di S. Giuseppe, padre putativo del Salvatore, è
celebrata al 19 marzo
dai suoi devoti. Alla fine di questo medesimo secolo, si
incontra un centro importante del culto di S. Giuseppe a S.
Lorenzo di Joinville, dove fino dal 1254 era stata posta in
venerazione la reliquia della
Cintura
di S. Giuseppe. Un ulteriore e più largo
sviluppo del suo culto, sia pubblico che privato, venne
dalla propaganda indefessa dei Francescani, fra cui Ubertino
da Casale († 1325), S. Bernardino da Siena, il B. Bernardino
da Feltre e quella specialmente del famoso cancelliere
Gersone († 1429).
Anche i Carmelitani se ne fecero forti
sostenitori, e nel 1480 il loro breviario ne ammise un
Ufficio proprio, il primo in stampa poi abrogato da Pio V.
Sisto IV (1471-1484) finalmente ne approvò la festa come
festum Simplex,
fissandola al 19 di marzo. Per quale motivo fin dal sec.
VIII sia stata scelta questa data non sappiamo dire. Se essa
fosse molto più antica, si potrebbe trovare un riscontro
curioso con la festa della dea Minerva, che si celebrava a
Roma, il 19 marzo, ed era la festa di tutti gli
artefices,
una specie di grande festa operaia, come quella del I
maggio. San Giuseppe era stato
faber,
operaio nel vero senso della parola.
Gregorio XV (1621), in seguito alle istanze
di alcuni re e principi devoti del Santo, la dichiarò fetsa
di precetto; Clemente X (1670) la innalzò a doppio di
seconda classe.
L’Ufficio proprio attualmente in uso venne
concesso da Clemente X (1714); i tre inni
Te Jospeh celebrent – Coelitum Joseph - Iste quem coeli
furono composti dal carmelitano spagnolo Juan
Escalar (1624-1700).
Una festa del patrocinio di San Giuseppe
venne primariamente accordata nel 1680 ai Carmelitani di
Francia e d’Italia. Nel 1809 fu introdotta nel calendario
del clero romano e nel 1847 estesa da Pio IX a tutta la
Chiesa, fissandone la data alla terza domenica dopo Pasqua,
riportata da Pio X al mercoledì successivo.1
In tempi difficili per la Chiesa Pio IX,
volendo affidarla alla speciale protezione del santo
patriarca Giuseppe, lo dichiarò «Patrono
della Chiesa cattolica»
(S. Rituum Congreg., «Quemadmodum
Deus»,
die 8 dec. 1870: «Pii IX P. M. Acta», pars I, vol. V, 283).
Il Pontefice sapeva di non compiere un gesto peregrino,
perché a motivo dell’eccelsa dignità concessa da Dio a
questo suo fedelissimo servo, «la
Chiesa, dopo la Vergine Santa, sposa di lui, ebbe sempre in
grande onore e ricolmò di lodi il beato Giuseppe, e di
preferenza a lui ricorse nelle angustie»
(S. Rituum Congreg., «Quemadmodum
Deus»,
die 8 dec. 1870: «Pii
IX P. M. Acta»,
pars I, vol. V, 282s).2
Pio XII nel 1955 trasferì la festa del Santo
al 1° maggio, mutandone il titolo in «San
Giuseppe operaio».
Con questa celebrazione la Chiesa ha intesi sanzionare la
festa del lavoro non certo nelle sue origini rivoluzionarie
e neppure nello spirito marxista di lotta di classe; ma
nella rivalutazione morale e cristiana del lavoro, comune a
tutti gli uomini, come dovere e come espiazione, di cui S.
Giuseppe ha dato altissimo esempio.
Il titolo di PATRONO
DELLA CHIESA UNIVERSALE
gli venne solennemente conferito da Pio IX
l’8 dicembre 1870. Il Pontefice Giovanni XXIII, infine,
nella prima sessione del Concilio Vaticano II (1964) ne
inserì il nome nel
Communicantes
del Canone, subito dopo quello di Maria Santissima. Anche
Paolo VI nei suoi insegnamentilo additò «quale
protettore che la Chiesa invoca per un profondo e
attualissimo desiderio di rinverdire la sua secolare
esistenza di veraci virtù evangeliche, quali in San Giuseppe
rifulgono»
( «Insegnamenti
di Paolo VI»,
VII [1969] 1268).
Giovanni Paolo II il 5 agosto del 1989 in
occasione del centenario della pubblicazione dell’epistola
enciclica «Quamquam
Pluries»
di papa Leone XIII (die 15 aug. 1889: «Leonis
XIII P. M. Acta»,
IX [1890] 175- 182) dedicò al santo una bella Esortazione
Apostolica dal titolo
Redemptoris Custos.
Nella quale il pontefice ponendosi «nel
solco della plurisecolare venerazione per san Giuseppe»
ha desiderato offrire alcune riflessioni su colui al quale
Dio
«affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi».4
SAN GIUSEPPE NELLA VITA DI MADRE MARIA
MADDALENA
Dai
cenni storici circa il culto a San Giuseppe qui riportati,
deduciamo come la devozione popolare abbia sempre guardato a
S. Giuseppe soprattutto come patrono e protettore,
nonostante il titolo gli venga conferito solamente nel 1870.
Francescani e Carmelitani sono tra i religiosi che con
maggior zelo hanno propagato il culto al Santo.
Entrambe le tradizioni religiose sono venute
a contatto con Madre Maria Maddalena.
La prima per l’origine francescana della
stessa e la seconda per i padri che si avvicendavano al
confessionale del Monastero di Roma citati dal
Summarium:
p. Ippolito, p. Luigi, p. Ignazio teresiani. Già durante la
fanciullezza a Porto Santo Stefano la Madre poté conoscere e
coltivare la devozione al Santo poiché, San Paolo della
Croce, secondo la testimonianza di uno dei suoi primi
compagni, fr. Giuseppe di Santa Maria, promuoveva in tutti
la devozione a San Giuseppe inculcandone l’imitazione delle
virtù e - precisa il frate - «mi ricordo d’aver inteso,
mentre ce la raccomandava in pubblico refettorio, con aver
usato le seguenti parole di S. Brigida:
Joseph nullum verbum non bonum aut otiosum protulit, sed
mortuus mundo et carni, nonnini coelestia cupiebat»
(Riv I. VI, c. 59)5
PREGHIERE E OSSEQUI A SAN GIUSEPPE E AI
SANTI
Il culto dei santi in generale era caro a
Madre Maria Maddalena e volentieri ricorreva al loro aiuto.
Lo sappiamo anzitutto da sr Maria Concetta la
quale afferma: «Devotissima
fu del Patriarca San Giuseppe, per cui sebbene fosse
alienissima di gravare noi sue figlie di orazione,
nulladimeno in ogni mattina in comune si recitavano i sette
dolori ed allegrezze di questo Santo».
(§ 489 pag. 246)
Sr. Maria Metilde, per quanto conobbe poco la
Madre e non le fu molto devota, attesta: «Ho
rilevato, che la Serva di Dio era divota generalmente di
tutti i Santi, specialmente di quelli che aveva scelti a
protettori, cioè San Giuseppe Sposo di Maria Vergine, San
Francesco d’Assisi, S. Veronica Giuliani, ed altri Santi,
non meno che all’angelo suo Custode, ed altri Arcangeli, che
ossequiava nella ricorrenza delle loro Feste, o con qualche
triduo, o con qualche novena».
(Positio
§ 422 pag. 205) Una testimonianza confermata
da Isabella Baldeschi: «Fu
devota di S. Giuseppe, di S. Maria Maddalena, e di S.
Francesco (ai quali facevaci recitare particolari orazioni
la sera prima di andare a letto, e davaci la benedizione del
Patriarca S. Francesco)».
(Positio
§ 123 pag. 62)
La nipote della Fondatrice, sr. Maria
Cherubina afferma inoltre che Madre Maria Maddalena
praticava straordinarie discipline «nel
tempo della Quaresima, dell’Avvento, nelle novene della Ss.
Annunziata, della Concezione di Maria SS.ma ed in quella di
San Giuseppe».
(Positio
§ 806 pag.393)
Tuttavia ella, come ci assicura sr. Maria
Raffaella che seguì la Madre da Firenze, onorava i santi, e
San Giuseppe in particolare, anche con grandi feste: «Debbo
dire che la Serva di Dio era specialmente divota di S. Maria
Maddalena di cui faceva gran festa; faceva anche una gran
festa il giorno di S. Giuseppe Protettore dell’Istituto. So
che aveva un reliquiario, lo mostrava anche a noi, e lo
teneva in venerazione».
(Positio
§ 693 pag. 343)
SAN GIUSEPPE GUIDA E MAESTRO NELL’ADORAZIONE
A GESÙ SACRAMENTATO
Madre Maria Maddalena guardava a San Giuseppe
non solo come patrono, ma soprattutto come guida e maestro
nell’adorazione a Gesù Sacramentato. Così nel
Direttorio
del 1814: «con
particolare e tenero affetto del vostro cuore celebrar
dovete fra tutte le feste quella del gloriosissimo Patriarca
San Giuseppe, Sposo purissimo di Maria Vergine, come guida e
maestro della vostra perpetua adorazione a Gesù Sacramentato».
(Dir.
1814 pag. 10)
E nelle
Costituzioni
del 1818: «E
perché si diriga da tutte questo atto
(d’adorazione)
di profondo rispetto e di continua venerazione a Gesù
Sacramentato, con quel gradimento, onore e gloria che
richiede l’adempimento della sovrana, divina sua volontà, si
terrà per guida e maestro di questa ininterrotta adorazione
il gloriosissimo Patriarca S. Giuseppe, Padre putativo di
ns. adorabile Salvatore Gesù Cristo e sposo purissimo della
sempre Immacolata Vergine Maria. A Lui pertanto ognuna delle
religiose Adoratrici ricorrerà in piena fiducia nel
fortunato momento in cui adorerà questo Re della gloria
nell’augustissimo Sagramento dell’Altare, né avrà a temer
della particolare sua assistenza, poiché Egli come guida e
maestro della loro perpetua adorazione al SS. Sagramento, si
farà sempre presso il Divin Trono del potentissimo avvocato
che presenterà di tutte le umili adorazioni e le ferventi
suppliche che faranno davanti a Lui a pro di loro stesse e
di tutta la S. Chiesa e per la vera e stabile conversione di
tutti quelli che vivono fuori di essa nella cecità e
nell’errore, per ottenerne un favorevole rescritto di
grazie. Si avrà perciò molta devozione a sì gran Santo, la
cui festa si solennizzerà col maggior impegno, col fare
ancora il di lui mese, ossia il mese di marzo, in suo onore,
perché mediante il di lui efficace patrocinio, riuscendo vi
è più gradita al dolcissimo Divin Cuore la loro perpetua
adorazione, ne portino qui in terra tutto il merito e la
bramata remunerazione nel S. Paradiso
».
(Cost.
1818, cap.XII 2-3-4)
SAN GIUSEPPE PATRONO DELLA BUONA MORTE
Della devozione a San Giuseppe come «patrono
della buona morte» troviamo traccia nella certezza,
confermata da una visione, che aveva la Madre di essere
accompagnata da lui e dall’intera S. Famiglia nel momento
del suo ingresso in Cielo.
Sr. Maria Cherubina narra che una mattina
mentre Madre Maria Maddalena era costretta in camera per la
cattiva salute, il Confessore venne a portarle la S.
Comunione.
La Madre restò estatica per quindici o venti
minuti e alle successive domande del Confessore rispose: «prima
che lei entrasse nella camera con la pisside io vidi entrare
Gesù, Giuseppe e Maria, ed oh! Come erano belli!»
e aggiunse che mentre «le
comparvero, la invitavano ad essere fra pochi giorni da loro
in Paradiso
». La Madre «nel
riferire queste cose si mostrava oltremodo contenta, nel
sentire, che si avvicinava il giorno di sua morte».
(Positio
§ 824 pag. 401)
SAN GIUSEPPE NELLE ATTUALI COSTITUZIONI E
NELLE NOSTRE PREGHIERE
Le nostre attuali
Costituzioni
in tratti brevi ed efficaci, sintetizzano mirabilmente
quello che la Madre Fondatrice ha voluto dirci additando San
Giuseppe come nostro patrono: «San
Giuseppe, dopo Maria, è il primo e più perfetto Adoratore
del Verbo Incarnato ed il servo suo più devotissimo. Per
questo le Adoratrici si affidino a Lui nel tempo
dell’adorazione come guida e maestro. La sua santità fu
attuata nel nascondimento e nel silenzio di Nazareth e
alimentata da una viva fede e da un totale abbandono
». (Cost.
art 64)
Un’analoga sintesi è racchiusa in una delle
nostre preghiere al santo Patriarca: «Glorioso
Patriarca S. Giuseppe che hai saputo accogliere il piano di
Dio su di te, proteggi la Chiesa, custodisci il nostro
Ordine, sii sempre guida e Maestro nell’Adorazione a Gesù
presente nell’Eucaristia. Volgi il tuo vigile sguardo sopra
ogni uomo, perché dopo la vita terrena, raggiunga la dimora
del cielo preparata dall’amore del Padre».
(Preghiere
p. 83)
Quest’ultima preghiera, in particolare mette
in luce un ultimo aspetto di san Giuseppe, quello di
protettore ad un tempo della Chiesa e di ogni uomo.
DALL’ENCICLICA
REDEMPTORIS CUSTOS
DI GIOVANNI PAOLO II
Concludiamo questo
excursus
su San Giuseppe con alcuni accenni alla bella Enciclica di
Giovanni Paolo II sul nostro santo Patrono. In essa vediamo
riconfermate alcune linee presenti nella nostra tradizione
religiosa. Anche se San Giuseppe non viene indicato come «adoratore
del Verbo Incarnato»
è però presentato come modello di una perfetta vita
interiore e di un silenzio colmo della Divina Presenza:
I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che
Giuseppe «fece»; tuttavia, consentono di scoprire nelle sue
«azioni», avvolte dal silenzio, un clima di profonda
contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col
mistero «nascosto da secoli», che «prese dimora» sotto il
tetto di casa sua. Questo spiega, ad esempio, perché santa
Teresa di Gesù, la grande riformatrice del Carmelo
contemplativo, si fece promotrice del rinnovamento del culto
di san Giuseppe nella cristianità occidentale.[RC
25]
Il santo Padre, rifacendosi alle parole di
Paolo VI lo addita inoltre quale esempio di chi realizza
pienamente la vocazione affidatagli da Dio con obbedienza
attiva e creativa:
Il sacrificio totale, che Giuseppe fece di
tutta la sua esistenza alle esigenze della venuta del Messia
nella propria casa, trova la ragione adeguata nella «sua
insondabile vita interiore», dalla quale vengono a lui
ordini e conforti singolarissimi, e derivano a lui la logica
e la forza, propria delle anime semplici e limpide, delle
grandi decisioni, come quella di mettere subito a
disposizione dei disegni divini la sua libertà,
(«Insegnamenti di Paolo VI», VII [1969] 1268). [RC
25]
San Giuseppe aiuta anche quanti vivono, nella
loro vocazione, una tensione tra contemplazione e azione:
L’apparente tensione tra la vita attiva e quella
contemplativa trova in [San Giuseppe] un ideale superamento,
possibile a chi possiede la perfezione della carità.
Seguendo la nota distinzione tra l’amore della verità
(«caritas veritatis») e l’esigenza dell’amore («necessitas
caritatis») (cfr.
S. Thomae, «Summa
Theologiae»,
II-II, q. 182, a. 1, ad 3), possiamo dire che Giuseppe ha
sperimentato sia l’amore della verità, cioè il puro amore di
contemplazione della verità divina che irradiava
dall’umanità di Cristo, sia l’esigenza dell’amore, cioè
l’amore altrettanto puro del servizio, richiesto dalla
tutela e dallo sviluppo di quella stessa umanità.
PATRONO DELLA CHIESA DEL NOSTRO TEMPO PATRONO
DI OGNI UOMO
Che San Giuseppe sia patrono per il nostro
tempo ce lo ricorda Leone XIII nella sua Enciclica
Quamquam Pluries:
«Le
ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere considerato
speciale Patrono della Chiesa, e la Chiesa, a sua volta,
ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di
lui, nascono principalmente dall’essere egli sposo di Maria
e padre putativo di Gesù... Giuseppe fu a suo tempo
legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina
Famiglia... È dunque cosa conveniente e sommamente degna del
beato Giuseppe, che, a quel modo che egli un tempo soleva
tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret,
così ora copra e difenda col suo celeste patrocinio la
Chiesa di Cristo»
(«Quamquam
Pluries»,
die 15 aug. 1889: «Leonis
XIII P. M. Acta»,
IX [1890] 177-179).
E aggiunge Giovanni Paolo II:
Questo patrocinio deve essere invocato ed è
necessario tuttora alla Chiesa non soltanto a difesa contro
gli insorgenti pericoli, ma anche e soprattutto a conforto
del suo rinnovato impegno di evangelizzazione nel mondo e di
rievangelizzazione in quei «paesi e nazioni dove
- come ho scritto nell’esortazione
apostolica “Christifideles
Laici”
- la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai
fiorenti», e che «sono ora messi a dura prova» [29].
Nella Esortazione Apostolica
Redemptoris Custos,
viene poi ricordata la celebre preghiera «A
Te Beato Giuseppe»,
riportata dallo stesso Leone XIII. Con questa preghiera a
noi così nota e così ben illustrata dall’Esortazione papale
chiudiamo la nostra riflessione:
Già cento anni fa Papa Leone XIII esortava il
mondo cattolico a pregare per ottenere la protezione di san
Giuseppe, patrono di tutta la Chiesa. L’epistola enciclica «Quamquam
Pluries»
si richiamava a quell’«amore
paterno»
che Giuseppe «portava
al fanciullo Gesù»,
ed a lui, «provvido
custode della divina Famiglia»,
raccomandava «la
cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue».
Da allora la Chiesa - come ho ricordato all’inizio – implora
la protezione di san Giuseppe «per
quel sacro vincolo di carità che lo strinse all’Immacolata
Vergine Madre di Dio»
e gli raccomanda tutte le sue sollecitudini, anche per le
minacce che incombono sulla famiglia umana.
Ancora oggi abbiamo numerosi motivi per
pregare nello stesso modo: «Allontana
da noi, o padre amatissimo, questa peste di errori e di
vizi..., assistici propizio dal cielo in questa lotta col
potere delle tenebre...; e come un tempo scampasti dalla
morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi
la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni
avversità
» (cfr. «Oratio
ad Sanctum Iosephum»,
quae proxime sequitur textum ipsius Epist. Enc. «Quamquam
Pluries»
die 15 aug. 1889: «Leone
XIII P. M. Acta»,
IX [1890] 183). Ancora oggi abbiamo perduranti motivi per
raccomandare a san Giuseppe ogni uomo.
********************************
1
Cfr.
Mario Righetti,
Storia liturgica
- vol. II /Ancora 1969
2
Esortazione Apostolica
Redemptoris Custos,
Giovanni Paolo II, 15 Agosto 1989
3
Cfr.
Mario Righetti,
Storia liturgica
- vol. II /Ancora 1969
4
Cfr.
Esortazione Apostolica
Redemptoris Custos,
Giovanni Paolo II, 15 Agosto 1989
5
Cfr.
Florilegio Spirituale
di San Paolo della Croce, Montalto Marche
1913
FINITO
DI STAMPARE I L 26 GIUGNO
2005
-
GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE
DEL
DECRETO
D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE
A I
MONASTERI
SPAGNOLI
(1985) -
COI T I
P I DELLA TIPOLITOGRAFIA
NAZIONALE SAI DI
VIGEVANO
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